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Ragazzo handicappato umiliato e picchiato dai suoi compagni: perchè?

Giulietta Capacchione avatar Mercoledì 15 Novembre 2006, 07:16 in Psicologia evolutiva, Psicologia sociale, Video di Giulietta Capacchione

Il 5 novembre scorso è stato il blog Giornalettismo ad imbattersi  nel filmato, caricato su Google video, in cui un ragazzo con handicap veniva umiliato e picchiato da alcuni compagni di scuola.
E’ stato grazie all’impegno dei due blogger che il caso è approdato in procura e poi sulla stampa nazionale.
Di oggi la notizia che i responsabili sono stati individuati. La vanità della loro ferocia gli si è rivoltata contro.
Il commento di Ada Fonzi sulla vicenda, psicologa e docente di psicologia dello sviluppo all’Università di Firenze, autrice di diversi libri sul bullismo giovanile, e intervistata ieri all'interno del TG3, fornisce a mio avviso una chiave di lettura importante.
Nel suo intervento, che potete rivedere qui, accenna alla deumanizzazione come processo psicologico che sta alla base, e nutre, comportamenti tanto vergognosi.
La deumanizzazione è la negazione dell'umanità nell'altro, la sua minimizzazione a essere inferiore, sub-umano. L'identificazione con l'altro fallisce, l'empatia viene impedita e si assiste a un "congelamento affettivo", a una freddezza emotiva che legittima e giustifica la violenza e l'aggressività.
Perchè questo non si verifichi è necessario costruire attivamente le basi del reciproco riconoscimento come esseri umani, soprattutto quando questo riconoscimento è meno automatico, data l'oggettiva diversità dell'altro.
Quando ho visto il video, sono rimasta agghiacciata nell'apprendere che un'insegnante, cioè un adulto significativo e con funzioni educative, restava indifferente ai maltrattamenti subiti dal ragazzo come se la cosa non la riguardasse minimamente.
Mi chiedo quante volte, prima dell'accaduto, la stessa insegnante abbia trattato quel ragazzo come una "cosa", ignorandone le richieste, bypassandone le esigenze e, in definitiva, facendosene infastidire.
E allora non sorprende che ragazzi poco più che adolescenti non riconoscano l'umanità di quel ragazzo, non si identifichino con lui e non trovino fattibile la sintonizzazione emotiva. La violenza è solo conseguenza, quasi automatica, di tutto questo.
Nel 1975  Bandura, Underwood e Fromson in uno studio famosissimo dal titolo Disinhibition of aggression through diffusion of responsibility and dehumanization of victims, dimostrarono con quanta facilità si poteva disumanizzare un gruppo e con quanta facilità  individui normalissimi reagivano a questa disumanizzazione con violenza insospettabile.
Il compito per i soggetti sperimentali consisteva nel somministrare delle scariche elettriche a studenti di un altro college (che erano attori).
Facendo finta che fosse una conversazione casuale e privata fra assistente e sperimentatore, i ricercatori si scambiavano qualche impressione sul gruppo che doveva ricevere le scosse.
Di fronte ad alcuni soggetti sperimentali  dicevano cose del tipo "questi ragazzi sono squisiti", di fronte ad altri commentavano a bassa voce "sono come animali".
Ai soggetti bastò aver sentito di sfuggita che il gruppo di studenti a cui doveva dare le scosse era costituito da "animali" per incrementare significativamente la durata e l'intensità delle scosse elettriche somministrate.
Era bastata una "etichetta", data distrattamente, a spezzare l'identificazione con persone nella realtà molto simili (stessa età, studenti ecc..).
Insomma non vorrei giustificare questi ragazzi, ma non mi fermerei all'esito del loro comportamento, cercherei di capire quando e come si è fallito in un processo di autentica integrazione del ragazzo handicappato e chi ha dato "l'etichetta" sbagliata.
E qualche sospetto, purtroppo, ce l'ho. 
 

12
12 commenti
12
28 Gen 2008
alle 20:15

veronica

non ho parole...............

11
02 Ott 2007
alle 20:36

CHANEL

Prenditela con me che sono un pugile! COGLIONE! CAGASOTTO! TI ASPETTO!

10
21 Nov 2006
alle 20:02

Giulietta

Direi che si tratta di sadismo in senso stretto. :)

9
21 Nov 2006
alle 19:31

pietro

grazie per i chiarimenti, giulietta, al solito sei stata precisissima.

mi viene da pensare che spesso, a prescindere dal contesto predisponente, la "spinta" è data da un meccanismo simmetrico all'empatia, nel senso: "sei come me, soffri come me, riconosco la tua umanità e PER QUESTO ti aggredisco: DESIDERO che tu soffra e questo mi gratifica".
non so se si tratta di sadismo in senso stretto.

8
17 Nov 2006
alle 21:10

Giulietta

Aggiungo anche che quanto sia importante l'empatia nel senso di "sei come me, soffri come me, riconosco la tua umanità" si può chiaramente rilevare nel comportamento verso gli animali.
Più una persona li considera esseri dotati di intelligenza, emotività, sentimenti, cioè quanto più li concepisce simili a sè tanto più li ama e li tratta con "umanità" appunto.
Se invece li considera una specie di "cosa che semplicemente respira" può fare a quelle bestie qualunque atrocità senza sentirsi "cattiva" e soprattutto senza esserlo!! con altri individui.
E' chiaro che chi è poco empatico, lo è diventato...

7
17 Nov 2006
alle 20:43

Giulietta

Pietro questo sì che è un bel commento.
L'aggressività è una pulsione eminentemente sociale, o comunque la definiamo tale quando un comportamento lesivo è rivolto a un nostro simile o a un altro essere vivente. Se uno spezza in due una matita possiamo ritenerlo un gesto di irritazione, ma non lo definiamo "aggressivo" nei confronti della matita.
L'aggressività è presente in ciascuno come istinto primordiale ed è per questo che Bandura parla di "disinibizione", è qualcosa che giace dentro ciascuno e c'è bisogno di un "la" per innescarla.
Fra esseri umani l'empatia impedisce nella maggiorparte dei casi questo innesco, o almeno ne frena considerevolmente l'entità, senza contare le norme sociali e le teorie sulla giustizia apprese e introiettate da bambini.
Quando salta il castello di protezione? Quando qualcuno di questi elementi viene a mancare.
Nel caso specifico, secondo il mio parere, sono mancate l'empatia, per i motivi che spiego nel post, ma anche "la norma sociale" in quanto nessun adulto educativo era lì a "riconfermarla".
Ma c'è di più. Perchè l'aggressività scatti è necessaria anche una "situazione predisponente", situazione che costituisca sia "opportunità" per la violenza che "motivazione" alla stessa.
In questo caso specifico una classe di adolescenti alla mercè di sè stessa e la presenza di individui non empatici con il ragazzo con handicap costituisce opportunità e spinta verso il comportamento emulativo e/o complice.
Nel caso dell'esperimento di Bandura il contesto "situazione di punizione con scosse elettriche" è stato creato ad arte.
Durante il nazismo la violenza e l'omicidio divennero addirittura "norma sociale".
In altre parole l'ipotesi disposizionale, quella secondo la quale alcune persone siano geneticamente cattive o comunque intrapsichicamente più aggressive delle altre, non ha trovato riscontri nella realtà, invece l'approccio situazionista consente di spiegare perchè basti una mancanza di empatia, una norma sociale debole e un contesto di opportunità perchè la violenza si scateni senza freni, anche fra individui normalissimi.

6
17 Nov 2006
alle 18:27

pietro

mi sfugge un passaggio.

capisco la deumanizzazione, la riduzione a "cosa" come presupposto fondamentale.

per arrivare alla violenza però ci dev'essere un ulteriore salto, altrimenti tutti saremmo aggressivi contro qualsiasi cosa non sia umana...

5
17 Nov 2006
alle 17:25

federica peloni

La mia prima reazione è stata: sgomento e sdegno!
Poi ho riflettuto su una cosa:forse tutta questa violenza è frutto di una colpevevole leggerezza nell' educare ipropri figli e i propri studenti?
Non stiamo parlando di bambini, ma di ragazzi: io non sò quanto di loro si potrà recuperare.
Io sono cresciuta ascoltando i racconti dei miei genitori e dei miei nonni, non mi hanno mai nascosto nulla sulle guerra e sugli stermini.
Devo ringraziarli per questo, non smettrò mai di farlo.
Federica.

4
15 Nov 2006
alle 15:35

Giulietta

Claudio fremo di curiosità per la discussione su rotaie!
Ma perchè non lo scrivi tu un bel post sull'identità e sulle aspettative? Mi sembra che tu ne sappia un bel po'...
Mi piacerebbe ospitarti qui a PsicoCafé. Che ne dici? ;)
Se ti va scrivimi a infopsicocafe@gmail.com

3
15 Nov 2006
alle 14:54

claudio

mmmm... ma lo sai che qualche sospetto ce l'ho anche io?
senza cadere in facili generalizzazioni temo sia piuttosto frequente che chi appiccica le etichette (e non solo gli insegnanti) non sia totalmente consapevole dai danni/risultati crea (riporteri un'interessante discussione sorbita in treno da "addetti ai lavori", ma è meglio di no ;-)
Possiamo aspettarci qualche post sul'identità e/o sulle aspettative?

2
15 Nov 2006
alle 14:31

Giulietta

Simona capisco l'indignazione, ma non credo che la punizione, dura o meno, di questi ragazzi sia l'oggetto del post. Il post nelle sue intenzioni vuole riflettere sulle "cause" e al massimo sulla "prevenzione" di questi eventi, in altre scuole e in altri contesti.
Se non capiamo perchè si verificano certe enormità, non facciamo molta strada. Punire questi ragazzi può servire a loro nello specifico, ma non abbiamo armi per evitare che si ripeta nella scuola di fronte.
Con simpatia.

1
15 Nov 2006
alle 14:07

simona

Queste bestie devono essere punite, altro che minorenni, questi sono dei feroci assassini e l'insegnante presente è la vergogna di tutti gli insegnanti.Sono indignata schifata da tanto perbenismo e buonismo, bisogna sempre giustificare il criminale, perchè non mettono i nomi di tutti insegnanti compresi e poi li danno in mano alla folla?
E'facile prendersela con un ragazzo che non si puo' difendere, proviamo ad immaginare lo sgomento ed il terrore di questo ragazzo!lo state immaginando bene non'è nulla a confronto a quello che ha provato lui.
Mettete i nomi di queste bestie che di umano non'hanno nulla nemmeno i genitori, metteteli alla gogna, e poi chi li difende passasse da me che gli e la do'io una ripassata.
Il carcere ci vuole con le piu' crude e umilianti mortificazioni a questi bastardi.

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