
La terapia elettroconvulsiva, più nota come
elettroshock, ha quasi settant’anni ed è stata a più riprese rappresentata, nei film e nella letteratura, come barbara e inumana.
Fu sviluppata nel 1930 da un neurologo italiano, Ugo Cerletti, e somministrata a pazienti svegli, causando loro la perdita di coscienza e l’esperienza di violenti e incontrollati movimenti muscolari che qualche volta fratturavano le ossa.
Veniva usata spesso in pazienti senza il loro consenso, o almeno senza un consenso informato e applicata a tutti i tipi di disturbi emotivi, inclusa la schizofrenia.
Era inoltre largamente usata negli ospedali per punire o sedare pazienti “difficili”.
Sebbene questo passato non felice sia ancora presente nell’immaginario collettivo, pochi sanno che oggi l’elettroshock è una terapia ancora utilizzata, ma con modalità differenti e con diverse limitazioni.
Dopo un declino precipitoso avvenuto negli anni ’60, quando si resero disponibili farmaci psicoattivi, dal 1980 l’elettroshock è tornato alla ribalta, in particolare per la cura della depressione e del disturbo bipolare e limitatamente alle seguenti circostanze:
quando è necessaria una remissione rapida di una depressione severa o con tendenze suicidarie.
quando la depressione è complicata da psicosi o catatonia
quando gli antidepressivi e la psicoterapia falliscono
quando gli antidepressivi non possono essere usati in sicurezza ad esempio durante la gravidanza.
quando la mania o il disordine bipolare non rispondono alla terapia farmacologia.
Non esistono statistiche ufficiali, ma gli esperti stimano che negli Stati Uniti più di 100.000 pazienti ogni anno siano sottoposti ad elettroshock.
I cambiamenti più importanti avvenuti negli ultimi anni riguardano l’uso dell’anestesia e di rilassanti muscolari prima della somministrazione, che consentono una convulsione di 30 secondi limitata al cervello, senza che si producano movimenti muscolari. Non si verifica così alcun danno fisico e il pretrattamento non lascia alcun ricordo della terapia stessa.
Anche l’entità della corrente usata oggi è più bassa e l’impulso elettrico più breve, circa due secondi. Questo riduce il rischio di confusione e perdita di memoria post trattamento. Benchè si verifichino ancora, in alcuni pazienti, perdite di memoria, oggi il rischio più serio legato all’elettroshock è quello dell’anestesia. La maggiorparte dei pazienti richiede una serie da sei a otto trattamenti, somministrati lungo l’arco di diverse settimane.
Ad ogni modo non è universalmente efficace: circa tre quarti dei pazienti rilevano almeno un temporaneo sollievo dei sintomi più debilitanti, mentre il restante quarto non ne ricava alcun vantaggio o addirittura peggiora.
Nonostante la sua lunga storia nessuno sa come l’elettroshock agisca nell’alleviare i sintomi della depressione o della mania. Alcuni ipotizzano che esso metta ordine nel rilascio di neurotrasmettitori, favorendo un aumento di sostanze come la serotonina, altri che agisca come un pacemaker del cervello interrompendo circuiti negativi.
Il vantaggio dell’elettroshock è la sua velocità, soprattutto se confrontata a quella degli antidepressivi che possono aver bisogno di 6 settimane per alleviare una depressione severa.
Ma, è importante sottolinearlo, l’elettroshock non è la cura d’elezione per la depressione. E’ una sorta di ultima spiaggia per depressioni altrimenti impossibili da trattare. Buona parte dei pazienti, ricordiamolo all’infinito, migliora con la terapia cognitivo-comportamentale e/o con gli antidepressivi.
Gli effetti collaterali più comuni della terapia elettroconvulsiva sono il mal di testa, i dolori muscolari, la confusione mentale, e la perdita della memoria a breve termine che solitamente migliora in un periodo che va da alcuni giorni ad alcuni mesi.
Secondo l’ American Psychiatric Association, non ci sono evidenze che l’elettroshock causi danni cerebrali. L’abuso della procedura è comunque strettamente sconsigliato. Oggi meno del 2% dei pazienti ospedalizzati in strutture psichiatriche riceve elettroshock, ma correttamente usato può essere un salvavita.
Allo studio ci sono nuove e inedite applicazioni che sembrano promettenti: è di queste ore la
notizia di buoni risultati per la cura dell’emicrania intrattabile.
Fonte : NYTimes
Perchè chiunque possa farsi un'autonoma opinione su questo trattamento può essere utile la consultazione del database PubMed sull'argomento o di questo sito che raccoglie le risorse più autorevoli presenti su internet.
alle 21:10
paolo
La TEC e' un inizio che ha margini di miglioramento se sviluppata in sintonia con le scienze neuro-psichiatriche... E' la via di fuga per chi non risponde ad altri tratamenti... Effetti collaterali? Quale terapia e/o indagine medica non comporta rischi? Non elimina le cause della malattia...Quant della Medicina ormai si spende nell'eliminare gli effetti delle patologie (es neoplasie) eppure non viene certo criticata, anzi...