Conversazioni di psicologia contemporanea
Lo stigma della malattia mentale si combatte in molti modi.
Ti regalerò una rosaMi chiamo Antonio e sono matto
Sono nato nel ’54 e vivo qui da quando ero bambino
Credevo di parlare col demonio
Così mi hanno chiuso quarant’anni dentro a un manicomio
Ti scrivo questa lettera perché non so parlare
Perdona la calligrafia da prima elementare
E mi stupisco se provo ancora un’emozione
Ma la colpa è della mano che non smette di tremare
Io sono come un pianoforte con un tasto rotto
L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi
E giorno e notte si assomigliano
Nella poca luce che trafigge i vetri opachi
Me la faccio ancora sotto perché ho paura
Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura
Puzza di piscio e segatura
Questa è malattia mentale e non esiste cura
I matti sono punti di domanda senza frase
Migliaia di astronavi che non tornano alla base
Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole
I matti sono apostoli di un Dio che non li vuole
Mi fabbrico la neve col polistirolo
La mia patologia è che son rimasto solo
Ora prendete un telescopio… misurate le distanze
E guardate tra me e voi… chi è più pericoloso?
Dentro ai padiglioni ci amavamo di nascosto
Ritagliando un angolo che fosse solo il nostro
Ricordo i pochi istanti in cui ci sentivamo vivi
Non come le cartelle cliniche stipate negli archivi
Dei miei ricordi sarai l’ultimo a sfumare
Eri come un angelo legato ad un termosifone
Nonostante tutto io ti aspetto ancora
E se chiudo gli occhi sento la tua mano che mi sfiora
Mi chiamo Antonio e sto sul tetto
Cara Margherita son vent’anni che ti aspetto
I matti siamo noi quando nessuno ci capisce
Quando pure il tuo migliore amico ti tradisce
Ti lascio questa lettera, adesso devo andare
Perdona la calligrafia da prima elementare
E ti stupisci che io provi ancora un’emozione?
Sorprenditi di nuovo perché Antonio sa volare
Questa canzone mi ricorda una barzelletta, che esprime con ironica tragicità la condizione di molte persone che non ci capiterà mai di vedere, e alle quali non capiterà mai di vedere il mondo esterno, perchè sono letteralmente murate vive in strutture obsolete e inumane chiamate volgarmente "manicomi": -Un uomo passeggia davanti a un manicomio, e un "matto" si affaccia alla finestra e saluta il passante. allora questo gli chiede: "Ma voi in quanti siete lì dentro"? e il matto risponde: "Noi qui dentro siamo in 200! E voi lì fuori quanti siete?"
ho lavorato con i malati anche io approvo appieno tutte le parole di simone, non ci rendiamo conto che tutte quelle persone hanno un 'anima , sembrano tanti bambini senza malizia ,senza scopi,parlano ridono litigano ,si amano come la
piu' naturale delle cose
Ciao Simone se te questa canzone non l'avessi cantata ad un pubblico vasto sarebbe piaciuta ugualmente.Oramai te l'hanno scoperta tutti.L'hai voluta cantare davanti ad un vasto pubblico e' piaciuta anche se forse non piacera' piu' hai regalato una rosa a tutti.Ma io credo che un'altro motivo bellissimo,un'altra rosa rossa la tieni nascosta e la regalerai a poche persone come un bravo prestigiatore una rosa rossa la tieni davanti ed un'altra la nascondi dietro per donarla a chi ne ha bisogno e te la chiede e ti ringraziera' riconoscente di quella rosa rossa che tu hai gelosamente nascosto.Dato che dal motivo non si capisce bene a chi vuoi donare questa rosa rossa diciamo che questa rosa rossa e' un regalo per tutti quelli che hanno avuto modo di apprezzarla.I matti siamo noi quando nessuno ci capisce ma poi se tutti capissero che gusto ci sarebbe!Se tutti fossero capiti poi sarebbero tutti a cercare quella cosa che piace perche' e' di moda.E' sempre bene tenere un rosa rossa nascosta.Sara' quella rosa rossa nascosta ad aiutarci e quando tutti la scopriranno e capiranno bisognera' trovare un'altra rosa rossa da nascondere che non vada a ruba.
l'ultima strofa è commovente perchè ha un finale tragico!!!!
bellissima canzone,molto significativa e veritiera.Sono contentissima che a sanremo abbia vinto simone cristicchi.Bravo simoneeee.......
è bellissima questa canzone.sono kontenta ke a sanremo abbia vinto un testo impegnato!le tue parole sembrano quasi una poesia e fanno venire i brividi al pensare ke si tratti di una storia vera...sembra ttt tr surreale, brutto e drammatiko per essere vero...ammiro il tuo spirito kl quale attraverso note musikali hai saputo denunciare questa realtà ke purtroppo c'è ancora, ma ke nessuno ne parla...certo, la malattia mentale sfortunatamente nn si può eliminare del tutto, ma forse sarebbe ora ke la gente incominciasse a kapire ke per amare nn c'è bisogno dl facoltà intellettive o di kissà quale altra kapacità...serve solo il cuore...tutti sanno regalare un po' del loro amore attraverso piccoli grandi gesti...infondo vivere signifika anke imparare a vedere con il cuore quello che gli occhi non vedono!....
Ciao Simone! Sai io sono italiano ma facendo fisica mi tocca a vivere all'estero.. È il secondo anno che ascoltando la radio penso che la canzone che sto ascoltando sia bellissima, l'anno scorso con Povia e quest'anno con la tua "Ti regalerò una rosa". Dopo un paio di giorni scopro che hai vinto il festival di Sanremo. Beh, quello che fai x questo mondo è davvero bellissimo. La scorsa estate ti abbiamo ascoltato sempre durante la vacanza in Croazia, inno dei mondiali e Cristicchi.. ;-) È difficile oggi che la gente capisca e vada oltre le parole e veda quello che tu dici sempre nei tuoi testi: più naturalezza, non adagiarsi, essere se stessi e non giudicare le situazioni senza entrar a farne parte profondamente. Mi piace quello che dici perché beh io la penso come te.. :-) Tanti tanti complimenti x te, sii sempre così. Grazie. Franz
Chi mi conosce sa quanto sono vicino alle idee di questo artista. Come dice Basaglia, e come è citato all'inizio del dvd di Cristicchi, la follia è una condizione umana, solo che le persone vogliono soltanto la ragione, ed eliminare la follia.
Oserei dire che amo la follia, una forma d'arte così personale che soltanto pochi intimi possono capire.
il mio migliore amico lavora da oltre dieci anni in un "manicomio", attraverso l'arte terapia ha insegnato a questi ragazzi (come li chiama lui) che è possibile trovare qualche ora di serenità nello schifo che, invece, li circonda.
Conosco bene il peso di tutte le parole di Cristicchi, se ne sarebbero potute dire molte altre per descrivere la malattia mentale e per parlare di una delle forme di "razzismo" più inqualificabili: quella che si ha nei confronti di chi ha un disagio mentale. E oltre a Cristicchi bisognerebbe conoscere i nomi, forse pochi, o forse tanti, dei terapeuti che lavorano tutti i giorni con "i matti" con amore ed entusiasimo. Con professionalità e umanità.
alle 04:32
ykky
buono