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Lo psicodiagnostico di Rorschach: storia di dieci macchie d’inchiostro.

Giulietta Capacchione avatar Giovedì 7 Settembre 2006, 13:09 in Psicologia clinica di Giulietta Capacchione
Lo psichiatra svizzero Hermann Rorschach arrivò probabilmente all’intuizione di usare le macchie di inchiostro dopo aver letto una strana opera, il Kleksographien, pubblicata nel 1857 dal medico Justinus Kerner, in cui delle macchie casuali erano commentate ciascuna con una poesia.
Utilizzando anch'egli delle macchie di inchiostro gli capitò di constatare, con i suoi pazienti, che alcune caratteristiche delle risposte erano associate stabilmente con sindromi psichiatriche.
Elaborò dunque alcuni criteri di analisi delle risposte che pubblicò in un volume dal titolo Psychodiagnostik nel 1921. L’anno seguente morì a 38 anni senza lasciare altri contributi oltre al volume.
Gli stimoli usati da Rorschach erano “forme accidentali ottenute facendo cadere poche gocce di inchiostro su un foglio di carta e ripiegandolo in modo da ottenere una figura approssimativamente simmetrica".
Fra le numerose forme accidentali ottenute e sperimentate ne scelse dieci per formare l’edizione standard del test. I criteri di selezione privilegiarono le macchie suggestive , che suscitavano numerose risposte, quelle di media complessità e quelle simmetriche.
La somministrazione consisteva nel presentare il test come una prova di immaginazione e nel chiedere al soggetto :”cosa potrebbe essere questo?”
Le risposte andavano annotate con estrema fedeltà. Rorschach raccomandava di annotare non solo le risposte del soggetto, ma anche “per quanto possibile, le sue espressioni mimiche, i movimenti volontari e involontari, i segni di eventuali “choc-colore”.
Lo choc colore è una reazione di stupore, di sconcerto o comunque emotivamente negativa connessa con la presenza nella macchia di un colore cromatico.
Esaurite le dieci macchie bisognava passare all’inchiesta, allo scopo di accertare quali erano le caratteristiche dello stimolo che avevano indotto il soggetto a dare le risposte che aveva dato.
Le risposte venivano integralmente trascritte su un foglio detto protocollo per essere poi “siglate” (codificate). Dopo aver completato la siglatura veniva annotata la frequenza dei vari tipi di sigla e si calcolavano alcuni rapporti tra frequenze.
Il nucleo più consistente dei criteri di codifica proposti da Rorschach riguardava le caratteristiche formali delle risposte.
Le categorie originariamente proposte per la codifica erano:
1. I fattori determinanti la risposta (forma, impressione di movimento, colore?)
2. I modi di comprensione , ossia la localizzazione, nell’ambito della macchia del contenuto menzionato nella risposta. La distinzione fondamentale era tra interpretazioni globali riferite all’intera macchia e risposte di dettaglio (piccolo dettaglio, forme intramaculari cioè riferite a spazi bianchi, piccoli dettagli oligofrenici?)
3. I contenuti delle interpretazioni (animali, corpo umano, oggetti inanimati?) 4. L’originalità delle risposte distinguendo fra risposte originali positive o negative a seconda della qualità del contributo emotivo allegato.

Sul protocollo andavano annotati anche: il numero delle risposte, i tempi di reazione, i rifiuti. In sede di analisi si doveva far attenzione alla frequenza dei modi di comprensione , alla successione di questi modi e al rapporto tra risposte colore e risposte movimento indicato con le sigle TRI- (Tipo di risonanza intima) o TVI (tipo di vita interiore).
Il tipo caratterizzato da prevalenza di risposte–movimento era definito introvertito, il tipo caratterizzato da prevalenza di risposte-colore era definito extratensivo, il tipo che non dà né l’una né l’altra tipologia di risposte era definito coartato.
Rorschach dedicava anche molto spazio alla valutazione qualitativa dell’intelligenza che analizzava varie componenti: capacità di attenzione assidua e attiva, chiarezza della percezione e dei processi associativi, facilità del flusso di associazioni eccetera.
Fin qui la storia.
In seguito sono stati proposti diversi sistemi di classificazione ed analisi da parte di diversi autori, ma le oltre 5000 ricerche effettuate per testare la validità e l’attendibilità del reattivo hanno posto seri dubbi sulla scientificità del Rorschach.
Non si è riusciti a ricondurlo a nosografie o teorie della personalità univoche, non ha mostrato salde predittività rispetto alle diagnosi psichiatriche o a valutazioni dell’esito di psicoterapie, non ha rivelato una solidità transculturale o di genere o di età, operatori diversi, pur avendo avuto lo stesso addestramento, giungono spesso a interpretazioni disparate.
Allo stato attuale l’utilizzo del reattivo di Rorschach per la diagnosi psichiatrica non appare giustificato. Può essere utilizzato come tecnica di sussidio nell’ambito dell’intervista psicologica, assieme ad altri strumenti, tenendo sempre presente che i fattori intuitivi e interpretativi dello psicologo giocheranno un ruolo fondamentale.
Come tra l’altro accade già normalmente nei casi e nei momenti in cui lo psicologo mette da parte la psicometria e accetta di utilizzare le proprie risorse interne di intuizione e analisi per mettere insieme i pezzi dell’esperienza altrui.

Per approfondire: The Scientific Status of Projective Techniques

10
10 commenti
10
02 Nov 2010
alle 19:32

ignazio

in psicologia tutto e relativo...sono relativi pure i psicologi. persone che vendono la loro subcultura per vivere e fondanno teorie che puntualmente vengono smentite....

9
06 Giu 2010
alle 17:38

psicmax

per chi ha dubbi sulla scientificità del metodo oltre a fornire importanti informazioni di natura cognitiva ossia la modalità di elaborazione di uno specifica situazione problema, permette di analizzare altresì aspetti fondanti la cognizione, per chi interessato può approfondire gli studi di Klinger 1971 sulla struttura della fantasia. l'attuale proposta metodologica sul test di Rorschach e la successiva sistematizzazione permette allo strumento di fornire importanti informazioni di natura psicometrica. Altresì può approfondire il sistema di siglatura proposto da Exner tenevo a precisare che la scientificità dello strumento dipende dal rispetto del metodo e dal buon uso dello strumento effettuato dallo psicologo. come per tutte le tecniche conoscitive in ambito scientifico.

8
18 Mar 2010
alle 02:36

ED

Il test Rorschach ha altre affinità attaverso il linguaggio dei simbolismi dimenticati ma presenti nella parte "animale" o "atavica" del nostro cervello è in grado di scatenare nel soggetto determinate reazioni di fatto permettono una psicoprogrammazione indotta attraverso l'uso di tali immagini a patto di "somministrarle" in una determinata sequenza che solo Rorschach conosceva.

7
09 Mag 2009
alle 14:34

liberazzo

cara giulietta, io ho fatto il test di sciuscià di cui state parlando e ho scoperto di essere il tuo romeo...

parliamone!!!

 

6
23 Mar 2009
alle 16:06

Eva Kant

E' uno strumento molto opinabile e come tale vi si fa ricorso  quando si vuol eliminare qualche candidato brillante per far posto ad altri... trincerandosi dietro un parere tecnico reso da tecnici pagati dal medesimo committente...intelligenti vale!

5
29 Apr 2008
alle 18:20

Marika

Questo test è molto interessante e affascinante!!mi piace troppo anche perchè io di tutte queste cose psicologiche ne sn troppo affascinata......troppo belle!!!!!!!!però volevo vedere a modo anche i risultati finali di questo test perchè nn me li ricordo tanto........ciao ciao!

4
09 Mar 2008
alle 19:16

Gertrude Hans

Questo metodo di analisi sembra molto affascinante.............uao!

3
18 Gen 2008
alle 02:13

Alessio

Grazie Andrea,sono riuscito a venire a conoscenza del famigerato test di Rorschach.Poi proprio oggi studiavo la fisiologia della visione in cui si trattava l'interpretazione degli stimoli visivi che sono alla base del test.

2
30 Nov 2007
alle 11:03

Giulietta

Gentile Andrea, chi scrive è una psicologa che le sta dicendo che ci sono seri dubbi sulla scientificità del test e che le spiega anche di quali dubbi si tratta. Non generalizzi su una categoria di professionisti che conta diverse decine di migliaia di persone.

1
30 Nov 2007
alle 03:04

Andrea

posso dire molto apertamente, perché sono stato sottoposto al test, e affermo che lo steso non ha assolutamente niente di scientifico, anzi si basa su di una pura e semplice casualità, che parte dalle figure stesse, passando per statistiche, percentuali ecc. fino al criterio della formulazione della diagnosi. Anche perché eseguito la prima volta ( come novità da provare ) e probabilmente, dopo essersi incuriosito su quello che si è fatto, vale a dire documentarsi anche di un minimo, altererà il risultato di un secondo test, ma anche se non ci si documenta, il secondo test sarà totalmente diverso dal primo, oppure il secondo sarà reso lineare con il primo, tanto per rendere la cosa credibile, tanto la povera persona che ci capita sotto cosa ne capisce? si deve fidare ciecamente ai psicologi, i quali in caso di errore si appellano alle iperscrutabili possibilità delle variabili del comportamento della psiche umana. Da notare molto attentamente che un solo test arriva a costare 600 euro.   

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