Le parole che conosciamo determinano quello che vediamo? L'Ipotesi di Sapir-Whorf
Pubblicato da Giulietta Capacchione alle 18:37 in Psicologia cognitiva
Il fatto che io e voi parliamo in italiano incide su come percepiamo la realtà? Chi parla una lingua molto differente, tipo una amerindiana, vede il mondo in maniera diversa? E di conseguenza pensa diversamente?
E' questo il cuore concettuale dell' ipotesi di Sapir-Whorf che uno studio appena pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences ha provato a dimostrare con riguardo alla percezione del colore.
In tarahumara, un linguaggio indigeno del Messico, vengono indicati con un unico termine quelli che per noi sono il "blu" e il "verde". Già nel 1984 Paul Kay aveva dimostrato che coloro che parlavano inglese percepivano il verde e il blu come molto più "distinti" fra loro di quanto facessero coloro che parlavano tarahumara, come se la distinzione linguistica blu/verde rendesse più "vivida" la differenza percettiva.
La ricerca di questi giorni è molto simile, ma i risultati sono una novità assoluta.
Si è partiti da una considerazione precisa: se è vero che il linguaggio incide sulla percezione del mondo c'è da aspettarsi che gli effetti di questa influenza saranno maggiori per ciò che appare nel campo visivo destro perchè è processato dall'emisfero cerebrale sinistro in cui hanno sede i centri del linguaggio.
In un primo esperimento 13 partecipanti hanno dovuto distinguere fra 4 diverse tonalità di colore. In termini di lunghezza d'onda le tonalità differivano l'una dall'altra in misura proporzionale ed incrementale, ma due di esse erano ciò che chiamiamo "verde", mentre le altre erano "blu" (vedi figura in alto)
In accordo con l'ipotesi di Sapir-Whorf i soggetti erano in grado di distinguere fra "verde" e "blu" più velocemente di quanto facessero fra due "verdi" e due "blu", ma questo vantaggio nel tempo di reazione si verificava soltanto quando i colori apparivano nel lato destro dello spazio, confermando così l'ipotesi di ricerca.
Un secondo esperimento ha dimostrato che questo vantaggio del lato destro scompariva se i partecipanti venivano distratti con un compito verbale simultaneo, mentre restava intatto se venivano distratti da un compito simultaneo di tipo visuospaziale.
La sussistenza di questa interferenza da parte di un compito di tipo linguistico conferma ulteriormente l'ipotesi che il vantaggio discriminatorio è il frutto di un contributo della categorizzazione linguistica blu/verde.
Per ironia della sorte, dopo anni di dibattito acceso sulla validità dell'ipotesi Sapir-Whorf, sembra che la nostra rappresentazione visiva del mondo sia allo stesso tempo (!) filtrata e non filtrata dalle categorie del linguaggio. Dipende se guardi a destra o a sinistra.
Gilbert, A.L., Regier, T., Kay, P. & Ivry, R.B. (2006). Whorf hypothesis is supported in the right visual field but not the left Proceedings of the National Academy of Sciences, USA, 103, 489-494.







1. Marco Cavicchioli, Martedì 31 Gennaio 2006 ore 20:44
impressionante. c'è bisogno di ulteriori conferme, oppure lo possiamo prendere da subito per buono? perchè è una cosa davvero strana e "rivoluzionaria"...
PS: non è possibile invece che sia l'inverso? ovvero che alcune differenze biologiche nella percezione delle immagini possano influire sulle modalità di acquisizione di un linguaggio, manifestandosi quindi poi in esso in un secondo momento, ovvero quando questo linguaggio "differente" viene usato?
2. sgrufoletta, Mercoledì 1 Febbraio 2006 ore 13:14
Qualche giorno fa un amico mi ha detto che conosceva una persona che cambiava a seconda la lingua che parlava. In italiano era antipatico, in inglese diventava simpatico. Mi hai fatto pensare a sta cosa leggendoti.
3. Giulietta, Mercoledì 1 Febbraio 2006 ore 14:29
@Marco c'è sempre bisogno di ulteriori conferme, i risultati dovranno essere replicati in tutto il mondo, con soggetti appartenenti a tutte le lingue, da scienziati differenti! E' così che una conoscenza diventa "condivisa". :)
Però qualcuno deve dare il "la" e questo studio è un bellissimo "la".
Quanto alla tua interessante obiezione mi viene da pensare...perchè un indigeno del Messico dovrebbe percepire "biologicamente" i colori in maniera diversa da un individuo che vive a 100km di distanza?
@Sgrufoletta è interessantissimo quello che dici! Sapresti dirmi qual'è la lingua madre di questa persona?
4. Marco Cavicchioli, Mercoledì 1 Febbraio 2006 ore 14:58
se le cose stanno così in effetti non sono plausibili profonde differenze biologiche tra persone che vivono a soli 100 Km. di distanza. quindi scarterei la mia obiezione.
5. boris, Giovedì 11 Ottobre 2007 ore 23:27
Io mi oppogo femamente ad un lignuaggio che sta prima di noi, il linguaggio è un insieme di simboli che NOI USIAMO, il linguaggio se esiete esiste per NOI e in NOI...l'ipotesi Sapir-Whorf è infondata o questa concezione di cui si parla è più comunemente un errore di formulazione di una bellissima tesi:
Esistono all'interno di gruppi differenze culturali che si riflettono nel linguaggio, i nativi di questo gruppo apprenderanno per buono un dato linguaggio e con questo una particolare visione del mondo (in modo poco scientifico: è il caso degli eschimesi che a furia di vivere sul ghiaccio hanno 32 modi di dire bianco)..Detto ciò l'ipotesi Sapir-W per quanto vera non sottolinea una lingua che modifica la visone del mondo, ma viceversa l'origine convenzionale e antropologica della lingua che si riflette nel vocabolario della stessa e non crea differenti classificazioni del mondo, se non quelle della società a cui apparteniamo, in definitiva riguarda tutto e molto l'uomo, l'antropologia e la vita sociale, molto, molto poco il linguaggio, se non che questo non sia altro che una convenzione da NOI stipulata, noi in quanto uomini esistenti e non un linguaggio a priori..
Boris
6. Giulietta, Venerdì 12 Ottobre 2007 ore 10:37
Ciao Boris sinceramente faccio fatica a capire il razionale della tua obiezione. L'esperimento dimostra che avere nel proprio repertorio due parole distinte aiuta a percepire meglio la distinzione fra due percetti contigui, perchè il linguaggio sembra avere un ruolo di primo piano anche nella percezione di base, probabilmente per il suo contributo alla categorizzazione e all'attribuzione semantica.
Non viene detto da nessuna parte che il linguaggio pre-esiste, nè che non sia il frutto dell'apprendimento convenzionale di una lingua nativa. Si dice solo che, se storicamente il mio linguaggio prevede due termini per indicare due colori distinti io sarò più in grado di differenziarli a livello percettivo.
Sono poco importanti in questo contesto i motivi contingenti per cui quel determinato popolo ha convenzionalmente introdotto due parole diverse nel suo repertorio.
In altre parole qui non interessa come e perchè gli eschimesi abbiano inventato 32 parole per dire bianco, quanto il fatto che oggi siano effettivamente in grado di distinguere 32 percetti di bianco che per un italiano sono lo stesso identico colore.
7. Boris, Venerdì 12 Ottobre 2007 ore 17:14
Il fatto che io e voi parliamo in italiano incide su come percepiamo la realtà? Chi parla una lingua molto differente, tipo una amerindiana, vede il mondo in maniera diversa? E di conseguenza pensa diversamente?
Il razionale della mia obiezione: l'ipotesi sapir-whorf è spesso letta, e le tue parole lo dimostrano, come una teoria che sancisce una differente visione del mondo a partire dal linguaggio, quello che io credo, anche se ammetto che dovrei conoscere molto più a fondo ogni parte di questa teoria, è che da tempo si generi un testa-coda del risultato di tale ricerca.
Il fatto che due persone di origine diversa percepiscano due modi diversi di guardare al mondo è dovuto a motivazioni di tipo culturale, sociale e antropologico, con antropologico non indico un elemento che accomuni l'intera specie umana, ma una differente accezione dello specifico umano in differenti comunità, con maggiore chiarezza: la differenza tra un italiano è un amerindio è già nell'italiano e nell'amerndio che avendo visioni del mondo diverso originano un linguaggio differente, in virtù di ciò è il linguaggio che registra una particolare visione del mondo a partire dai suoi parlanti e non i parlanti che acquisiscono una visione di esso dal linguaggio; poichè estremizzando questa teoria equivarebbe a dire che se un domani mi svegliassi privo della parola gioia io non potrei più provarla, ma ciò mi appare come una cosa molto improbabile, quello che accadrebbe è che io non riuscirei a dare una descrizione compiuta di un particolare stato d'animo, ma perchè dovrei smettere di provarlo?
Tornando ai colori è difficile chiedere a parlanti di una lingua che non sia in possesso all'interno del vocabolario differenze tra verde-blu di discernere tra tali colori, ma ciò non toglie che i parlanti non possano disinguere significative differenze.
L'idioletto è riflesso della mia persona, non posso essere io il riflesso del mio idioletto, altrimenti equivarrebbe a sostenere una tesi del tipo: io sono parlato dalla lingua, mentre sono io che parlo una lingua, per alcuni versi la fondo, un bravo enologo saprà parlarmi in modo differente di vini diversi ma io pur non riuscendo ad esprimermi saprà godere ugualmente delle differenze tra i vari vini.
Boris
8. Giulietta, Venerdì 12 Ottobre 2007 ore 22:41
Caro Boris, quella di Sapir Whorf è una ipotesi e si può essere non concordi. Diverso è dire che l'ipotesi non consiste nel ritenere il linguaggio come determinante del pensiero. Gli elementi dell'ipotesi sono proprio il determinismo linguistico e la relatività linguistica, anche se esistono interpretazioni più "strette" e interpretazioni più "lasche". Ad ogni modo il blog non è il luogo adatto per disquisizioni teoriche. Qui ci limitiamo a suscitare interesse per i vari argomenti. L'approfondimento è demandato ai link e in definitiva ai libri.
Ciao
9. boris, Sabato 13 Ottobre 2007 ore 12:47
Ora io non capisco se la mia interpretazione è pernennemente errata o se lo scudo difensivo è un tentare di non comprendermi e rimandarmi altrove. Comunque se il blog può suscitare interesse è compito dello stesso blog sucitare un corretto interesse, per questo motivo mi espongo in maniera definitiva, prolissa ma opinabile.
L'ipotesi Sapir-Whorf è frutto di due menti distinte alievi di Boas, antropologo americano del primo novecento, qui la parola ANTROPOLOGO necessita una messa in evidenza, tali alievi, appunto Sapir e Whorf lavorarono distintamente su studi sociali, psicologici e in ultimo antropologici sull'uomo, la parola DISTINTAMENTE necessita ulteriore evidenza poichè si ritiene che l'ipotesi che li accomuna sia in realtà frutto di lavori separati e solo successivamente, riuniti (non è cosa da poco mi permetterei di aggiungere).
Ma ciò che mi preme sottolineare non è tanto la validità o meno dell'ipotesi, ma l'interpretazione che se ne dà, interpretazione figlia di una cultura novecentesca che crea teorie su teorie scindendole dalla loro base pratica. La scorreta interpretazione di tale ipotesi porta a 2 comportamenti antiteci e al tempo stesso, questo è davvero splendido, errati, poichè:
1 si santifica la lingua, dandole entità ontologica, indipendente dall'uomo, o meglio subordinando l'uomo alla sua lingua
2 si condanna la lingua come fonte di ogni possibile incomprensione; non ultimo il problema della tarducibilità, che si identifica corretamente o meno nella lingua e non nella cultura UMANA, come se l'ostacolo fosse NELLA lingua e non nella persona che la interpreta.
Le notti che passo riflettendo su questo problema poteva essere potenzialmente infinite, ma è grazie ad un suo spunto che ho avuto un lampo di illuminazione. Lei accosta l'italiano all'amerindio e parla di problemi linguistici che scaturirebbero una diversa versione del mondo, ma ancor più geniale fornisce i colori a supporto della tesi e così mi accorgo che mi stavo proprio perdendo in un bicchier d'acqua anzi, in un bicchiere di mare se mi si passa il termine: siamo, noi italiani, tutti a conoscenza del blu oltre mare, con difficoltà o meno riusciamo a percepirlo in una scala cromatica di differenti gradazioni di blu, un benedetto amerindio portrebbe davvero non percepire questo colore? O più semplicemnete non troverebbe la parola per esprimerlo? Interrogativi secondari poichè ciò che mi preme è L'OLTRE MARE, perchè per noi è di così facile distinzione? Perchè mercanti veneziani che avevano rapporti con l'oriente importarono tale colore e diedero ad esso il nome blu oltre mare, purtropppo nessun amerindio si spinse sino in oriente a fare lo stesso e per tale motivo di origine semplicemnte storica, e con storia non mi rivolgo a nulla di distinto da azioni passate fatte dall'uomo, manca nella cultura amerindia la nozione del blu oltre mare, non so con quale sicurezza poi si possa affermare che in base a ciò nessun amerindio pottrebbe percepire tale colore e mi limito a non farlo.
In conlusione, diverse categorizzazioni del mondo e nel caso specifico dei colori, hanno la loro davvero la loro origine nella lingua? O non sono piuttosto la lingua, i nomi dei colori, le scarpe, le acconciature da donna... ad avere origine dalla nostra visione del mondo? Inutile dire che io mi identifico nella seconda ipotesi.
Boris
10. boris, Sabato 13 Ottobre 2007 ore 12:58
ma poi è così evidente, un bilingue potrebbe mai avere percezioni differenti delle scale cromatiche a seconda della lingua in cui parla o a seconda della lingua in cui gli chiediamo di rispondere ad un sondaggio psicologico sui colori? La persona rimane la stessa, cambia solo il linguaggio che è convenzione ed arbitrio, nulla di esietnte in sé indipendente da noi
11. Giulietta, Sabato 13 Ottobre 2007 ore 19:03
Boris, l'amerindio Pedro potrebbe non percepire il blu oltremare come DISTINTO da un altro blu cromaticamente attiguo.
Ora mettiamo che il motivo sia che gli amerindi non si sono mai spinti nella loro storia in Oriente e quindi non hanno una parola per indicare il blu oltremare. (Ipotesi Boris).
Questo non smuove il problema di una virgola. Il fatto è che oggi l'amerindio Pedro, non avendo nel suo repertorio una parola che identifica il blu oltremare non lo distingue da un altro blu. Questo significa che, per tutti i motivi antropologici e storici che paiono a te, messi di fronte ai due colori, con occhi biologicamente identici e perfetta visione, Pedro e Vincenzino vedono due cose diverse.
Questa è l'ipotesi. Non sei d'accordo? Pazienza.
Però cerca di essere meno presuntuoso: se fosse "così evidente" come dici tu, non ci si starebbero impiccando da decenni le migliori menti fra filosofi, linguisti, psicologi e neuroscienziati in tutto il mondo.
E lascia che sia io a decidere cosa "è compito" di questo blog. :)
Ah, giusto per completezza. A mio avviso è del tutto plausibile che un bilingue possa avere percezioni differenti delle scale cromatiche a seconda della lingua in cui parla.
Le ultime ricerche sul bilinguismo parlano di una vera e propria commutazione da una lingua all'altra e una riorganizzazione della mente del parlante anche con riferimento a elementi complessi come la personalità.
Un bilingue potrebbe in teoria percepire i colori in maniera diversa se, con un test di Wada, gli fosse inibito l'uso di una delle lingue che parla.
Sono tutte ipotesi, per carità.
Io la verità in tasca proprio non ce l'ho.
L'ipotesi di Sapir Whorf non è mal interpretata dalla cultura novecentesca (niente di meno!), è semplicemente vaga nella formulazione e quindi passibile di interpretazioni diverse, (ma contigue).
Si santifica il linguaggio? Mah. Mi sembra una pratica per l'Ufficio Complicazioni Affari Semplici.
12. boris, Sabato 13 Ottobre 2007 ore 19:59
Forse è tempo di uscire da un labortaorio, da test del tipo Wanda e confrontarsi con la realtà, un atteggiamneto che chiamerei empirismo. Ora io non ho avuto nella mia vita l'opportunità di delocalizzare temporalmente regioni della calotta cranica di pazienti epilettici, nè addentrarmi in molte dozzine di sondaggi verso persone bilingue, ma sfortuna vuole che la lingua proprio mi interessi tanto e nella naturalità degli eventi dell'uomo, come ad esempio le emigrazioni, si può ossercare un fenomeno comune come il code switching o alternanza di codice, tale fenomeno avviene in circostanze per cui una minoranza linguistica, mettiamo a contatto con la comunità ospite, usa la lingua madre all'interno di frasi per un bisogno sociale che non è nient'altro che identificazione o protezione. Poi non c'è neanche bisogno di andare tanto in là nel mondo dato che l'italia è un dialetto da capo a fondo racconto una simpatica storiella sdrammatizzante e riconciliante...Perdonatemi i toni che possono sembrare forse troppo forti.
Immaginate zio Toni abitante del sud con problemi alla prostata, che fanno di lui una persona comune e nella media, con educazione media, valori medi, soldi medi, amicizie medie, insomma uno di quei tipi idelai per sondaggi di campione, bene immaginatelo al bar con gli amici che festeggia mediamente contento la vittoria della sua squadra in un derbi di paese, in preda all'euforia e in barba ai consigli del dottore decide di brindare e tracanna una dose media di vino che oltre a renderlo un po' più aperto nei toni non lo trasforma psicologicamente in mister Hide, insoma questo santo vino non ha nessuna conseguenza se non un leggero bruciore. Toni si lascia allora andare in un commento:"Cumpà chi mi fa male a minchia" il resto del dialogo ce lo risparmiamo e del resto anche l'esitenza di Toni finchè non varca la porta del dottore per noi non ha importanza, fatto sta che educatamente si rivolge a lui dicendo: "dottore ho un bruciore al pene"
Ora le parole scelte, oltre a delinearmi come un gran maleducato peggiore ubriaocne da bar hanno molta importanza, poichè alla prima Minch** si associa l'articolo femminile LA, mentre alla seconda Pene si associa comunemente IL, è un caso di forte disorientamento per la psicologia del parlante, non fosse alltro che la categoria femminile/maschile viene utilizzata proprio per distinguere l'organo di riporduzione proprio del solo uomo.
La mia conclusione immaginaria è che per quanto Toni passi da Pene a Minch** e malgrado il forte sconvolgimento emotivo, la sua concezione del mondo resti la stessa, nonchè la concezione del suo attributo.
Con l'affetto di sempre Boris
13. Giulietta Capacchione, Sabato 13 Ottobre 2007 ore 20:16
Se posso permettermi Boris, stiamo un'altra volta a 12 come diciamo da queste parti. Il motivo per cui avviene il code switching (protezione, identificazione, puro caso) è irrilevante.
Rilevano semmai le conseguenze del code switching sulla percezione della realtà, sia dentro che fuori dai laboratori...
Povero Toni. Auguri per la sua prostata.
Eppure per i francesi il mare è femmina...e non è ininfluente, secondo me, rispetto a come pensano ad esso, ops, ad essa. :)
14. boris, Sabato 13 Ottobre 2007 ore 20:36
ma è qui che io prorpio non ti capisco, diamoci del tu e usciamo dall'accademia, come puoi dirmi che è irrilevante la motivazione sociale se il code switching si riduce a quello soltanto! Non è sintomo di chissà che ma è scelta, causa che genera effetto, identificazione tra parlanti.
E poi Giulia come può realmente la percezione del mondo avvenire during il componimento of this code switching, and I'm doing un esempio grazie al combaciamento sintattico, poichè if your tesi is real mentre ti scrivo io dovrei continuamente passare da una concezione of this world all'altra, ma io mi sento continuamente me stesso and senza nessuna fatica ti scrivo tranmquillamente in two language.
15. Giulietta, Domenica 14 Ottobre 2007 ore 21:09
Ripeto Boris, non è così semplice. Ma, abbi pazienza, non ho tempo nè intenzione di convincerti del contrario.
Ciao
16. boris, Domenica 14 Ottobre 2007 ore 22:55
Le parole che conosciamo determinano quello che sentiamo?
Essendo io come tutti voi una persona comune ho sensi differenti convogliati e cordinati dal cervello, essendo io un cieco che gaurda il sole di sbieco, una persona ingenua e illuminata dal caso, non mi fermo mai al primo interrogativo e con l'assurdità dei miei 20 anni perseguo la mia ipotesi inconfermata e per la psicologia inconfermabile, ma a difesa della mia sciocca persona che nulla può cotro la forza deterministica di una disciplina che base le sue verità su casi di laboratorio, che può lei soltanto (la psicologia) smetire o confermare, entro dritto e per diritto in un campo neutro. Io non dispongo di nulla e vorrei che anche voi psicologi in questo dibattito non disponiate di nulla, poichè ora mi si dovrà rispondere per forza di cose sulla base di un confronto dialogico che trova la sua forza solo nel dialogo, poichè stanco di inseguirvi per casi 12, esperimenti e verità ineccepibili ho trovato io il caso limite su cui basare questo sconfinato dibattito che vede me, qui , solo e voi in mille per il mondo a sperimentare in laboratori sintetici verità sintetiche. E' la mia una condanna? Sì per molti versi sì, poichè facendovi scudo del vostro stato costringete noi altri ad una visione del mondo sulle basi del vostro sperimenare, poi a voi la grazia di non sentire e a noi la condanna che ho si ascolta ciò che la psicologia dice o non si può controbattere su ciò che la psicologia non vuol sentire, ma io come voi prima d'esser ciò che faccio di professione sono ciò che sono, semplicemente UOMO che cerca le sue verità nella democrazia di un dibattito paritario.
Per mia fortuna l'ipotesi Sapir-Whorf entra in laboratorio come caso sulle gradazioni di colore che possono essere determinate o meno grazie alle conoscenze linguistiche del parlante, o meglio (ma è lo stesso) parlanti diversi discernono differentemente i colori sulla base della loro LINGUA. Sempre per mia fortuna nessuno psicologo ha pensato di dimostrare questa tesi sulle differenze percepibili attraverso l'udito, ora io credo dalla mia terra di ignoranza che per fini psicologici un senso giochi come un altro, poichè entrambi coordinati dal cervello. Le mie basi accademiche mi hanno portato ad accostare il linguaggio alla notazione musicale e da qui la più grande illuminazione che io, in quanto mezzo linguista non ancora laureato, ho potuto avere e purtoppo nessuno psicologo si è preso la briga di controllare. La musica è universale, la notazione musicale no,[il riferimento è: il mondo è universale, le classificazioni linguistiche no] poichè fatta dall'uomo con arbitrio e convenzione (non è un ossimoro, l'arbitrio è usato per determinare le suddivisioni tonali che originano le note, in europa do re mi fa sol la si con bemolle e diesis, mentre la convenzionalità ha origine semplicemente dalla condivisione di tale suddivisione che è appunto convenzione). Per mia fortuna (quanto meno nellla dimostrazione di questa tesi) la globalizzazione ha agito su differenti aspetti della vita di ciascuno e caso vuole che alla radio girino canzoni arabe, orientali, africane e chi più ne ha giustamente le metta, sto sviando? No, è necessario e non perchè sia un volgare arrogante pretenzioso caso 12. Io sono l'esempio che ogni buon Sapir antropologo vorrebbe, sono europeo a confronto con la musica, prendiamo il caso dell'ultima che ho sentito: orientale, sono il suo caso per eccellenza e proprio per questo chiedo a voi comprensione perchè non ho parole per esprimervi ciò che sento, sento note che nella mia cultura, prima che nel mio linguaggio mancano e che quindi non posso nominare, vi posso dire non sono do re mi etc.. poichè la loro suddivisione lungo la scala è differente, gli intervalli sono più ristretti ma io li colgo comunque indipendentemente dalla mia lingua che non contiene nomi per queste note e, dio mi protegga, sono Pedro in questo momento non perchè abbia ubiquità che mi porta in America latina ma perchè sto ascoltando un blu oltre mare che la mia cultura non ha identificato, nominato, ma che non per questo non posso vedere, vedo un blu che non c'è nella gradazione linguistica dei colori amerindi, ma che è un intervallo di scala non presente, non so cos'è e non lo potrei mai comunicare ad uno psicologo poichè lui non saprebbe mai cosa crocettare in un test a risposte chiuse, ma vi assicuro che lo vedo come in questo caso io boris lo sento.
Ora buona grazia vuole che non mi si risponda con casi di chissà chi sul fatto che l'udito di un topo-civetta-siberiano ha dimostrato che mentre la mente è impeganta a sognare vacaze ai tropici l'udito non può fungere da esempio per un test, perchè in questo caso io mi rifiuterei di accettare il test preso in analisi, lo dico in anticipo solo perchè me lo aspetto. Ma mentre mi riempio la bocca di scemenze io vi dico che il buon Sapir da ottimo antropologo non voleva dirvi che due lignue diverse generano visioni del mondo differenti in due culture a confronto, ma che due culture a confronto generano due visioni del mondo differenti e la lingua è solo un esempio che può fungere da dimostrazione, poichè registra due visioni del mondo diverse da parte dei suoi parlanti, poichè sono questi benedetti parlanti a costruire la loro lingua, non la lingua a costruire parlanti e visioni del mondo.
Abbastanza arrogante stronzo ed esplicito per esser capito?
Mi auguro di sì poichè sono una persona priva di limiti, che in psicologia credo che si dica caso di un ventenne che ne ha piene le balle di teorie su teorie su teorie su teorie su teorie su teorie su teorie su teorie, che tradiscono in fine l'origine delle teorie stesse. (ipotesi Sapir-Whorf)
Ora mi si dirà che questo che è solo un buon discorso che non ha validità scientifica, io però mi fermo qui comunque, perchè il mio intento non è raggiungere una sintetica verità scientifica per l'appagante soddisfazione di prossime generazioni di psicolgi che potranno prendere la mia tesi a supporto scindendola dalla realtà che comunico.
17. boris, Domenica 14 Ottobre 2007 ore 23:21
E ripeto Giulia è molto semplice se per un attimo leggi le mie parole e cerchi di dimenticare quello che ti hanno insegnato per obbligo di rispetto verso la PSICOLOGIA come entità ontologica, non esiste in sé, anche tu la crei e cerca se puoi di distaccartene, perchè l'esempio della musica è molto esplicito e anzi proprio tu potresti usarlo per ridare verità pratica a scavatori di cervelli.
18. boris, Domenica 14 Ottobre 2007 ore 23:28
poi boh, ti saluto davvero con un po' di rammarico per non esserci mai capiti, ma di certo mi hai aiutato a riflettere e spero realmente, non per amore della mia tesi che potrei infilarmi nelle orecchie nelle ore buche in cui faccio l'ortopedico, che il confronto con me ti sia servito, forse abbiamo alzato la voce e ce lo siam detti chiaramente, forte e poco rispettoso, forse entrambi necessitavamo di questo, io per arrivare ad esempi sempre più espliciti e comunicativi (credo validi poi dimmmi tu), tu per arrivare dove non so ma credo domani me lo dirai...
Cona affetto Boris Borgato, Bovisio Masciago Milano, se passi di qui una birra è tua d'obbligo, così ti presento a Toni
19. boris, Domenica 14 Ottobre 2007 ore 23:39
Ah e che ti illumini, davvero, perchè ormai mi sono affezzionato davvero a te, Sapir è americano, lavora in America, dove le trovi più culture a confronto? Si parte dalla cultura per amor di un rompipalle non te lo scordare mai...
20. Giulietta, Lunedì 15 Ottobre 2007 ore 10:28
Solo gli stupidi non hanno dubbi. Da grande lo capirai.
21. boris, Lunedì 15 Ottobre 2007 ore 18:58
beh occhio perchè vale anche per te
22. Giulietta, Martedì 16 Ottobre 2007 ore 10:23
Certo che vale anche per me. Ma chi si mostra ridicolmente presuntuoso senza avere nessuna competenza e innamorato della propria teoria sei tu.
23. boris, Martedì 16 Ottobre 2007 ore 11:30
boh quetso discorso per battutiene non lo porto avanti, finchè si trattava di spiegazioni scientifiche o meno e confronti poteva essere interessante, ma a guardar bene tu è un po' che ti limiti a frecciatine senza considerare ciò che ti scrivo, indi parlar da solo per parlar da solo quanto meno preferisco farlo con chi ha un po' più di humor e educazione, perchè caso 12, arroganza, stupidità sono tutte cose che tu rivolgi a me, io a te non ho mai detto nulla, ho sempre parlato di una tesi e di una interpretazione che poteva essere più o meno corretta, ma sulla tua persona evito di esprimermi, poichè non ti conosco, sarà anche questa una magia della psicologia secondo la quale tu pur non conoscendomi e avendo letto queste poche righe che hanno occupato ben 5 giorni della mia vita rispetto a tutta la mia vita, puoi permetterti di dire che sono stupido, arrogante e caso 12, io, da buon antropologo, dico semplicemente che non conosco la tua persona e non azzardo giudizi.
Con la stima che qualsiasi persona umana proverebbe per la controparte in un dibattito (discussione di più persone nella quale le diverse opinioni vengono discusse e vagliate), Boris
24. Giulietta, Martedì 16 Ottobre 2007 ore 13:11
Boris fino al commento 15 ti ho seguito e anche con piacere e ti ho risposto nel merito, benchè vedessi che ne sapevi molto poco di tutta la faccenda e benchè non abbia davvero il tempo per queste discussioni.
Dopo, la presunzione insita nelle tue parole è diventata assurda e, ripeto, un po' ridicola.
Frasi come "ho trovato io il caso limite su cui basare questo sconfinato dibattito che vede me, qui , solo e voi in mille per il mondo a sperimentare in laboratori sintetici verità sintetiche" o "il mio intento non è raggiungere una sintetica verità scientifica per l'appagante soddisfazione di prossime generazioni di psicolgi che potranno prendere la mia tesi a supporto scindendola dalla realtà che comunico" perdonami, ma si commentano da sè.
Per non parlare dell'illuminazione che dovrei aver avuto io dalle tue parole, nientedimeno ora dimenticherò quello che mi hanno insegnato in un decennio di studi sulla mente umana e mi metterò a seguire il Verbo di Boris.
Come faccio a star dietro a un delirio di grandezza di 'sta portata? Abbi pazienza!
Mi dispiace. Io non posso giudicarti come persona perchè non ti conosco, però posso giudicare il modo con cui ti rivolgi a me, e lo giudico non utile sul piano intellettuale ( ma sarebbe il meno) nè gradevole sul piano personale.
25. Hilary Putnam, Martedì 16 Ottobre 2007 ore 20:39
Non dobbiamo rammaricarci di non riuscire a comprendere noi stessi e comprenderci l'un l'altro come il fisico comprende l'oscillatore armonico, se la visione che abbiamo di noi stessi e ciascuno dell'altro non può essere quella di un calcolatore nè quella di Dio, è forse questo un destino così tremendo?
Siamo uomini e donne; e saremo già fortunati se riusciremo a rimanere tali. Cerchiamo di conservare la nostra umanità, assumendo, fra l'atro, un atteggiamento umano verso noi stessi e verso la nostra conoscenza di noi stessi.
26. Boris, Mercoledì 17 Ottobre 2007 ore 22:22
Scusa ho sbagliato tutto,
L'esperimento dimostra che avere nel proprio repertorio due parole distinte aiuta a percepire meglio la distinzione fra due percetti contigui, perchè il linguaggio sembra avere un ruolo di primo piano anche nella percezione di base, probabilmente per il suo contributo alla categorizzazione e all'attribuzione semantica. Anche se l'assenza di tali parole non comporta necessariamente non riuscire a discernere i due colori
Bastava aggiungere questo, è doveroso che mi prenda una responsabilità non indifferente, prima di tutto nei tuoi confronti, poi anche verso la psicologia.
Beh dai è ancora valida la birra, guarda li lato positivo, scusa ancora, Boris
27. Boris, Mercoledì 17 Ottobre 2007 ore 23:06
o nel caso più generale percetti invece che colori, scusa ancora