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La neuroeconomia: la nuova frontiera

Giulietta Capacchione avatar Sabato 29 Aprile 2006, 19:20 in Psicologia sociale di Giulietta Capacchione

NeuroeconomiaE’ ancora ai suoi primordi questa nuova disciplina a cavallo fra neurologia ed economia, ma promette di evolversi molto rapidamente e di aiutare a comprendere come le emozioni influenzino le nostre scelte e quali attività neurali siano coinvolte nelle decisioni economiche come scommesse e investimenti.
Ne parla il New York Times in un articolo firmato da Tyler Cowen, professore di economia alla George Madison University e collega di quei Kevin McCabe, Daniel Houser, Lee Ryan, Vernon Smith and Theodore Trouard, autori del primo articolo sperimentale di neuroeconomia datato 2001: “A Functional Imaging Study of Cooperation in Two-Person Reciprocal Exchange”.
La disciplina come dicevamo è giovane e si va espandendo in molte direzioni.
Camelia Kuhnen e Brian Knutson, due ricercatori della Stanford University, hanno scoperto ad esempio che si può prevedere il comportamento di scelta degli individui valutando l'attivazione neurale anticipatoria del loro cervello. Le decisioni più rischiose sono anticipate da un'attivazione nel nucleo accumbens, le scelte più ansiose e caute sono anticipate dall'attivazione di altri circuiti cerebrali quali l' insula anteriore.
Peter L. Bossaerts,  professore di economia al California Institute of Technology, ha scoperto che il cervello valuta il rischio e la ricompensa separatamente. Quello che gli economisti chiamano “utilità attesa” appare un costrutto unitario soltanto a fini esplicativi, il cervello non esibisce infatti l’esistenza di un comando e di un controllo centralizzato.
Un laboratorio di neuroeconomia è stato messo su al Cal Tech, ed è guidato da Colin F. Camerer, matematico prodigio e ora professore di economia.
Le applicazioni della nuova disciplina sono futuristiche: corsi di formazione per gli investitori per settare le proprie emozioni o per sondarne l’obiettività in anticipo con degli scan del cervello, previsioni  del collasso di una bolla di prezzo, anticipazioni psicologiche sulla fluttuazione dei mercati.
Ovviamente qualche perplessità è ragionevole nutrirla. Ora come ora è difficile identificare i moduli cerebrali e i loro ruoli. Anche se una zona del cervello è attiva in un particolare momento non è facile comprendere come quell’attività venga incorporata nel più vasto e articolato processo decisionale.
Il numero di persone scansionate in ogni studio è tipicamente molto basso a causa dei costi molto onerosi dei macchinari e, non ultimo, non è esattamente la stessa cosa pensare a una strategia di acquisto a Wall Street e farlo sotto uno scanner dell’ospedale, sdraiati sulla schiena,  immobili  e  assordati da un borbottio da motore a scoppio.
C’è da dire che non  tutti i neuroeconomisti usano le scansioni cerebrali. Andrew W. Lo, professore alla  Sloan School of Management del MIT, utilizza tecnologie simili al poligrafo per valutare le emozioni dominanti durante una sessione di acquisto. Altre misurazioni a basso costo potrebbero essere i moti oculari,  le espressioni del volto, o i livelli di adrenalina.

Link | Neuroeconomics è un' ottima pagina informativa
          Kevin McKabe ha un blog
          La Society of Neuroeconomics

Segnalato su  Logotocqueville

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