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Consigli dietologici sulle riviste e disturbi del comportamento alimentare

Giulietta Capacchione avatar Mercoledì 3 Gennaio 2007, 15:11 in Psicologia clinica di Giulietta Capacchione
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Non solo modelle e starlette. Altri luoghi culturali, sacri al culto del corpo magro, sono le riviste di “bellezza e benessere”, nelle quali non manca mai l’articolo di quattro pagine sulla dieta della banana, dell’ananas, un “perdi peso in cinque giorni”, o un “diventa soda e magra in sette mosse”, nelle quali insomma si discutono prevalentemente argomenti dietologici e strategie per perdere peso.
Sul numero di gennaio di Pediatrics è pubblicata una ricerca longitudinale  condotta dall’ Università del Minnesota sulle conseguenze della lettura di questi tipi di giornali sul futuro comportamento alimentare degli adolescenti.
Lo studio è iniziato nel 1999 e ha coinvolto 2516 studenti della scuola media (45% maschi).
E’ stata valutata  con un questionario (al Tempo1) la frequenza di lettura di questo tipo di riviste: il 14% dei ragazzi e il 44% delle ragazze hanno riferito di leggere riviste con articoli su diete et similia “frequentemente”.
A distanza di 5 anni (Tempo 2) è emerso che le lettrici assidue (ma non i lettori) avevano una probabilità tripla di mettere in atto strategie estreme di perdita di peso, come il vomito o l’assunzione di lassativi, e una probabilità doppia di praticare il digiuno o di fumare con lo scopo di dimagrire, comparate con le ragazze che non avevano mai letto questo tipo di riviste.
Per evitare di confondere causa con effetto era stato valutato, al Tempo1, se le ragazze fossero già in soprappeso (misurando l'indice di massa corporea) e quanto considerassero "importante" il proprio peso, oltre ad essere classificate secondo variabili sociodemografiche.
Questi fattori non sono risultati però discriminativi suggerendo che la frequente lettura di queste riviste, di per sè, costituisca un fattore predittivo del comportamento alimentare disturbato e che la veicolazione di messaggi pro-magrezza sia subdolamente convincente al di là di predisposizioni psicologiche o oggettiva presenza di sovrappeso.
Purtroppo lo studio non consente di comprendere se gli elementi più significativi presenti nelle riviste siano le immagini allegate o le argomentazioni presenti negli articoli, ma invita a riflettere sulla necessità di ridurre l’esposizione delle ragazze adolescenti a questo tipo di letture, anche in casa. 

Via CNN.com
Articolo (full text) | Is Dieting Advice From Magazines Helpful or Harmful? Five-Year Associations With Weight-Control Behaviors and Psychological Outcomes in Adolescents

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4 commenti
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08 Ott 2007
alle 07:34

STEFY



Camminando per le strade e vedendo il manifesto di Oliviero Toscani che ritrae una ragazza anoressica, ho provato un tuffo al cuore che mi ha riportato alla mente la storia di un mio carissimo amico che si era fidanzato con una ragazza bulimica: mangiava e vomitava.
Il suo percorso è iniziato con l'anoressia, non mangiava, e si è trasformato poi in bulimia. Quello del mio amico è stato un cammino di due anni a fianco di questa malattia e all’amore per questa ragazza che li ha uniti e gli ha dato la forza di affrontare uno dei mali di questo secolo.

E’ un male che non esiste, un’ombra; il primo nemico di questa malattia si chiama specchio, dove vedi quello che non sei: l’ombra, il nero, il grasso. Si sentiva tanto grassa e invece lui, riflessa in quello specchio, la vedeva bellissima. Ha combattuto per due anni, la curava giorno e notte, combatteva questo diavolo che aveva dentro e che non si riusciva ad esorcizzare, ma grazie ad una chiave magica che si chiama amore, decisero di intraprendere la via della guarigione. CONTINUA SU WWW.CLANDESTINOWEB.COM ANDATE MOLTO INTERESSANTE!! CIAO STEFY

3
12 Giu 2007
alle 17:58

arianna

sono d'accordo con te!!!se potete contattatemi, erchè io soffro di bulimia, ma vorrei guarire : ragazza_seria90@hotmail.it

2
04 Gen 2007
alle 22:15

Giulietta

Sono straordinariamente d'accordo con te. :)

1
04 Gen 2007
alle 20:11

Darkgianlu

Questo articolo è molto interessante: sia perchè ci conferma un'idea che noi tutti avevamo, sia perchè ci fa intuire che non solo la persona può essere disturbata, ma anche la società. Come esiste una comunicazione psicopatologica nelle famiglie, esiste una comunicazione psicopatogena nelle società. Provoco: una di quelle ricerche che ti fanno chiedere se sono soltanto le persone ad essere "malate". Se seguiamo una spiegazione causale, allora molto di ciò che è esterno alla persona disturbata dovrebbe essere cambiato per arrivare ad una maggiore benessere.
;)

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