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Psicologia cognitiva delle credenze sul sovrannaturale/2

Giulietta Capacchione avatar Mercoledì 1 Marzo 2006, 02:28 in Psicologia cognitiva, Psicologia evolutiva, Psicologia sociale di Giulietta Capacchione
dio, psicologia, soprannaturale

Jessbering1Cari avventori, nel post di ieri abbiamo provato a seguire il ragionamento di Jesse Bering, psicologo cognitivo all' Università dell'Arkansas rispetto alla domanda “perché crediamo nel soprannaturale
Come abbiamo visto, con argomentazioni basate su dati sperimentali, Bering ha scartato le teorie del’”mero appagamento di un bisogno” e dell’”indottrinamento culturale” formulando l’ipotesi che esista una vera e propria predisposizione della nostra mente a credere al sovraumano.
Ma su cosa si fonda questa predisposizione?
Secondo Bering essa è basata sui meccanismi di inferenza mentale “disegnati” per ragionare sulle menti degli altri.
Se questo è corretto la tendenza a “credere al sovraumano” dovrebbe emergere e incrementarsi parallelamente alla capacità del bambino di concepire una teoria della mente altrui.
L’esperimento della Principessa Alice (vedi disegno) ci chiarirà meglio questo passaggio.
Bering ha condotto questo esperimento con bambini più piccoli rispetto a quelli incontrati nell’esperimento dei pupazzi.
Nella stanza erano sistemate due scatole e il compito affidato ai bambini era quello di indovinare in quale delle due fosse nascosta una palla.
Ai bambini era stato detto che nella stanza c’era la Principessa Alice, una principessa magica molto buona, che era capace di rendersi invisibile e che li avrebbe aiutati comunicando con loro se, per esempio, stavano scegliendo la scatola sbagliata.
Nel laboratorio un paio di apparecchi, manovrati da alcuni assistenti di Bering, erano in grado di far cascare per terra un quadro e di far accendere e spegnere all’improvviso una lampada da tavolo.
I bambini di 7 anni, di fronte a eventi inaspettati (quadro che cade, lampada che si accende e persino la campana della vicina università che suona!), cambiavano la scatola che avevano scelto inizialmente, convinti che la Principessa Alice stesse comunicando a loro il suo suggerimento.
Anche i bambini di 5 anni pensavano che fosse la Principessa Alice a fare queste cose, ma non intravvedevano in tutti gli eventi inattesi un tentativo di comunicare (alla principessa forse piace che il quadro stia lì per terra?) e così perseveravano nella loro scelta iniziale.
I bambini di tre anni facevano spallucce o davano spiegazioni fisiche dell’evento (il quadro non era attaccato alla parete abbastanza bene...).
In altre parole per poter “credere” agli agenti sovrannaturali sembra necessario aver sviluppato un “ragionamento di second’ordine”, bisogna essere capaci di capire che “Alice sa che io non so dove sia la palla” e bisogna possedere l'abilità cognitiva di comprendere le intenzioni e i desideri degli altri.
Folla_1 Questa predisposizione della mente umana a credere sarebbe, in altre parole, l'ovvia conseguenza del fatto che siamo "programmati" per interagire con elementi intenzionali e senzienti: i nostri simili.
E saremmo dunque quasi "forzati", quando pensiamo per esempio ai morti, ad attribuire loro sensazioni, sentimenti, comportamenti, e tentativi di comunicazione.
Anche quando pensiamo a Dio non riusciremmo, per questi motivi, a concepirlo privo di quelle intenzionalità, emozioni e raziocinio che siamo soliti rintracciare in noi stessi e negli altri esseri umani.
In qualche modo, secondo Bering, è il non credere ad essere controintuitivo e, in un certo senso, impossibile per la mente umana.
Anche i più scettici e materialisti fra di noi avranno sicuramente sperimentato, in forme magari più sottili, questa impossibilità di non credere. Se qualcuno di voi si è chiesto ad esempio "perchè proprio a me?" e si è risposto "tutte le cose accadono per una ragione", ha ragionato con la psicologia che utilizza tutti i giorni nei confronti dei suoi simili, ha attribuito intenzionalità.
Ma a qualcosa o a Qualcuno che, naturalisticamente parlando, non ne ha.

Ma c'è anche un vantaggio evoluzionistico a credere nel soprannaturale?

Da quando gli esseri umani hanno sviluppato il linguaggio e le società, sono stati riportati comportamenti egoisti come la violenza o l’inganno.
Incorrere in questi comportamenti di scarsa cooperazione sociale potrebbe attirare di meno se ci fosse un “Santa Claus effect” per cui gli individui credono di essere costantemente osservati da esseri invisibili.
Fantasma Per raccogliere evidenze empiriche su questo, il vulcanico Bering ha realizzato un esperimento con alcuni studenti universitari.
Ha detto loro che  sarebbero stati valutati su un nuovo test di intelligenza spaziale,  ma che c’erano ancora alcuni piccoli inconvenienti nel programma, tali per cui la risposta corretta sarebbe apparsa accidentalmente sullo schermo. Essi avrebbero dovuto  premere  immediatamente la barra spaziatrice per cancellare la risposta dal video.
In realtà l’apparizione della  risposta non era casuale e il tempo trascorso prima che premessero la space-bar era misurato. In questo modo si poteva valutare se lo studente imbrogliava oppure no.
I soggetti  erano soli in una stanza durante il compito, ma ad un gruppo di essi fu raccontata, prima di iniziare, la storia che un loro collega, coinvolto nello studio, era morto improvvisamente e che
circolavano alcune voci su recenti apparizioni del suo fantasma nella stanza dei test.
A un secondo gruppo di studenti fu detto che il test era dedicato alla memoria di uno studente morto. A un terzo gruppo non fu raccontata nessuna storia.
Come avrete già intuito, gli studenti che avevano ascoltato la storia del fantasma schiacciavano la barra spaziatrice in maniera significativamente più rapida degli altri due gruppi, resistendo all’opportunità di imbrogliare.
Dio è un'idea naturale e un'idea utile. Probabilmente per questo resiste ai secoli, a tutte le latitudini e in tutte le culture.
Naturalmente comprendere come gli uomini pensano Dio non significa affermare che Dio sia un prodotto della mente. L'esistenza di Dio è argomento per la religione o al massimo per la filosofia. Le modalità con cui gli uomini Lo concepiscono è psicologia.

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3 commenti
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14 Mag 2007
alle 22:18

marta

penso che ciò che abbia affermato Bering sul bisogno dell'uomo di credere in qualche sorta di superiorità sia corretto, ma comunque continuo a pensare che l'uomo abbai capacità nascoste, sovrannaturali, forse il sovrannaturale in cui noi crediamo è creato semplicemente da noi stessi, io non credo nell'"entità superiore" ma nell'energia dell'uomo, che putroppo adesso è poco manifestata, ma che ognuno di noi sa di possedere e a volte l'adopera anche

2
01 Mar 2006
alle 15:04

Marco Cavicchioli

sono uno scettico e materialistia da competizione, e sebbene in passato ho sperimentato "l'impossibilità di non credere" sono certo di essere riuscito a sbarazzarmene quasi totalmente. grazie alla consapevolezza di ciò che sostiene anche Bering è possibile, accettando la necessità e la "spinta" a credere, isolare questo istinto e controllarlo. senza tale consapevolezza tale istinto diventa incontrollabile.

1
01 Mar 2006
alle 10:33

Il ramo d'oro

A tal proposito consiglierei la lettura della scrittrice Marion Zimmer Bradley, il Ciclo di Darkover, ma soprattutto "Spirito di luce" :)

IerreDì

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