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Il colore della luna. Come vediamo e perchè. Intervista a Paola Bressan

Pubblicato da Giulietta Capacchione alle 21:17 in Psicologia cognitiva


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Paola Bressan è ricercatrice all’Università di Padova e insegna scrittura scientifica alla Scuola di Dottorato in Scienze psicologiche. I suoi interessi di ricerca riguardano soprattutto la psicologia della visione e la psicologia evoluzionistica. Ha pubblicato più di 40 lavori in prestigiose riviste internazionali e recentemente il libro "Il colore della luna. Come vediamo e perché" edito da Laterza (2007).
La dott.ssa Bressan è stata così gentile da rilasciarmi questa bella intervista. Buona lettura!

Dott.ssa Bressan come nasce l’idea di questo libro?
La divulgazione scientifica si propone di rendere semplici cose che sembrano complesse, in modo che tutti le possano capire. Questo va benissimo, ma in questo libro ho voluto fare anche l’opposto: far capire quanto sono complesse (cioè, interessanti e curiose) cose che sembrano semplici (cioè, scontate e banali), come distinguere una salita da una discesa, mantenere l’equilibrio, percepire il mondo come immobile quando muoviamo gli occhi o vedere bianche le pagine dei libri quando accendiamo una lampadina - dovremmo vederle arancioni!

Cosa significa che la realtà è una costruzione dei nostri sensi?
Non tanto dei nostri sensi, quanto del nostro cervello. Quando ci guardiamo attorno non abbiamo l’impressione di costruire le cose, ma di guardarle: le cose stanno lì fuori e hanno quell’aspetto, indipendentemente dal fatto che noi le guardiamo o no. Ma questa sensazione è dovuta unicamente al fatto che siamo bravi a costruirle. Incredibile? Beh, forse un po’ meno incredibile se consideriamo quel che succede quando un ictus danneggia le aree cerebrali dedicate al processo di costruzione. Alcuni pazienti vedono oggetti, animali, persone che non esistono, ma che a loro appaiono assolutamente indistinguibili dagli oggetti, animali e persone che vedevano prima dell’ictus. Possono perfino toccarli, e provare la sensazione tattile corrispondente. E se ci sentiamo portati a ribattere che questi pazienti sono “matti” e noi no, per cui la loro realtà è costruita e la nostra no, dormiamoci su. Mentre dormiamo, il nostro cervello costruirà una rappresentazione perfettamente convincente di un mondo che non esiste, con al centro un “noi stessi” dotato di corpo, mente e coscienza. Quando dormiamo e quando siamo svegli, la nostra realtà è una costruzione del nostro cervello. L’unica differenza è che quando siamo svegli utilizziamo più vincoli per costruirla, perché ci basiamo sull’informazione che proviene dai nostri sensi. Per questa ragione, i nostri amici costruiscono una realtà molto simile alla nostra, e molto diversa da quella dei protagonisti di questi straordinari casi clinici.

La stessa copertina del libro è un’illusione ottica, può spiegarcela?
La copertina fa riferimento a un’illusione che mi affascina in modo particolare perché nessuno pensa che si tratti di un’illusione: il colore della luna.

La luna è in realtà grigio scuro: eppure ci appare bianca, o perfino luminosa. Noi crediamo che le cose appaiano di un certo colore perché “hanno” quel colore, ma la realtà è ben diversa. Gli esperimenti hanno mostrato che il nostro cervello assegna automaticamente il colore bianco alla regione più chiara di una scena, e aggiusta tutti gli altri colori di conseguenza. Ne consegue che un pezzo di carta grigio può apparire bianco, grigio o nero a seconda del contesto in cui si trova.

Bressan%20divano.JPG In questa figura, ad esempio, (clicca per ingrandire) i due dischi sotto la poltrona sono dello stesso grigio dei due dischi incollati allo specchio soprastante! Non dovremmo stupirci che sia così frustrante andare a cercare un cuscino dello stesso colore del nostro divano se non abbiamo con noi un campione di tessuto. L’esatto colore del nostro divano dipende da tutti gli altri colori presenti nel soggiorno, e varia inoltre al variare dell’illuminazione. È impossibile ricordare il colore “reale” del divano, perché di quel colore “reale” non abbiamo alcuna esperienza.

Quali altre curiosità percettive sono svelate nel suo libro?
Una miriade... Prima di cominciare a scrivere il libro sapevo che il mondo che vediamo è sorprendente, ma non avevo idea che lo fosse così tanto. Mi ci sono voluti cinque anni per finire il libro, e, alla ricerca di informazioni per i miei futuri lettori, ho imparato anch’io molte cose che non sapevo. Ad esempio, lo sapevate che il fumo emesso da una sigaretta è azzurrino, mentre il fumo espirato dal fumatore è bianco, per la stessa ragione per cui il cielo è azzurro mentre le nuvole sono bianche? che quando una persona attraente ci guarda, o una che non ci piace smette di guardarci, si attivano le aree cerebrali legate alle aspettative di ricompensa? che, mentre seguite una partita di pallacanestro, potreste non vedere un gorilla che si percuote il torace in mezzo al campo, anche se compare proprio dove state guardando? che l’influenza negativa dell’età apparente di un volto maschile sulla sua attrattiva è minore per donne nate da genitori anziani? che, a chi perde la visione a colori, il cibo appare ripugnante? che portare una valigia nera stanca di più che portarne una bianca? che i ciechi che riacquistano la vista in seguito ad un’operazione, un evento che parrebbe motivo di esultanza, tendono a sviluppare forti depressioni?

Credo che leggere il suo libro sarà un'esperienza entusiasmante! Ho letto che fra i suoi interessi di ricerca, oltre alla psicologia della visione, c’è anche la psicologia evoluzionistica, può spiegarci di che cosa si tratta?

La psicologia evoluzionistica è la teoria dell'evoluzione applicata al comportamento umano. Noi discendiamo tutti da progenitori che si sono riprodotti con successo, altrimenti non sarebbero i nostri progenitori. A contribuire al successo riproduttivo sono caratteristiche non solo somatiche, cioè relative al corpo, ma anche comportamentali. Dato che quasi tutti i comportamenti sono in qualche misura anche geneticamente determinati, abbiamo ereditato dai nostri progenitori quei meccanismi psicologici che favorivano il successo riproduttivo. La psicologia evoluzionistica si interessa alle cause ultime di un certo comportamento (come mai esiste); lo fa considerando il contributo alla riproduzione che quel comportamento ha, o ha avuto.
A che cosa si deve, per esempio, l’istintiva attrazione per una pelle femminile liscia e senza rughe? Alla sua associazione con la giovinezza e quindi con la fertilità. Sull’attrattiva dei volti maschili, le rughe hanno un impatto minore perché gli uomini rimangono fertili fino a tarda età. Non a caso, in tutte le culture, gli uomini tendono a scegliere donne giovani e le donne cercano di apparire giovani. Ovviamente, non è affatto escluso che nel corso della nostra storia evolutiva alcuni ominidi preferissero avere relazioni con interessanti donne mature, proprio come accade oggi; ma chiunque avesse fatto questa scelta in maniera esclusiva non avrebbe lasciato prole in grado di ereditare tale preferenza.
Voi potreste obiettare che nel frattempo abbiamo inventato la contraccezione, e non vogliamo tanti figli. Beh, l'evoluzione non ci ha programmato direttamente affinché trasmettessimo i nostri geni alla generazione successiva, ma ci ha dato le motivazioni per raggiungere questo scopo: sentirci attratti verso l'altro sesso, preferire partners fedeli e provare gelosia, amare i nostri bambini e averne cura, e così via. Queste motivazioni sono ancora dentro di noi, nonostante tutte le conquiste della civiltà moderna e nonostante alcune di esse vengano considerate lodevoli e altre no.

Ringrazio di cuore la dott.ssa Bressan e vi rimando al suo blog 
“Il colore della luna” e alla sua pagina personale dove potete trovare numerosissimi articoli scientifici scaricabili in pdf.

 

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Commenti

1. Prismatik, Lunedì 7 Maggio 2007 ore 17:25

Trovo interessante l'idea "nativa" del lavoro della dott.ssa Bressan e cioè "far capire quanto siano complesse cose che sembrano semplici". Nella semplicità veniamo infatti, spesso e volentieri ingannati.

Interessante anche l'aspetto evoluzionistico in chiave psicologica.

La dott.ssa parla di come il "mondo che vediamo sia sorprendente" condizionato dal punto di vista percettivo.

Una sola precisazione, riguardo le illusioni percettive. E' noto quanto sia fondamentale nella primissima fase del processo visivo, il fenomeno fisico elettromagnetico dell'onda luminosa in relazione allo strumento ottico posseduto dall'uomo, ovvero l'occhio umano. L'informazione visiva che si può trarre dall'ambiente risulta essere fortemente condizionata da tutta una serie di fattori che indurrebbero una infinita varietà di percezioni. L'interferenza e diffrazione elettromagnetica "complicano" inverosimilmente la realtà che ci circonda. Il cervello umano "bombardato" da questa infinità di informazioni, per "limiti" propri indurrebbe delle approsimazioni di comodo durante la rielaborazione. Il processo rielaborativo inoltre può essere influenzato da una propria soggettività psicologica. Ma il processo di illusione a mio parere nasce da una primaria approssimazione delle informazioni introiettate.

2. Giulietta, Lunedì 7 Maggio 2007 ore 18:25

Prismatik vista l'autorevolezza dei tuoi interventi urge conoscere la tua identità (in privato naturalmente). Vorrei fare un'intervista anche a te! :D

3. miky, Lunedì 24 Settembre 2007 ore 11:11

Ho letto il libro di Paola Bressan addirittura 2 volte.In realtà la lettura è nata obbligatoriamente dal fatto che domani ho un esame che riguarda proprio la psicologia della Gestald(anzi fatemi gli auguri),ma man mano che proseguivo nella lettura sono stato letteralmente rapito dalla scrittura brillante che riesce a catturare con un linguaggio alla mano ed esempi tratti dal nostro quotidiano.Per non parlare degli esperimenti proposti al lettore:se qualcuno mi avesse visto mentre guardavo lo schermo tv attraverso la fessura del mio pugno o allontanavo e avvicinavo il libro per vedere un anello girare per illusione ottica avrebbe avuto seri dubbi sulla mia sanità mentale.

Complimenti ancora a Paola Bressan.

 

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