“Si tratta di un vitigno presente da tempo immemorabile sull'isola che, in appassimento naturale su pianta, dà dei vini dolci di estrema concentrazione e di grande suadenza olfattiva, con ricordi di fiori di zagara, di scorza d'arancia candita, di dattero e di fico secco, di magnifica eleganza. Dolce, certamente, ma equilibrato da una splendida sapidità di base e dal giusto apporto alcoolico".
Questa è la descrizione che Paolo Lauciani, mitico sommelier della Rubrica Gusto del tg5, fa di un vino sardo: il Nasco. La potete vedere e ascoltare qui.
Quando si ascolta un bravo sommelier come Lauciani può capitare di esser colti dall’atroce dubbio che la scorza di arancia candita o il ricordo di fico secco siano allucinazioni del sommelier, che di vino deve averne bevuto parecchio...
E invece no.
In questi giorni è stata pubblicata una ricerca che afferma che il nostro naso può effettivamente discriminare centinaia di migliaia di odori differenti, anche se, non essendo addestrato a riconoscerli e denominarli, non impara a identificarli stabilmente.
Lo afferma Jay Gottfried, di cui abbiamo un dagherrotipo, ricercatore al Cognitive Neurology and Alzheimer's Disease Center della Northwestern University Feinberg School of Medicine.
Egli parte dal presupposto che il senso dell’olfatto non sia meramente basato sulla struttura chimica della molecola odorosa, ma venga plasmato massicciamente dall’esperienza e dall’apprendimento. Lavorando con il neuroscienziato Wen Li, ha esposto per pochi minuti 16 volontari a un odore di menta e a un odore floreale.
Sottoposti successivamente a un test olfattivo, 14 soggetti su 16 hanno mostrato di aver sviluppato delle super abilità olfattive, che permanevano circa 24 ore, ma solo per lo specifico odore per il quale c'era stata esposizione.
In altre parole se uno odora menta per 3 minuti, diventa, per quasi un giorno intero, un esperto di menta e capace di distinguere fra diverse sfumature odorose della menta!
La risonanza magnetica, realizzata durante il test olfattivo, mostra cambiamenti nel cervello concomitanti con l'acquisizione delle abilità a discriminare gli odori. Due aree in particolare risultanto coinvolte in questo processo: corteccia piriforme e corteccia orbito frontale. Aree particolarmente plastiche e facili da essere "aggiornate" e modificate da nuovi apprendimenti.
Uno a zero per Paolo Lauciani.
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La ricerca è stata pubblicata su Neuron






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