
La
ricerca di cui vi parlo oggi è pubblicata sul numero di ottobre della rivista
Biological Psychiatry e suggerisce un’applicazione clinica intrigante per una scoperta neuroscientifica recente, ma ormai acquisita: il sonno che interviene subito dopo un apprendimento, lo consolida e ne lascia traccia nella memoria a lungo termine.
Se questo è vero,
ed è vero , è possibile prevenire un
disturbo post traumatico se si impedisce al soggetto di dormire nel periodo immediatamente successivo al trauma?
Ullrich Wagner ha chiesto ai suoi soggetti di imparare a memoria dei testi neutri (come un trattato di cucito) o dei testi “emotivamente carichi” (come la descrizione di un infanticidio).
Alcuni soggetti hanno dormito immediatamente dopo, altri sono stati svegli per tre ore dopo aver eseguito il compito.
Quattro anni dopo (!) i soggetti sono stati ricontattati ed è stato verificato, attraverso un test a scelta multipla di memoria a lungo termine, quanto bene ricordavano i testi.
Quelli che avevano dormito immediatamente dopo l’apprendimento conservavano un ricordo significativamente migliore e soltanto per l’argomento emotivamente carico.
Questo suggerisce che se il sonno aiuta a consolidare i ricordi lo fa tanto più efficacemente quanto più questi sono connotati emotivamente.
In una prospettiva clinica l’uso della
deprivazione di sonno nel periodo immediatamente successivo ad eventi traumatici potrebbe essere una misura terapeutica plausibile per prevenire la vivida memorizzazione a lungo termine di questi eventi, contrastando così la possibilità dello sviluppo di un disturbo post traumatico da stress.
Di consolidamento mnestico dovuto al sonno avevamo già parlato
qui. Suggerivo in quella occasione di trarre qualche indicazione pratica da questi studi come concedersi una buona notte di sonno prima di un esame o di un'interrogazione.
I contenuti di tipo "nozionistico" infatti, appresi subito prima di dormire, ottengono un consolidamento mnestico rilevante e al mattino i ricordi di quanto appreso sono pronti ad essere recuperati.
(via MindHacks)
alle 18:31
Giulietta
Ciao Stefano! Ho visto il tuo profilo e mi sono illuminata di immenso. :)
Torna a trovarmi, scrivimi di qualche ricerca che hai fatto tu o che ti piace particolarmente. Insomma "essici" da queste parti ché la psicologia cognitiva ha bisogno di sostenitori. ;)