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Change blindness: la cecità al cambiamento.

Giulietta Capacchione avatar Giovedì 30 Marzo 2006, 11:18 in SperimentalMente di Giulietta Capacchione

Cari avventori,  ricordate quella famosa candid camera nella quale un attore finge di chiedere informazioni a un passante, in quel momento arrivano due operai con una grossa porta che passano fra i due,  un complice si sostituisce all’attore e il povero passante riprende a fornire le sue indicazioni stradali senza accorgersi della sostituzione di persona?
Essa non nasce come una candid camera, ma come un "serissimo" studio sulla cecità al cambiamento realizzato da Simons e Levin nel 1998, il cui divertente filmato originale si può guardare al Visual Cognition Lab dell'Illinois University.
Poiché osserviamo una scena con sguardo onnicomprensivo e attenzione diffusa, se questa scena cambia in qualche suo elemento di dettaglio, non siamo completamente in grado di accorgercene.
Nel caso della candid camera il fenomeno assume proporzioni eclatanti: non ci accorgiamo che è cambiato il nostro interlocutore!
Se state pensando che voi siete più furbi date un’occhiata al filmato qui sotto.

Che ve ne siate accorti o meno un dettaglio della scena è cambiato. Quale? VE LO DICO DOPO.
La percentuale di detezione del cambiamento al primo colpo, in scene come questa, non supera mediamente il 30%.
Diversi studi concordano nell’affermare che è più facile accorgersi del cambiamento di oggetti “centrali” rispetto a quello di oggetti “marginali”.
Ma non c’è grosso accordo su cosa determini esattamente la “centralità” e la “marginalità”.
In particolare ci si domanda se si tratti di caratteristiche fisiche intrinseche dell’oggetto (colore, grandezza, localizzazione nel campo visivo) o se si tratti di un’attribuzione di rilevanza, compiuta attivamente dall’osservatore in base al focus cognitivo. 
Per rispondere a questa domanda Pauline Pearson and Evelyn Schaefer hanno fatto valutare ad alcuni soggetti un set di 40 fotografie (rappresentanti strade) chiedendo loro di valutare semplicemente se i cambiamenti fra le scene erano marginali o centrali.
A un secondo gruppo di persone hanno chiesto di giudicare se i cambiamenti erano rilevanti o non rilevanti per un compito di guida automobilistica (ad esempio spostare un incrocio potrebbe essere rilevante, ma far scomparire un piccolo edificio no).
Hanno infine somministrato un compito di change blindness come quello del filmato ad altri due gruppi di soggetti.
Come primo risultato è emerso che la modalità stessa del cambiamento genera performance diverse: un oggetto, anche centrale, viene notato maggiormente se scompare, piuttosto che se cambia semplicemente posizione.
Come secondo risultato è emerso che se ai soggetti si chiedeva di valutare meramente il cambiamento, essi si rivelavano, come nelle attese, più accurati nell’ identificare cambiamenti di oggetti centrali rispetto a quelli marginali.
Se invece ai soggetti si forniva l’indicazione che da quel compito sarebbe stata valutata l’abilità alla guida, i partecipanti risultavano accurati nell’identificare i cambiamenti anche di oggetti marginali, se questi erano di una qualche rilevanza automobilistica.
Ad esempio, se tra una scena e l’altra cambiava la discontinuità di una linea di mezzeria, coloro che erano focalizzati su un compito di driving ability se ne accorgevano maggiormente anche se si trattava di un dettaglio piccolo, poco illuminato e alla periferia dell’immagine.
In altre parole la centralità non è soltanto una caratteristica intrinseca, ma anche il risultato di un processo attivo da parte dell’osservatore.
Mentre guidiamo, essendo focalizzati su quel compito, ci avvaliamo di questa risorsa cognitiva "addizionale". Vien da sè che se parliamo al telefonino ce la siamo bella che giocata...

Ah: quello che cambia nel filmato è la posizione dell’isoletta.

Pearson, P.M., & Schaefer, E.G. (2005). Toupee or not toupee? The role of instructional set, centrality, and relevance in change blindness. Visual Cognition, 12(8), 1528-1543.
Via Cognitive Daily

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2 commenti
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27 Gen 2012
alle 10:33

Raimondo

a me invece, il mio "intuito" mi ha detto che era successo qualcosa all'isoletta, ma non ero in grado di dire cosa

 

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30 Mar 2006
alle 12:41

Marco Cavicchioli

io non l'ho "beccata" l'isoletta.

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