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Alzheimer e arte: la storia di William Utermohlen

Giulietta Capacchione avatar Lunedì 30 Ottobre 2006, 13:23 in Psicologia clinica di Giulietta Capacchione
Utermohlen_Alzheimer's.jpg Il New York Times ha un breve, ma intenso articolo su William Utermohlen, pittore americano a cui fu diagnosticata, nel 1997, la sindrome di Alzheimer.
Come è noto la malattia di Alzheimer indica un processo degenerativo che distrugge lentamente e progressivamente le cellule del cervello.
Prende il nome da Alois Alzheimer, neurologo tedesco che nel 1907 descrisse per primo i sintomi e gli aspetti neuropatologici della malattia, come le placche e i viluppi neuro-fibrillari.
E' una malattia che colpisce la memoria e le funzioni mentali (il pensiero, il linguaggio ecc.), ma può causare altri problemi come confusione, cambiamenti di umore e disorientamento spazio-temporale.
Ne esistono varie forme, ma quella predominante (95% dei casi) colpisce prevalentemente soggetti di età superiore ai 65 anni. La sua incidenza aumenta con l’età passando dall’1 al 50 per cento dopo i 90 anni: per questa ragione viene considerata una malattia della vecchiaia.
Dal momento della diagnosi Uterholmen ha cominciato a dipingere soltanto sé stesso.
La sequenza di autoritratti è stata esposta la scorsa settimana alla New York Academy of Medicine di Manhattan, dalla Alzheimer’s Association e consente di seguire, forse meglio di qualunque cartella clinica, la progressione della malattia e il decadimento delle abilità tecniche, in particolare la scomposizione del mondo visivo, la scomparsa della capacità di conferire prospettiva e dettagli al disegno.
La moglie e il suo medico si dicono convinti che l’artista avesse la consapevolezza che le sue capacità pittoriche stavano inesorabilmente scomparendo, ma non riuscisse a evitarlo.
Invero c'è da dire che molti quadri dell'ultimo periodo restano molto potenti da un punto di vista espressivo e, a dispetto della immensa tristezza che esprimono, sono davvero belli.
L’Alzheimer colpisce in particolar modo il lobo parietale destro che è importante per visualizzare qualcosa internamente e poi trasporla sulla tela. L’arte di chi ha un danno in questa zona del cervello diventa più astratta e vaga, più surrealista, talvolta con un uso del tutto originale del colore.
Recentemente l'Università di Bologna, il NGB Genetics spin off dell’Università di Ferrara e l' Istituto di Medicina Genetica Predittiva hanno realizzato una complessa combinazione di indagini genetiche, neurocognitive e radiologiche per individuare in tempo i segni premonitori della malattia, che ha una fase pre-clinica di circa 10 o 15 anni.
E' inoltre di qualche giorno fa la notizia che dai laboratori dello Scripps Research Institute di La Jolla, in California, è giunta la conferma che i cannabinoidi, i principi attivi della marijuana, possono agire sia sui sintomi che sulla progressione del morbo di Alzheimer.
Allo studio c'è anche la possibilità di creare un vaccino, ci sta provando il National Istitute of Aging di Bethesda.

Utermohlen ha 73 anni e vive in una casa di riposo, non dipinge più.
I suoi lavori sono stati esposti in diverse città e numerose altre esposizioni sono in programma. 
Potete vedere uno slide show dei ritratti sul New York Times.
Qui il sito dell'artista
Qui il sito della Federazione Alzheimer Italia

(via MindHacks)

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2 commenti
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02 Nov 2006
alle 11:45

Giulietta

Grazie Rosalux, mi ha fatto piacere che il messaggio implicito di questo post ti sia arrivato con tanta chiarezza :)

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30 Ott 2006
alle 19:07

rosalux

ciao giulietta, bell'articolo. L'ho segnalato sul mio blog.

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