blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Luce, cervello, arte alla Hayward Gallery

Giulietta Capacchione avatar Sabato 4 Febbraio 2006, 20:13 in Psicologia cognitiva di Giulietta Capacchione

Monument_4In fondo sono soltanto luci al neon, eppure è difficile non provare una certa suggestione osservando le installazioni dell’artista minimalista Dan Flavin presenti dal 19 gennaio al 2 aprile 2006 alla Hayward Gallery di Londra.
Di questa ineffabile suggestione e delle sue probabili cause psicologiche si parlerà l'8 febbraio nel Café Scientifique: "Feeling Illuminate" con il neuroscienziato Mark Lythgoe, chiamato, assieme a un team di scienziati dell’University College e del King’s College di Londra, ad analizzare i lavori di Flavin nel contesto delle conoscenze recenti sul funzionamento del cervello.
Secondo Lythgoe i lavori di Flavin ci affascinano perché utilizzano stimoli primordiali a cui il nostro cervello è programmato per rispondere: linee, luci e colori.
Il "Monument 4 for those who have been killed in ambush 1966" (in alto) ad esempio, irresistibilmente rosso, agirebbe sui nostri istinti di base riportandoci indietro al nostro passato evolutivo quando il rosso indicava la maturità dei frutti, ma era anche usato da molti animali come segnale di imminente pericolo.
UntitledforyouheinerDi fronte all'avvolgente "Untitled (to you, Heiner, with admiration and affection), 1973" (clicca per ingrandire) il Dr Lythgoe ricorda che gli uomini hanno un’ancestrale sensibilità al verde perché dovevano essere capaci di distinguerne le diverse tonalità per ragioni legate alla ricerca di cibo e alla difesa dai nemici.
Il cervello è molto sensibile anche all’orientamento delle linee: la variazione dell’angolatura fa scaricare una precisa popolazione di neuroni diversa e non sovrapponibile a quella che si attiva nella percezione di un altro movimento qualsiasi.
DiagonalofmayIn The Diagonal of May 25, 1963 (to Constantin Brancusi), l’angolatura a 45 gradi è tutt’altro che casuale secondo il dott. Lythgoe.
Probabilmente Flavin impiegava molte ore con le luci e le angolazioni per trovare l’effetto giusto: senza mettere elettrodi nel cervello era in grado, come tutti gli artisti, di comprendere istintivamente cosa vi accadeva di psicologicamente rilevante.
Usciti dalla stanza "Untitled (to Jan and Ron Greenberg), 1972-73", illuminata di un verde fluorescente, la hall della galleria, che è dipinta di bianco, appare di un delicato rosa-lilla a causa della persistenza che il verde mantiene per qualche minuto sulla retina.
Chissà quanto consapevolmente l'artista ha fatto sì che il "momento d'arte" proseguisse per un attimo anche dopo aver lasciato la mostra.
Fonte: Times

0

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento
Post in evidenza su Blogosfere