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Poi dice che uno si butta a destra: motivazioni psicologiche dell’orientamento politico conservatore.

Giulietta Capacchione avatar Giovedì 6 Aprile 2006, 03:12 in Psicologia sociale di Giulietta Capacchione

Pdil024013Cari avventori, il periodo non è dei più sereni per parlare di scelte politiche, ma lo studio che sto per presentarvi ha dalla sua le buone qualità dell’equilibrio e della validazione scientifica e, secondo me, fornisce degli spunti di riflessione non banali per comprendere i motivi per cui ciascuno di noi è orientato politicamente in un certo modo e non in un altro.
Il contributo è focalizzato sull’orientamento conservatore, ma può fornire utili spunti anche alla comprensione dell’orientamento progressista se lo si intende come parziale contraltare al primo.
Jost , Glaser e Kruglanski nel 2003 pubblicarono un articolo su Psychological Science dal titolo “Political Conservatism as Motivated Social Cognition” che costituisce un tentativo, a mio parere riuscito, di sussumere all’interno di una prospettiva integrata un nutrito numero di ricerche degli ultimi 50 anni, incentratesi sulle convinzioni delle persone e i loro fondamenti motivazionali.
Questa prospettiva integrata prende il nome di Cognizione sociale motivata e si basa sull’assunto centrale che tutti i sistemi di credenze/opinioni/ convinzioni delle persone siano adottati, in parte, perché soddisfano alcuni bisogni psicologici.
Da questo punto di vista nessun orientamento è a priori irragionevole, ingiusto o errato, poiché è per definizione soggettivamente razionale, nel senso di essere dedotto da una serie di premesse che i suoi sostenitori sottoscrivono, le quali non sono sempre il frutto di una libera scelta, né sono oggetto di franca consapevolezza.
Secondo gli autori il conservatorismo politico, come molte altre complesse rappresentazioni sociali, ha un “core” ideologico stabile più un set di associazioni periferiche più malleabili e storicamente variabili.
Il core stabile del conservatorismo sarebbe composto da due fattori: la resistenza al cambiamento e la preferenza per l’ineguaglianza nel senso di un’accettazione della società come inesorabilmente gerarchica. L’ipotesi dello studio è che questi due nodi centrali siano collegabili a specifiche caratteristiche di personalità e a bisogni sociali, cognitivi e motivazionali.
Vediamoli nel dettaglio:
Pdil024010 AUTORITARISMO
L’autoritarismo è un tratto di personalità che Altemeyer nel 1981 ha descritto come  caratterizzato da:
(a) alto grado di sottomissione all’autorità che è percepita come stabilita e legittimata
(b) generale aggressività rivolta contro persone percepite come devianti e sanzionabili dall’ autorità costituita.
(c) alto grado di aderenza alle convenzioni sociali percepite come appoggiate e sostenute dalla società 
I punteggi della scala che lo misura (la RWA Scale) predicono un vasto campionario di atteggiamenti e comportamenti collegati al conservatorismo politico così come percepito dal senso comune.
Predicono l’affiliazione partitica, le attitudini pro-capitalistiche, l’incremento di severità nelle decisioni della magistratura, la punizione del deviante, il pregiudizio razziale, l’omofobia, l’ ortodossia religiosa, la rigidità delle opinioni sulla liberalizzazione di droghe illegali. 
In altre parole misurando il grado di autoritarismo di un individuo siamo in grado di predire con una certa buona approssimazione quali saranno le sue posizioni in un gran numero di ambiti.

INTOLLERANZA ALL’AMBIGUITA’
L’ intolleranza all’ambiguità è una variabile generale di personalità teorizzata nel ’48 da Frenkel-Brunswik . In una revisione successiva del concetto Budner (1962) la definì efficacemente come una tendenza a percepire le situazioni ambigue come fonte di minaccia. Pdil024004
Gli individui con un alto grado di intolleranza all’ambiguità mostrano concezioni dicotomiche dei ruoli sessuali, delle relazioni genitori-figli e delle relazioni interpersonali in generale. Orientati a una rigida categorizzazione delle norme culturali osservano il mondo attraverso le lenti binarie del potere-debolezza, pulizia-sporcizia, moralità-immoralità, conformismo-divergenza.
Poco permissivi e in generale con scarsa inclinazione a ragionare in termini di probabilità sarebbero spinti da questa caratteristica personale a cercare la certezza e di conseguenza ad aggrapparsi a ciò che è familiare, ad arrivare a conclusioni premature, a imporre clichè semplicistici e stereotipici.
Anche l’intolleranza all’ambiguità è risultata correlata con l’orientamento politico conservatore.
[continua]

2
2 commenti
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06 Apr 2006
alle 15:37

Mthrandir

Eh si, a sinistra però....;-) Mthrandir

1
06 Apr 2006
alle 09:53

Marco Cavicchioli

"AUTORITARISMO": come è vero!!! anzi: verissimo.

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