Conversazioni di psicologia contemporanea
Giornata di segnalazioni quella di oggi. Nel secondo rapporto "Internet e Minori" realizzato da ICAA (International Crime Analisys Association) emerge un incremento dal 13 al 14,15% della quota di bambini (ma soprattutto bambine) fra gli 11 e i 13 anni che vengono adescati dai pedofili chattando su internet.
Emerge inoltre, ancora più chiaramente, che i comportamenti di prevenzione e vigilanza da parte degli adulti sono complessivamente inadeguati. I bambini ritenuti più svegli e intelligenti sono lasciati da soli su internet poichè si ritiene che siano in grado di "badare a sè stessi".
Al contrario, proprio in virtù della loro vivacità intellettiva, questi bambini sono maggiormente propensi a curiosare e ad avventurarsi nei meandri insidiosi della rete.
Da una sentita esigenza di informazione-formazione degli adulti è nato il progetto "Pollicino nella rete" promosso da Symantec e patrocinato dall'Unicef.
Vi segnalo il protocollo di ricerca dell'interessante progetto Child Internet Risk Perception di ICAA e la Conferenza Internazionale sulla Diagnosi e l'Indagine dell'abuso minorile che si terrà a Roma il 26 marzo prossimo.
CENTRO DI DOCUMENTAZIONE FALSI ABUSI SUI MINORI
www.falsiabusi.it
info@falsiabusi.it
Spett.le
ICAA
Oggetto: Il caso Torino
Moncalieri, 3 marzo 2006
In questi ultimi anni (dal 1989 a oggi) si assiste a continui falsi abusi sessuali non solo nel nostro territorio (Scuola materna G. Bovetti di La Loggia TO), ma anche in altre città italiane e Stati europei.
Questo fenomeno è dovuto principalmente a due fattori:
trasferimento delle responsabilità , in assenza di fattualità , dagli operatori del diritto a quelli della salute mentale, che ritengono dâessere ammantati di una missione salvifica, smentita dalla letteratura scientifica;
lâincisività dei mass media nei casi di presunti abusi sui minori, perché ben conoscono la reazione della collettività alla parola âpedofiliaâ, che suscita orrore e sdegno.
Quello che condiziona maggiormente è il processo mediatico, dove un attento lettore di quotidiani si accorge che spesso e sovente i mass media riportano dichiarazioni, naturalmente in forma virgolettata, e circostanze di cui né lâimputato né i suoi familiari sono a conoscenza, perché la norma impone il divieto di ottenere copia degli atti fino a quando le indagini non siano concluse.
In questâarco di tempo, e spesso anche successivamente, lâimputato non può difendersi né dalle umiliazioni infertegli dai mass media con ingannevoli affermazioni, né dalle reazioni della gente di fronte a un reato tanto grave quanto presunto, poiché non si conoscono le vere motivazioni incriminatorie. Peraltro, lâaccusato e i suoi familiari vengono ammoniti dai loro stessi difensori, e non solo, a non riferire alcunché per non alimentare ulteriori menzogne, favorire eventuali travisamenti o indisporre giudici e inquirenti.
Nella maggior parte dei casi, infine, qualora lâindagato o chi per lui volesse limitare con azioni giudiziali lo stillicidio di notizie inesatte, false e lesive diffuse dai mass media in merito allâaccaduto, il giudice argomenta che la pubblicazione della notizia risponde senza dubbio a un interesse pubblico e al diritto di cronaca, perché riguarda un procedimento avente a oggetto lâaccertamento di gravi fatti-reato.
Orbene, stante quanto esposto, risulta evidente che lâassolto (anche se con lâampia formula âperché i fatti non sussistonoâ) e i suoi familiari non hanno altra alternativa, se la forza di reagire lo consente, di divulgare la sentenza ed eventualmente notizie e fatti che gli inquirenti hanno o non hanno rilevato e i mass media alterato con le loro impressioni per fare cassetta.
Certamente lâazione divulgativa non potrà avere lâeffetto dei quotidiani e delle notizie televisive, così come non potrà cancellare né il marchio infamante ricevuto né il dubbio impresso in chiunque.
Pertanto, per arginare la negatività dâimmagine ingiustamente e gratuitamente subita da parte di istituzioni e mass media, si è redatto un fascicolo sul falso abuso del caso di Torino âVivere nella Verità â. Il fascicolo contiene, oltre la sentenza che richiama direttive di sani principi, anche una cronistoria di quanti si sono prodigati per contribuire a unâeventuale condanna, sia del Presidente della Scuola Materna G. Bovetti di La Loggia TO, sia della sua famiglia.
Non meno disdicevole il gravissimo episodio di incitazione nei confronti di una bambina di soli quattro anni, la quale, proprio per le incalzanti pressioni della madre, peraltro favorite da un pubblico ufficiale, fu costretta a denudarsi, contro la sua volontà , perché gli inquirenti potessero sostenere il suo presunto abuso.
Lâinvito che rivolgo a tutti coloro che ricevono questa missiva e prelevano dal sito Web www.falsiabusi.it/torino/vivere.html il fascicolo è di farsi portavoce presso istituzioni, ordini di ogni grado, mass mediaâ¦, perché vi sia un disegno di legge che regoli lâascolto del minore e lâoperatività degli inquirenti, con pari opportunità fra accusa-difesa, per un giusto processo e non si abusi a posteriori dei bambini (es. con interventi invasivi, violazione delle norme), etichettandoli psicologicamente come abusati per i loro disagi, e si abbia autentico rispetto della loro persona, congiuntamente ai genitori e alle persone innocenti.
Non dobbiamo dimenticare che la presenza di un protocollo procedurale condiviso, non solo consentirebbe di migliorarne le tecniche investigative in un campo così vasto e difficile, ma aiuterebbe più efficacemente sia a prevenire sia a reprimere i veri casi di abuso.
à bene anche ricordare il caso Outreau in Francia, dove i magistrati hanno chiesto scusa agli imputati, ora assolti e ingiustamente perseguitati, mentre gli altri colpevoli (psicologi, psichiatri, medici ecc.), che garantivano la fondatezza delle testimonianze dei bambini violati, sono rimasti nell'ombra impuniti.
Lâoccasione mi è gradita per inviarLe i più cordiali saluti in attesa di una sua risposta
Vittorio Apolloni
P.S.
Per ulteriori approfondimenti sugli abusi sessuali si può far riferimento ai testi bibliografici di diritto, di psicologia e le pubblicazioni attinenti, consultabili al sito Web www.falsiabusi.it
alle 03:07
luigi
"Emerge inoltre, ancora più chiaramente, che i comportamenti di prevenzione e vigilanza da parte degli adulti sono complessivamente inadeguati."
E' verissimo, ma c'è un rimedio semplicissimo: basta installare un software di parental control: per Windows ce ne sono tanti, per Mac è già presente, per Linux consiglierei di usare la distribuzione Linspire, che ne dispone.
E' criminale lasciare usare un pc a un bambino senza un software di parental control (ovviamente, oltre a ciò, non bisogna mai lasciargli usare un account Administrator/Root), ma purtroppo questa semplice cognizione tecnica non è molto publicizzata.