Conversazioni di psicologia contemporanea
Perdonerete l’irriverenza del titolo, la sua appropriatezza vi sembrerà presto indiscutibile. ;)
Brad Bushman dell’Università del Michigan ( di cui abbiamo una diapositiva) ha dimostrato che le pubblicità inserite in programmi televisivi a contenuto “violento” o “erotico” sono meno efficaci delle pubblicità inserite in contesti di intrattenimento per famiglie.
Bushman ha chiesto a 336 adulti di età compresa fra i 18 e i 54 anni di guardare un programma violento come 24 con Keifer Sutherland; un programma sexy come Sex and The City; un programma violento e sexy come Buffy the Vampire Slayer; o un programma per famiglie come America’s funniest animals.
In mezzo ai programmi ha infilato i medesimi 12 spot di 30 secondi ciascuno reclamizzanti alcuni prodotti di marca ignota, fra cui un dolcificante e una tinta per pareti.
I partecipanti che avevano visto i programmi violenti, sexy o un mix delle due caratteristiche erano meno abili a ricordare i nomi delle marche che erano state pubblicizzate di coloro che avevano visto i programmi per famiglia.
Erano anche meno inclini ad affermare che avrebbero acquistato quei prodotti in futuro e, data loro la possibilità di scegliere fra alcuni buoni-acquisto di prodotti di marche sconosciute, erano meno inclini a optare per i buoni delle marche pubblicizzate.
Questi risultati non variavano rispetto all’età, al genere e soprattutto rispetto al fatto che i telespettatori avessero apprezzato o meno il programma.
Il motivo per cui, sorpresa delle sorprese, la patatina non tira è oggetto di speculazione. Un’ipotesi è che l’attivazione emotiva scaturente dalla visione di un contenuto eccitante potrebbe interferire con il compito di ricognizione dei dettagli del messaggio pubblicitario. Il sesso costituirebbe in altre parole un ostacolo di tipo attenzionale.
Un’altra ipotesi è quella che mi azzardo a definire “di decompressione”: il telespettatore potrebbe utilizzare il momento dello spot per distrarsi e riportare il suo stato emotivo a una situazione di equilibrio.
Fonte: Bps Research Digest
Bushman, B.J. (2005). Violence and sex in television programmes do not sell products in advertisements. Psychological Science, 16, 702-708.
Follia sono completamente d'accordo: è un cattivo lavoro pubblicitario.
La decontestualizzazione del messaggio rispetto al prodotto può essere interessante dal punto di vista artistico, ma il suo fine non lo ottiene di certo.
Però hanno imparato non trovi? Adesso FASTweb la pubblicizza Valentino Rossi e chi c'è di più fast di Rossi? :D
ahahahhahah Gianni, non volevo lo giuro!
Chi ti ha costretto a sciropparti 10 episodi tutti assieme?
E' un serial fichissimo, ma un'overdose è un'overdose! :O
Giulietta non ci crederai ma 3 giorni fa ho visto sexy and the city per tutta la giornata, non l'avevo mai seguito. Per fortuna era un dvd, quindi niente pubblicità, ma conteneva ben 10 episodi, li abbiamo visti tuttiiii. Non ne posso più. Adesso apro la tua pagina e che vedo? SEXY AND THE CITY nooooooo è un incuboooo.
forse non è molto attinente ma ci sono anche pubblicità aldifuori del contesto violenza e sesso o famiglia, in cui non viene minimamente ricordata la marca del prodotto pubblicitario perchè è talmente forte di immagini che la mente si concentra solo su quello che vede e non sul prodotto stesso, quindi secondo me un cattivo lavoro pubblicitario... un esempio su tutti credo una delle prime pucbblicità di fastweb... dove dopo che una coppia aveva fatto l'amore uno spermatozoo girovagava per la città fino ad "arrampicarsi" sulle meravigliose gambe di una donna che passeggiava tranquilla.
chi ricorda la pubblicità probabilmente non ricorda cosa era stato pubblicizzato...
forse ha un senso se riallacciamo il tutto al tuo post? visto che la pubblicità era impostata su di un' impronta sessuale...
credo...
Sapevo che mi avresti fatto questa domanda, mi credi? :D
E' un'obiezione intelligente ed ero certa che ti sarebbe venuta in mente.
Ci ho pensato anche io e credo che ci abbia pensato anche Bushman. La scelta di pubblicizzare un dolcificante o la tinteggiatura per pareti secondo me è andata proprio nel senso di trovare prodotti "neutri", che non fossero cioè "attinenti" (in senso latissimo) ad un programma piuttosto che a un altro.
Credo che ci abbia pensato anche lui a neutralizzare "l'effetto contesto", ma non sappiamo effettivamente se ci sia riuscito. Probabilmente un dolcificante si vende meglio in American funniest animals, ma un auto sportiva?
Proverò a scrivergli per conoscere gli altri 10 prodotti pubblicizzati e se ha fatto un controllo in questo senso. :)
e se invece vi fosse una "sovrapposzione" di brand? il modo con cui si forma e si consolida un brand nella nostra mente è sicuramente influenzabile dal contesto in cui esso viene pubblicizzato. nel senso che parti delle immagini che vanno a costruire il brand potrebbero essere prese in prestito dal contesto in cui questo viene pubblicizzato. così, alle informazioni pubblicitarie, nella formazione del brand potrebbero sovrapporsi immagini prese dal telefilm. immagini sexy o violente potrebbero essere controproducenti nella formazione di un brand di un detersivo o di un prodotto per cani. tuttavia a rigor di logica dovrebbero avere invece un effetto positivo sulla creazione di brand come profumi o armi. cosa ne pensi?
cari amici, sul nuovo forum di visiblmedia abbiamo inserito una sezione chiamata "mi BLOGghi? ma quanto mi BLOGghi..." dove potete inserire il vostro blog (dopo una semplice registrazione).
spero che l'invito sia gradito :)
un salutone
http://visibilmedia.forumup.it
E meno male..sembrava una inversione di marcia obbligata :/
alle 01:35
Alessandro Merolla
Mah... forse il discorso vale in Stati avanzati. Ma in Italia, credo di no. Pensa a certi paesini in alcune vallate del Nord, o alle periferie delle città del Centro, o ai casermoni del Sud Italia. Insomma, qui la patatina tira, eccome.