Conversazioni di psicologia contemporanea
La constatazione è aneddotica, ma molto diffusa: una strada familiare sembra più lunga da percorrere di una strada sconosciuta, un viaggio di andata sembra più corto di un viaggio di ritorno. Ma perchè? In funzione di che cosa stimiamo le distanze?
Lo spazio, così come il tempo, non vengono "fotografati" con minuzia dal cervello, ma in qualche modo “interpretati” sulla base di criteri non ancora del tutto chiariti.
Andrew Crompton su Environment and Behavior, ripreso in questi giorni da Nature, ha chiesto a 140 studenti della Manchester University di stimare la distanza che intercorre da un edificio ad un altro del campus universitario lungo un itinerario molto battuto.
I risultati hanno rivelato che distanze di un miglio venivano sovrastimate fino a 1.24 miglia dagli studenti del primo anno e fino a quasi 1,45 miglia dagli studenti del terzo anno.
La strada appariva dunque significativamente più lunga a coloro che verosimilmente l'avevano percorsa un maggior numero di volte.
Secondo Crompton, la strada si “allungherebbe” per gli studenti "anziani" a causa del fatto che avrebbero avuto più tempo per percepire un crescente numero di elementi del paesaggio.
Secondo la nota teoria della features accumulation infatti, maggiori dettagli si percepiscono del percorso, maggiore è la lunghezza stimata.
In realtà questa spiegazione non mi convince completamente e soprattutto non spiega affatto, come affermato dall’autore, il motivo per cui un viaggio di ritorno sembra più lungo di un viaggio di andata.
Spesso questo fenomeno si verifica anche quando si viaggia in treno o in aereo quando non si è potuto in alcun modo “accumulare” percettivamente elementi del paesaggio.
Secondo me è possibile un'altra spiegazione: una strada sconosciuta o percorsa poche volte è una strada alla quale si presta attenzione per orientarsi, che suscita interesse, che restituisce novità percettive, che non “annoia”. Come abbiamo visto a proposito della stima del tempo , l'attenzione e l'interesse fanno sembrare il tempo più veloce e se serve minor tempo (soggettivamente) a percorrere un tragitto esso sembrerà ragionevolmente più corto.
Al contrario una strada fatta infinite volte diviene noiosa, la sua percorrenza quasi automatica, l'attenzione rivoltale praticamente nulla. In questa modalità il tempo percepito per percorrerla sembrerà maggiore e di conseguenza maggiore sarà stimata la sua lunghezza.
Laddove l’autore pensa a un accumulo di dettagli percettivi io trovo più convincente l’ipotesi contraria della riduzione di stimoli percettivi rilevanti come causa della sovrastima delle distanze che si verifica su percorsi noti e frequentemente battuti!
La "mia" ipotesi che coinvolge, forse un po' confusamente, tempo, spazio, attenzione e noia, spiega (credo) più convincentemente anche il fenomeno delle partenze e dei ritorni.
Indipendentemente da qualunque percezione paesaggistica le partenze si nutrono di stati d’animo, di senso dell’attesa, di aspettative e qualche volta di vera e propria eccitazione. Elementi che "fanno volare il tempo" all'andata e che, ahinoi, si saranno inesorabilmente “esauriti” al momento di tornare indietro.
Partecipate al sondaggio del Corriere!
Una sintesi delle teorie sulla stima delle distanze potete trovarla in
Feature Accumulation and Route Structuring in Distance Estimations an Interdisciplinary Approach Bettina Berendt and Petra Jansen-Osmann.
Ciao Maria Grazia, non c'è niente che non va :)
La stima della distanza è influenzata da tantissimi fattori "relativi": il tempo di percorrenza, l'affaticamento, la segmentazione della strada!
Pensa che è stato dimostrato che se il percorso presenta numerosi "segmenti" (per es. isolati spaziati da incroci) il percorso sembra più lungo nello spazio TRA i segmenti e sembra più corto nello spazio ENTRO i segmenti!
Le variabili coinvolte sono davvero tante, Crompton ha fatto un esperimento con un contachilometri alla mano e su un percorso uguale per tutti i partecipanti.
Il sondaggio del corriere chiede genericamente di fornire "un'impressione" onnicomprensiva.
Questo non fornisce un dato molto affidabile.
Per conoscere se tu effettivamente vivi il fenomeno "al contrario" bisognerebbe chiedertelo nel momento preciso in cui hai terminato un percorso altrettanto preciso. :D
veramente a me sembra esattamente il contrario...e ho scoperto rispondendo al questionario di essere in compagnia con un numero molto alto di risposte come la mia.che cosa c'è che non va?
a me la tua soluzione pare più credibile, anche perchè in fondo rispecchia sufficientemente bene le sensazioni che io stesso ho quando perorro una strada nuova o una già percorsa.
alle 14:11
Giano
Concordo con la tua interpretazione.
Mi sono posto spesso, in passato, questo problema.
E la mia risposta è stata esattamente quella proposta da te.
Ciao :)