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I pericoli dell’obbedienza all’autorità: il Milgram Experiment virtuale

Giulietta Capacchione avatar Venerdì 22 Dicembre 2006, 15:34 in di Giulietta Capacchione
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Cari avventori oggi vi parlo di uno dei più famosi esperimenti di psicologia sociale, effettuato nel luglio del ‘61 da Stanley Milgram della Yale University e oggi riproposto (e confermato) con la realtà virtuale.
L’esperimento mirava, oggi come allora, a misurare la volontà di un partecipante ad obbedire a un autorità anche qualora questa lo istruisse a fare qualcosa che fosse palesemente in conflitto  con la sua coscienza e la sua moralità.
I soggetti sperimentali, maschi dai 20 ai 50 anni di tutti i ceti culturali,  furono reclutati con annunci sui giornali e per posta. Fu loro detto che l’esperimento sarebbe durato un’ora e che avrebbero ricevuto il pagamento di 4,5 dollari, sia che avessero completato il compito sia nel caso contrario.
Messi tutti in una stanza, assieme ad altri finti partecipanti (che erano in realtà altri sperimentatori), furono loro consegnati dei fogli, alcuni dei quali riportavano la scritta “insegnante”, altri la scritta “allievo”. Gli fu fatto dunque credere che l’assegnazione alla categoria degli insegnanti o degli allievi fosse casuale, la verità era che i soggetti sperimentali erano tutti nella categoria degli “insegnanti”.
Le istruzioni per gli “insegnanti” erano pressappoco queste: “ecco una lista di parole appaiate, dovete far apprendere all’allievo il corretto appaiamento. Tutte le volte che l’allievo sbaglia, somministrate una scossa elettrica; se continua a sbagliare il voltaggio della scossa aumenta. Se l’allievo da la risposta esatta passate alla seconda coppia di parole. Stiamo testando gli effetti della punizione sull’apprendimento…”
La persona che impartiva queste istruzioni era un’impassibile sperimentatore in camice.
I soggetti credevano che per ogni risposta sbagliata l’allievo ricevesse concretamente uno shock elettrico, ma naturalmente questo non accadeva, il suono dei vari livelli di shock era preregistrato e gli attori simulavano ad hoc una sofferenza proporzionale.
A un certo punto molte persone esprimevano il loro desiderio di sospendere l’esperimento e accertarsi di come stava l’allievo. Alcuni si fermavano a 135 volts e cominciavano a discutere lo scopo dell’esperimento. Ma la maggiorparte continuava e andava fino in fondo.
Alcuni soggetti cominciavano a ridere nervosamente o ad esibire altri segnali di stress estremo quando ascoltavano le urla di dolore venire dall’allievo.
Se il soggetto indicava il suo desiderio di interrompere l’esperimento, lo sperimentatore dava una successione di indicazioni in questo ordine:
1. Per favore continui
2. L’esperimento richiede che lei continui
3. E’ assolutamente necessario che lei continui
4. Non ha altra scelta, lei deve andare avanti.
Se i soggetti continuavano a desiderare di interrompere l’esperimento dopo la quarta indicazione l’esperimento veniva interrotto. Altrimenti veniva sospeso dopo che il soggetto aveva dato il massimo dello shock a 450 volt, tre volte in successione.
I risultati furono agghiaccianti (consentitemi questo termine).
Il 65% dei partecipanti somministrò il livello finale di shock di 450 volt, sebbene si sentissero molto a disagio nel farlo. Qualcuno si fermò e mise in discussione l’esperimento, qualcun altro si informò sul denaro che avrebbe ricevuto in cambio. Nessuno dei partecipanti rifiutò di dare uno shock prima che questo raggiungesse il livello di 300 volt.
Altri ricercatori in seguito ottennero gli stessi risultati: le persone che erano pronte a somministrare il massimo voltaggio rimaneva costante, tra il 61 e il 66%.
Milgram fece decine di varianti dell’esperimento inserendo sempre nuove variabili esplicative, ne potete trovare traccia nell’eccellente pagina di wikipedia inglese.

E veniamo ai giorni nostri. L’esperimento, come potete immaginare, ha in sé delle caratteristiche di poca eticità ed è stato molto complesso replicarlo.
Mel Slater alla UCL ha provato a farlo sostituendo l’attore umano con una donna virtuale.
Sebbene questa donna sia chiaramente non reale risponde al dolore degli shock e può, a un certo punto, dire di non essere d’accordo e di non voler più continuare.
I risultati hanno dimostrato che 6 dei 23 soggetti scelgono di fermare l’esperimento prima che la donna dia la sua ventesima risposta non corretta. Altri 6 chiedono di sospendere l’esperimento perché avvertono sensazioni sgradevoli su quanto accade, ma gli 11 restanti vanno in fondo...
Sebbene si tratti di una donna virtuale, l’attivazione emotiva degli 11 soggetti è reale e misurabile con il battito cardiaco accelerato.
Nei trial in cui l’avatar protesta, i soggetti tendono a darle più tempo per rispondere, prima di somministrare lo shock. Alcuni partecipanti enfatizzano la risposta corretta, fra le scelte disponibili, come se tentassero di aiutare la donna virtuale ad evitare lo shock. Ma nella sostanza i risultati del Milgram experiment in ambiente virtuale confermano quelli effettuati in ambiente reale.
Questo ci dice due cose: una è la perniciosità dell’obbedienza all’autorità, una tendenza psicologica che non ci fa onore come esseri umani, ma che racconta molto di quello che siamo; l’altra è che le persone tendono a rispondere alle interazioni con personaggi virtuali con le stesse dinamiche con cui rispondono ad individui reali.
Gli studi di Milgram vennero effettuati per rispondere a una domanda precisa: i milioni di persone normalissime che si resero responsabili e complici dell’olocausto, avevano semplicemente obbedito a un ordine?
E questa domanda ne porta con sé molte altre: in cosa erano diversi coloro che si erano invece rifiutati di obbedire all’ordine? Si può ipotizzare che queste caratteristiche avrebbero potuto (e possono) essere potenziate per renderci degli esseri umani “migliori”?
La realtà virtuale immersiva è uno strumento che potrebbe diventare vitale per gli psicologi sociali, aiutandoli a fare ricerca sulle situazioni sociali estreme e a scoprire tante cose di noi stessi, anche quelle che, talvolta, non ci fa piacere scoprire.

Fonte: BPS Research
Articolo originale con video e immagini interamente consultabile su PLOS | A Virtual Reprise of the Stanley Milgram Obedience Experiments

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5 commenti
5
22 Dic 2010
alle 17:46

angela

quella dell'eticità è una misera scusa per non ammettere che abbiamo paura di guardare nel nostro inconscio che abbiamo paura di scoprire che il mostro è in agguato dentro di noi e fare attenzione a che non si abbia a ripetere il nazismo per parlare di un grande movimento fino a ogni piccolo atto di obbedienza cieca...

"Auschwitz ricomincia  quando si guarda ad un macello e si pensa: sono solo animali" - Theodor W. Adorno

4
13 Ott 2010
alle 02:18

Tajfel

Alla donna virtuale gliene darei 100 di scosse senza nessun ordine autoritario e a mezzo metro di distanza... Milgram si sta rivoltando nella tomba... è minima l'interazione emotiva...

L'esperimento di Milgram è inquietante proprio perchè il soggetto pensa che l'altro uomo soffra davvero.

E comunque non ho mai capito i grandi problemi di eticità, le scosse erano finte... 

3
20 Giu 2009
alle 17:42

PiccolaVale

ma va là...se la donna è virtuale non vale!!!è una variante non da poco!

2
23 Dic 2006
alle 09:41

don Paolo Padrini

auguro a te ed a tutti i tuoi lettori buon Natale e buon anno nuovo
don paolo

1
22 Dic 2006
alle 20:57

Darkgianlu

Complimenti, bell'articolo. Non sapevo di questa ripetizione dell'esperiemento di Milgram, il quale mi mette i brividi tutte le volte che lo leggo. È davvero assurdo ciò che può succedere, eppure spesso ci sentiamo così distanti dalla realtà.
Una di quelle ricerche che stimola l'opinione pubblica...


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