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Reincarnazione e memoria

Giulietta Capacchione avatar Lunedì 16 Aprile 2007, 18:48 in Psicologia cognitiva di Giulietta Capacchione

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Maarten Peters e i suoi colleghi del Dipartimento di Psicologia sperimentale della  Maastricht University hanno indagato la propensione a commettere errori di memoria in persone che fanno “affermazioni poco plausibili”:  11 donne e 2 uomini che sostengono di ricordare cose della loro vita precedente.

Ora vorrei evitare, come già successo in passato, che piombino qui orde di reincarnati a dire che non dobbiamo permetterci di mettere in dubbio la loro verità.
Dirò dunque che affermare di aver vissuto nel '300 è cosa rispettabilissima, ma resta parimenti rispettabile la posizione di chi, legittimamente, ritiene l'eventualità implausibile e la convinzione un poco bizzarra.

Nello studio, pubblicato su Consciousness and Cognition, i ricercatori hanno usato una versione modificata di una procedura di laboratorio ben nota per elicitare le false memorie di parole.
I partecipanti hanno prima dovuto leggere una lista di 40 nomi di persone non famose. Due ore dopo gli è stata presentata un’altra lista contenente i 40 nomi di persone non famose già letti, nomi di persone non famose del tutto nuovi e nomi di attori molto conosciuti, scrittori e politici.
Il compito dei partecipanti era quello di esprimere un giudizio di fama sui nomi della seconda lista, in altre parole decidere se ciascun nome della lista era famoso oppure no.
I risultati dell’esperimento hanno dimostrato che il campione sperimentale aveva una maggior propensione, rispetto al gruppo di controllo, a incappare nell’”illusione della falsa fama”, aveva cioè una probabilità doppia rispetto agli altri di identificare i nomi non famosi, letti nella prima lista, come nomi famosi.
Questo tipo di errore mnestico viene chiamato in psicologia “errore di monitoraggio della fonte”.
Quando il meccanismo di monitoraggio della fonte è danneggiato, un’informazione, un nome in questo caso, viene ricordata, ma viene perduto il ricordo di dove e come l’informazione è stata acquisita.
Poichè la sensazione di familiarità è percepibile, i soggetti sono indotti a incorporare nella memoria questa informazione attribuendole connotati che non le sono propri.
In questo caso un nome “già incontrato”, ma senza riferimenti sul dove e sul quando,  “deve” appartenere necessariamente a un personaggio famoso.
Il ricordo di vite precedenti potrebbe essere quindi un errore massiccio e pervasivo di monitoraggio della fonte. Questi soggetti ricorderebbero chiaramente luoghi, eventi, persone, senza riuscire a ricordare il contesto di realtà nel quale li hanno memorizzati, con la conseguenza di vivere la sensazione che siano ricordi appartenenti ...a un'altra dimensione spazio-temporale.

Abstract | The false fame illusion in people with memories about a previous life. Fonte |  Neurophilosophy

10
10 commenti
10
22 Apr 2007
alle 17:57

Darkgianlu

Tutta la ricerca sperimentale dovrebbe essere pervasa dallo spirito di "chi sa di non sapere"...

9
20 Apr 2007
alle 18:02

Enrico L. Barazzoni

Hai ragione. Non è il luogo e mi scuso. Quando ho letto che "il ricordo di vite precedenti potrebbe essere quindi un errore massiccio e pervasivo di monitoraggio della fonte" non ho considerato il "potrebbe" con la dovuta importanza.

In effetti lo studio ammette già da sè che non è in grado di fornire una risposta esaustiva, cosa che invece la psichiatria non ammetterà mai.

Ciao

Enrico

8
19 Apr 2007
alle 22:26

Darkgianlu

Ciao Enrico, in parte mi trovo vicino alle tue idee, ma credo sia necessario non confondere alcune cose:

- psicologia e psichiatria non perseguono gli stessi fini, anche se spesso si aiutano a vicenda.

- la psichiatria è una scienza che ha commesso molti errori, anche molto gravi, nella sua storia, ed è ben lontana dal godere dei successi e del rigore scientifico a cui spesso si associa. Tuttavia è oggi necessaria e ha aiutato milioni di persone, nelle sue varie forme.

Qui poi non è il luogo più adatto per parlare di questi problemi...

7
19 Apr 2007
alle 12:35

Enrico L. Barazzoni

Scusa Giulietta se il mio intervento è sembrato una provocazione. In parte lo è, anche se in tono amichevole :)

Per rispondere alla tua controreplica:

Concordo con te che la psicologia non dimostra le sue tesi. Aggiungo anche che non conosco alcun risultato replicabile da smentire.

La psicologia non c'entra molto con la psichiatria, ma devi convenire che almeno una comunanza etimologica esiste: dallo studio dell'anima della psicologia si passa alla pretesa cura dell'anima da parte della psichiatria.

La psichiatria dice che sei pazzo se credi nella reincarnazione. Persone hanno ricevuto un TSO per molto meno.

Sempre la psichiatria è la risposta delle successive due domande.

Gli psicofarmaci sono una lobotomia chimica.

Gli psicofarmaci spesso si accompagnano a terapie psicoanalitiche. Concordo che non sono sistematicamente associabili allapsicologia, ma nemmeno totalmente separabili sempre per affinità etimologica e specialistica tra psic- -ologia e -iatria.

Infine, a me il sistema sperimentale aggrada eccome, se dimostra risultati.

Ciao

6
17 Apr 2007
alle 23:32

Darkgianlu

Bell'articolo! Complimenti Giulietta, ne trovi sempre di molti carini. Avevo letto qualcosa tempo fa sul bias della fonte, mi pare fosse collegato ad una minuta diversità della corteccia orbitofrontale...

Per spiegare però il fenomeno del ricordo di vite passate si potrebbe pensare, ovviamente, anche ad un effetto di influenza sociale: le persone predisposte, quelle con un buon bias della fonte, possono essere più facilmente persuase a creare false memorie sulla vita passata se prendono per buone queste teorie, magari se vivono esperienze che elicitano questi errori, come fare una seduta ipnotica di questo genere.

Tuttavia, l'articolo non da per certo che i ricordi di vite passate sono dovuti a questo errore, sarebbe più azzeccato proporre stimoli narrativi, come una storia simile ad una vita passata. Inoltre, come riprova si potrebbe provare ad elicitare il ricordo di una vita passata in persone normali e persone con questo bias ma che non credono in queste ipotesi, o meglio che non ne hanno mai saputo niente, e vedere le differenze fra gruppi.

Che ne dite? 

5
17 Apr 2007
alle 13:28

Giulietta

Enrico, la psicologia non dimostra le proprie tesi, studia dei fenomeni e suggerisce delle ipotesi. Le ipotesi devono poi venir confermate in altri studi, su altri soggetti, ad opera di ricercatori diversi e in tutto il mondo.
Quando un risultato diventa "replicabile" lo si dà per acquisito, fino a eventuale smentita.
Ecco. Questo è il metodo che si usa anche in questo blog.
Quindi per piacere vorrei capire da te le seguenti cose:
-cosa c'entra la psichiatria con la psicologia cognitiva
-chi ha detto che chi crede nella reincarnazione è pazzo
-chi è che frigge i cervelli
-chi tagliuzza pezzi di cervello
-cosa c'entra la lobotomia con gli psicofarmaci
-cosa c'entrano gli psicofarmaci con la psicologia.

Se questo è il tuo metodo di commentare un articolo non mi sorprende che il metodo sperimentale non ti aggradi. E' parecchio lontano dal pasticciaccio logico che proponi qui. Non trovi?
Ciao.

4
17 Apr 2007
alle 13:05

Daniele

E si, ed ad un cleptomane tagliamo le mani...

 

Mi spieghi il nesso logico tra l'esperimento citato (che si può considerare attendibile o meno) e la lobotomizzazione? 

3
17 Apr 2007
alle 12:16

Enrico L. Barazzoni

Se questo è il metodo "scientifico" usato dalla psicologia per dimostrare le proprie tesi, non mi sorprende che la pasichiatria sia arrivata agli estremi che per curare la pazzia (un pazzo è uno che crede nella reincarnazione?) si debba friggere il cervello con la corrente da 380 oppure tagliuzzare un pezzo di cervello oppure praticare la lobotomia chimica con gli psicofarmaci.

2
17 Apr 2007
alle 09:05

Giulietta

Casper ho visto cose che voi umani... :D

1
16 Apr 2007
alle 21:43

Casper

Orde di reincarnati :D LOL

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