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La stimolazione del nervo vago contro la depressione

Giulietta Capacchione avatar Venerdì 27 Aprile 2007, 10:31 in Psicologia clinica di Giulietta Capacchione

Vagal nerve stimulation.jpgAll’Ospedale Le Molinette di Torino si sperimenta la stimolazione elettrica del nervo vago contro la depressione grave resistente. 
La vagal nerve stimulation (VSN) si avvale di un pacemaker che viene impiantato chirurgicamente nella parte alta del torace. Da esso si dipartono  piccoli fili che conducono l’impulso elettrico al nervo vago che, attraverso il collo, raggiunge il cervello (clicca l'immagine per ingrandire).
Questa strategia terapeutica è autorizzata e utilizzata dal 1997 per il trattamento di alcune forme di epilessia ed è autorizzata dalla Drug and Food Administration dal 2005  per i casi resistenti di depressione maggiore.
Esiste una testimonianza di uno dei primi pazienti: si tratta di Charles Donovan III che ha partecipato alla sperimentazione clinica e ha ricevuto l’impianto nel 2001.
Il suo libro, dal titolo suggestivo “Out of the Black Hole”, racconta la storia di un successo terapeutico insperato. Donovan cura un sito informativo sull’argomento: My Depression Space .
In Italia le persone che hanno ricevuto questo trattamento sono circa una ventina, soprattutto all'Istituto neurologico Besta di Milano.
Le indicazioni terapeutiche sono estremamente limitate: soggetti anziani oltre i 65 anni con depressioni severe di lunga durata resistenti ad ogni altro tipo di trattamento. Non si tratta dunque di una panacea, ma di un'opportunità, finora molto limitata, di ricerca e cura.

14
14 commenti
14
28 Lug 2012
alle 11:06

Chiara

disperata e depressa non rispondo ai farmaci...è da 10 anni che mi curo con i farmaci e son stata in piedi..ora il crollo

ho 33 anni e la mia famiglia è disperata...potrei usufruire della stimolazione del nervo vago?

grazie

Chiara79

13
02 Lug 2011
alle 21:32

natalino

Ciao a tutti. da un anno e mezzo ho subito l'impianto di stimolatore del nervo vago, per il quale nutrivo forti aspettative. Invece mi ritrovo con disturbi e dolori alla gola e zone adiacenti. Desidererei molto sentire l'esperienze di altri pazienti e sapere se hanno trovato rimedi e quali.

12
16 Mar 2008
alle 12:36

Giovanni

Hops ! Non mi ero accorto che i vostri commenti risalgono all'anno scorso .Niente di chè ma è evidente che sono immensamente in ritardooooooooo.Non è meglio aggiornare un pò?

11
16 Mar 2008
alle 12:26

Giovanni

Giulietta sei grande (per Fausto):)!!!! Devo dire però che in ultimo anche Enrico ha detto qualcosa di azzeccato ;) !!!!

10
17 Mag 2007
alle 16:41

Giulietta

Gentile Fausto, lei si trova su un blog di informazione, non sulla pagina dell'ospedale. Per informazioni di questo tipo però non si affidi a internet, si rivolga al centro di salute mentale della sua città.
Saluti.

9
17 Mag 2007
alle 16:10

meloni fausto

vorrei un aiuto mia moglie e da tanti anni che soffre di una forte depressione detta bipolare   lei puo fare questo intervento

8
15 Mag 2007
alle 12:43

Enrico L. Barazzoni

Spiacente, ma l'esempio non calza.

Nel caso dell'aspirina vi era una malattia ben diagnosticabile in base ad esami fisiologici e riscontri oggettivi. Il criterio "ab juvantibus" poteva essere accettato in quanto la malattia regrediva. Che non si capisse il meccanismo, era perlomeno ammesso pubblicamente.

Nel caso della depressione invece non esiste nessun esame clinico oggettivo che la possa diagnosticare come malattia e la "cura" pretendono di spiegarla con uno squilibrio chimico del cervello.

Solo che non sono in grado di dimostrare nè l'uno nè l'altro.

I sintomi effettivamente regrediscono, ma di certo non i problemi per cui la persona era depressa in primo luogo.

Usando lo stesso criterio, anche la cocaina potrebbe essere una cura. In realtà stanno usando questo criterio con i bambini pretendendo di "curarli" dall'ADHD con un'anfetamina, il Ritalin.

 

7
09 Mag 2007
alle 11:29

Giulietta

@Enrico: lo sai che l'acido acetilsalicilico (principio attivo dell'aspirina) fu estratto nel 1828, ma il meccanismo d'azione venne scoperto solo nel 1970?
Se avessero dovuto aspettare di "provare" perchè funzionava...
Se una madre non si alza più dal letto e quando lo fa si dirige alla finestra per buttarsi di sotto, val bene anche la stimolazione del nervo vago. Di fronte alla sofferenza delle persone i sofismi intellettuali sono criminali oltre che risibili.

6
09 Mag 2007
alle 01:37

Enrico L. Barazzoni

E' quel "a meno che" che mi lascia perplesso sul fatto di diagnosticare una depressione che possa venire curata intervenendo sul nervo vago.

Per supportare un'affermazione del genere dovrebbe perlomeno essere provata una produzione anomala di serotonina!

5
08 Mag 2007
alle 12:41

Giulietta

Enrico se qualcosa sopravviene a una madre perchè il figlio si droga si parla di depressione reattiva o reazione depressiva e non si cura affatto, a meno che non duri un tempo eccessivo o raggiunga certi livelli di gravità.
La depressione non equivale al semplice "sentirsi tristi" o essere preoccupati,  non dipende direttamente da un evento scatenante ed è fatta di almeno una decina di sintomi, la metà dei quali concretamente fisiologici (cioè fisici).
In questo campo, come nel diritto, ignorantia non excusat.

4
08 Mag 2007
alle 01:36

Enrico L. Barazzoni

Se la depressione fosse ascrivibile alla mera stimolazione della serotonina, avremmo risolto il problema della depressione!

In realtà, se la depressione sopravviene ad una madre perchè il figlio si droga, non credo che stimolare il nervo vago porti reale beneficio alla causa...

3
27 Apr 2007
alle 12:15

Giulietta

Cari amici, proprio perchè la distinzione mente-cervello è un'invenzione senza riscontri nella realtà, non dobbiamo far fatica a concepire che una depressione si curi con la ristrutturazione cognitiva (con le ineffabili "parole" come dice Darkgianlu), con gli psicofarmaci talvolta e con la stimolazione del nervo vago.
Io mi chiedo chi ci guadagna in questa assurda contrapposizione ideologica senza fondamento. Sicuramente non i pazienti, che hanno al contrario bisogno di sapere che la scienza batte tutte le strade per dar loro una mano...

2
27 Apr 2007
alle 09:48

Ivo Silvestro

"Non si tratta dunque di una panacea, ma di un'opportunità, finora molto limitata, di ricerca e cura."
Scommettiamo che saranno in pochi a condividere questa conclusione di puro e semplice buon senso? Già vedo i filosofi e gli psicologi della domenica pontificare sul fatto che non siamo macchine eccetera...

1
27 Apr 2007
alle 09:04

Darkgianlu

Interessante, tempo fa seguii una lezione in cui si parlava di stimolazione elettrica tramite elettrodi inseriti chirurgicamente in un nucleo profondo dell'encefalo, di cui non ricordo il nome. La mia opinione personale è che queste conoscenze possono indurci a credere che qualcosa di tangibile sensorialmente sia più efficace e "reale" di qualcosa che non lo è, come una parola. Non voglio sminuire l'importanza di questi interventi, rivolti ad aiutare delle persone, ma vorrei sottolineare l'interdipendenza corpo-psiche, la loro inscindibilità, come conoscenza e punto di partenza morale per i nostri interventi.

In fondo anche questa ricerca ha di nuovo confermato che non siamo nè materia nè anima. 


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