Conversazioni di psicologia contemporanea
La nozione di autocoscienza o consapevolezza di sé viene distinta in due abilità cognitive specifiche: il riconoscimento di sé e il ragionamento riflessivo.
Per riconoscimento di sé si intende la possibilità per un individuo di riconoscere la propria voce, il proprio odore, di rappresentarsi il suo corpo e identificarsi con un’immagine che prontamente viene riconosciuta quando appare riflessa in uno specchio.
Per ragionamento riflessivo si intende invece la capacità superiore di ragionare su sé stessi, di elaborare un discorso interiore e di "concepirsi" come individuo distinto in relazione con altri individui.
Queste due abilità sono differenti ed elaborate in regioni cerebrali diverse, tali per cui l’una può esistere senza l’altra. Ad esempio il bambino piccolo (un anno, un anno e mezzo) può avere una buona capacità di riconoscimento della sua immagine allo specchio, ma ancora scarso ragionamento riflessivo, mentre un paziente auto-prosopagnosico potrebbe avere intatto il ragionamento riflessivo e danneggiata la capacità di riconoscere il suo volto.
In alcune specie di animali (scimpanzè, oranghi) si verifica tipicamente la condizione del bambino piccolo, sono in grado di comprendere che l’immagine riflessa in uno specchio è la propria, mentre altre specie (cani e gatti per esempio) falliscono la prova dello specchio individuando nella propria immagine riflessa un altro esemplare della propria specie e non sé stessi.
I primi esperimenti sui primati superiori furono condotti più di 30 anni fa da Gordon Gallup Jr.
Questo psicologo applicò a degli scimpanzè, sotto anestesia, della tintura rossa su un sopracciglio e su un orecchio. Una volta svegli, specchiandosi, questi animali si toccavano le macchie sulla faccia mostrando la loro consapevolezza che l’immagine riflessa li rappresentava.
Questo non vuol dire automaticamente che abbiano autocoscienza, proprio perché è difficile stabilire se possano fare un ragionamento su sé stessi, anche se alcuni propendono per questa ipotesi colpiti dal comportamento curioso ed esplorativo che questi animali attuano una volta compreso che allo specchio sono proprio loro.
Dopo una recente scoperta di autoriconoscimento allo specchio nei delfini, è toccato agli elefanti apparire dei candidati più che plausibili per ipotizzare la presenza di autoriconoscimento, per via della loro notoria intelligenza, per la complessità del loro comportamento sociale e cooperativo.
La ricerca di oggi pubblicata su PNAS parla proprio di loro. A tre elefanti asiatici sono state applicate delle crocette bianche sul muso e sul corpo ed è stato osservato il loro comportamento di fronte a un grande specchio. Come ipotizzato gli elefanti si toccano con la proboscide la crocetta che hanno in testa dopo averla individuata per mezzo dello specchio.
La foto che ho scelto per questo post dice più di mille parole: l'uomo, gli scimpanzè, i delfini e gli elefanti sono molto più simili fra loro, da un punto di vista cognitivo, di quanto non lo siano gli uomini e i loro migliori amici cani.
In questa pagina troverete tre video, di supporto allo studio, in cui osservare il comportamento degli elefanti.
Abstract | Self-recognition in an Asian elephant
Per approfondire | Gordon Gallup The Mirror Test (pdf)