Conversazioni di psicologia contemporanea
Da novembre il blogger Abdelkareem Nabil Soliman è rinchiuso in un carcere egiziano.
Lo accusano di vilipendio al presidente e di incitamento all'odio contro l'Islam. La colpa di Kareem è aver criticato dal suo blog alcuni professori dell'università Al Azhar, la principale scuola sunnita del Cairo.
Tutte le informazioni utili per far sentire la nostra voce di blogger e persone libere sono qui . Il sito della campagna per la liberazione di Kareem è http://www.freekareem.org/.
Come contributo PsicoCafé dedica a Kareem la splendida poesia di Illyés Gyula (1902-1983) che parla di tirannia e di libertà uccisa.
Dove c'è tirannia là c'è tirannia
non solo nel fucile, non solo nella prigione,
non solo nelle camere di interrogazione,
non solo nella voce della guardia di notte,
non solo nel discorso oscuro dell'accusa
o nei segni di Morse, battuti sui muri della prigione,
non solo nella confessione o nella condanna inappellabile
del giudice: colpevole!
C'è tirannia ovunque,
non solo nell'ordine militare: puntate, fuoco!
è nel suono del tamburo,
nel tonfo del cadavere nel fosso,
non solo nella notizia sussurrata con paura
attraverso la porta semi-aperta,
non solo nel dito che serra la bocca e zittisce ogni parola:
non ti muovere!
Non solo nelle linee impietrite di espressione
che, come una griglia,
intrappolano l'urlo di paura
e nella cascata di lacrime mute
che aumentano ancora di più il silenzio,
non solo nella pupilla spalancata, c'è tirannia
non solo nei canti, urrah ed evviva urlati di nuovo in piedi
dove c'è tirannia là c'è tirannia
non solo nell'applauso instancabile dei palmi,
nel suono della tromba, nell'opera, nelle pietre delle statue,
nei colori e nelle gallerie, è presente in ogni cornice,
anzi già nel pennello,
non solo nel suono del motore della macchina che passa
nella notte silenziosa
o quando si ferma davanti la casa;
la tirannia è onnipresente,
la trovi nelle scuole materne,nel consiglio del padre,
nel sorriso della madre,
nel modo con cui il bambino risponde all'estraneo;
non solo nel filo spinato, non solo nelle fila dei libri,
nei loro contenuti ancora più distruttivi,
è presente nel bacio di addio, quando ti chiede la moglie
quand'è che ti rivedo?;
nei saluti tanto abituali sulla strada: come stai?
è nelle strette di mani d'improvviso un po' più morbide,
nel gelarsi del viso della tua amante, improvviso;
perchè è lì anche nei tuoi incontri amorosi,
non solo nell'interrogatorio, ma nella dichiarazione,
nell'ebbrezza della parola dolce
come mosca nel vino,
perchè non sei solo nemmeno nel tuo sogno,
sta là con te nell'atto amoroso,
anzi già prima, nel desiderio,
perchè ti pare bello solo che è suo,
era la tua amante che pensavi di amare,
nel piatto e nel bicchiere, nell'olfatto e nel gusto,
nel freddo e nel crepuscolo,nella stanza e all'aperto,
come quando attraverso la finestra aperta entra la puzza dalla strada
oppure c'è una fuga di gas,
se parli a te stesso, ti interroga il tiranno
non sei libero nemmeno nell'immaginario,
nel cielo là sopra anche la Via Lattea ti pare diversa:
sembra una frontiera,
dove il faro sparge luce sulla zona battuta,
è un campo minato
e la stella ti pare un finestrino da spia,
la tenda celestiale:
campo di lavoro enorme,
perchè la tirannia parla dal suono della campana,
dal prete a cui ti confessi,dalla predicazione;
chiese, parlamento, cavalletti di tortura: sono palcoscenici;
apri e chiudi gli occhi, inutile, ti guardano tutti,
è come una malattia da cui nessuno ti libera,
senti il ticchettio delle ruote
prigioniero, prigioniero, ti dice
puoi andare al mare o in montagna,
lo respiri sempre,
è presente nel lampo,in ogni rumore inatteso,
nella luce e nell'improvviso sussulto del cuore;
nel riposo e nella noia che ti lega, come catena,
nello scossone della pioggia,
nella nevicata bianca che ti imprigiona,
negli occhi del tuo cane;
perchè è presente in ogni tua intenzione,
in ogni obiettivo
nel tuo futuro,
in ogni pensiero,
in ogni movimento;
come il fiume segue il suo letto, e lo forma,
lo costruisci pure tu, lo rivedi nello specchio,
ti guarda, non puoi scappare,
sei prigioniero ma anche carceriere;
lo senti nell'odore del tabacco,
nel tessuto del tuo vestito,
si impregna in tutto, fino al tuo cervello,
vorresti aver idee, ma solo le sue ti vengono in mente,
vorresti guardare, ma vedi solo ciò che ti fa vedere
e dal cerino si avvampa la fiamma
e brucia il bosco tutto intorno,
perchè dovevi calpestarlo, ma non lo facesti,
ed ormai è troppo tardi,
così ti sorveglia ormai, in casa tua, in fabbrica,
nel campo e non lo sai più cos'è carne e pane,
che significa vivere, amare, desiderare, abbracciare;
lo schiavo produce e porta le sue catene,
se mangi, lo fai crescere, per esso fai i figli,
di questa catena fanno parte tutti,
anche da te parte ed inonda,
anche tu ne sei membra,
così viviamo nel buio come talpe,
sebbene sopra di noi ci sia il sole,
e ci rinchiudiamo in prigioni,
perchè dove c'è tirannia
è inutile la canzone o qualsiasi opera d'arte,
perchè è là anche presso la tua tomba,
e dichiara tu chi eri,
ne sei servo anche nelle polveri.