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Russi e inglesi percepiscono i colori in maniera diversa!

Pubblicato da Giulietta Capacchione alle 20:57 in Psicologia cognitiva


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Abbiamo già parlato in passato dell’Ipotesi di Sapir Whorf, conosciuta anche come ipotesi della relatività linguistica, secondo la quale le modalità linguistiche con cui denominiamo il mondo determinano le modalità cognitive con cui lo percepiamo: parlanti di lingue differenti potrebbero dunque percepire la realtà in maniera diversa. Diversi studi hanno dimostrato che quella di Sapir-Whorf è qualcosa di più di un’ipotesi. Ultimo in ordine di tempo quello della Stanford University di Palo Alto sulla percezione del colore blu in russi e inglesi.
La lingua russa obbliga a una distinzione terminologica fra il blu più chiaro (goluboy) e il blu più scuro (siniy) mentre in inglese il termine “blue” si usa indifferentemente per indicare un’ampia “fetta” dello spettro cromatico del blu.
Lo psicologo Jonathan Winawer e i suoi colleghi hanno provato a verificare se questa particolarità linguistica avesse qualche influenza su come i russi percepiscono le diverse tonalità del blu. Hanno dunque posto i partecipanti di fronte a una situazione come quella indicata in figura (clicca per ingrandire) e chiesto loro di indicare, nel minor tempo possibile, quale dei due quadrati colorati in basso fosse dello stesso colore del quadrato presentato in alto.
I risultati hanno dimostrato che i parlanti in lingua russa avevano un vantaggio discriminativo, erano cioè più veloci a indicare il quadrato del giusto colore, se i quadrati fra cui scegliere avevano tonalità tali da ricadere in due differenti categorie linguistiche (uno siniy e l’altro goluboy). Se invece i quadrati fra cui scegliere avevano tonalità diverse, ma non tali da ricadere in differenti categorie linguistiche (entrambi siniy o entrambi goluboy) il vantaggio discriminativo veniva perso e russi e inglesi mostravano performance del tutto sovrapponibili.
A ulteriore conferma che fosse proprio la categorizzazione linguistica a influenzare la percezione del colore e non altre variabili cognitive, i ricercatori hanno provato a capire cosa accadeva inserendo un compito interferente sia verbale che spaziale, scoprendo che il vantaggio discriminativo dei russi veniva eliminato solo nel caso del compito interferente verbale (una sequenza di numeri da pronunciare ad alta voce mentre si effettuava la scelta del quadrato).

Semplificando al massimo: se la parte del cervello che gestisce il linguaggio è quella che "aiuta" i russi a discriminare meglio fra i due tipi di blu, mettendola fuori gioco con la sequenza di numeri, il vantaggio deve perdersi: i dati sono andati proprio in questa direzione.

Articolo correlato | Le parole che conosciamo determinano quello che vediamo? L'Ipotesi di Sapir-Whorf
Abstract | Russian blues reveal effects of language on color discrimination

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Commenti

1. hronir, Giovedì 3 Maggio 2007 ore 14:43

Figo!  :)

2. Prismatik, Venerdì 4 Maggio 2007 ore 19:34

Ciao Giulietta! Trovo il tuo Blog interessante e ben fatto! Complimenti!

"Le modalità linguistiche con cui denominiamo il mondo determinano le modalità cognitive con cui lo percepiamo."

Verissimo e la considerazione in questione è generalizzabile.

Le modalità e sfumature linguistiche permettono di "identificare" e di "distinguere" ciò che percepiamo. La Lingua diventa Educatrice. Educa alla Identificazione e alla Distinzione.

A mio parere il Linguaggio è solo uno strumento particolare, mentre in generale ad avere tale prerogativa è l'Educazione dell'individuo che vede nella propria Lingua uno dei tanti strumenti di Determinazione cognitiva.

Immaginiamo di porre sotto osservazione due popoli: il primo abituato per propria tradizione storico-culturale a distinguere una Mela da una Pera, perchè ad esempio la propria bandiera nazionale raffigura entrambi i frutti che per tale motivo sono divenuti tradizionali; Il secondo popolo invece senza alcuna particolare predilezione alla frutta in oggetto.

L'esperimento consiste nel valutare con quale percentuale di errore venga riconosciuta e distinta una Pera a forma di Mela in una sequenza di frutti mostrati.

Il primo popolo "educato" nel riconoscere la Mela dalla Pera prevarrà sul secondo popolo nel test. Il medesimo risultato lo si otterrebbe pure inibendo l'attenzione della sfera cerebrale del Linguaggio perchè il vantaggio nella capacità di identificazione e distinzione non discende da un'educazione linguistica ma da una educazione di altra natura e forma.



3. Giulietta, Sabato 5 Maggio 2007 ore 00:49

Non è proprio così Prismatik. L'educazione influenza l'identificazione di percetti differenti (un contadino distingue con più facilità i borlotti dai fagioli rispetto a un ingegnere).
Ma qui stiamo parlando di percetti fisicamente identici.

Le tonalità cromatiche 08 e 09 hanno la stessa differenza delle tonalità 10 e 11, eppure le ultime due vengono percepite con una differenza relativa maggiore a causa dell'addestramento linguistico alla denominazione differente.
Il linguaggio "cambia" dunque il percetto stesso...

4. Prismatik, Sabato 5 Maggio 2007 ore 13:16

"L'educazione influenza l'identificazione di percetti differenti (un contadino distingue con più facilità i borlotti dai fagioli rispetto a un ingegnere).
Ma qui stiamo parlando di percetti fisicamente identici."

Parli di percetti fisicamente differenti e di percetti fisicamente identici. Non mi trovi concorde su tale "distinzione". Le tonalità di blu sono percetti apparentemente identici come potrebbe essere una pera a forma di mela!

"[...]vengono percepite con una differenza relativa maggiore a causa dell'addestramento linguistico alla denominazione differente."

Infatti sei stata molto precisa ad utilizzare il termine "addestramento" linguistico. La lingua in questo caso diventa uno strumento educativo "fine" che riesce a far discriminare e ad educare l'individuo nella percezione di ciò che fisicamete non è affatto identico ma sembrerebbe tale. La cultura di una persona in sè a mio parere può arrivare al medesimo risultato.

Ciò che penso in sostanza è che il linguaggio è solo uno strumento. Uno strumento meglio calibrato nella versione russa per quanto concerne le tonalità di blu. Ma di strumenti ne esistono molteplici. E le modalità cognitive vengono tanto più influenzate quanto più lo strumento è preciso.

5. Prismatik, Sabato 5 Maggio 2007 ore 13:39

Nel caso in cui la Vista presenta paritetiche difficoltà nel discernere gli oggetti (come può essere il caso di due tonalità simili del colore blu o il caso di una pera a forma di mela), la percezione "migliore" degli stessi non sarà determinato dal potere diottrico dell'occhio ma potrebbe derivare da una pregressa educazione linguistica o educazione d'altro tipo. L'educazione è tanto più determinante quanto più lo strumento educativo si presenta preciso e fine.

6. Giulietta, Sabato 5 Maggio 2007 ore 16:59

Ho capito quello che vuoi dire, intendi educazione come addestramento cognitivo a discernere. L'avevo intesa come relativismo culturale in senso lato e mi sembrava a un livello di complessità molto maggiore rispetto a quello di cui si discuteva nel post. Va però detto che qualunque educazione è mediata dal linguaggio. Non è facile trovare un altro strumento la cui azione non sia mediata o mediabile dal linguaggio. O no? :)

7. Miles, Sabato 5 Maggio 2007 ore 17:31

Buongiorno, complimenti per il blog che ho scoperto ora (cercavo di documentarmi sulle chat, ho resistito 30 secondi e sono andato in cerca di qualcosa di meglio, scusate l'.o.t.).

Secondo me l'esperimento si componeva almeno in 3 parti: 

- 1 decodifica del compito (cosa significa "quello uguale")

- trovare la soluzione

- comunicare la soluzione

ebbene, ritengo che le differenze linguistiche entrino in gioco solo nella terza parte. Che il quadrato di sinistra è diverso dagli altri due, si nota anche "senza" abilità linguistica.

non so se mi sono spiegato bene perché non ho un vocabolario tecnico adeguato ma insomma... è solo un'opinione :-)

 

8. Prismatik, Sabato 5 Maggio 2007 ore 19:01

"Ho capito quello che vuoi dire, intendi educazione come addestramento cognitivo a discernere."

Sei spettacolarmente appropriata nel "linguaggio". Complimenti per la tua di Educazione! :D  

"Va però detto che qualunque educazione è mediata dal linguaggio. Non è facile trovare un altro strumento la cui azione non sia mediata o mediabile dal linguaggio. O no? :)"

Posso concordare se s'intende il Linguaggio nella sua accezione più ampia e non la Lingua come posto in evidenza nell'articolo.

9. Giulietta, Sabato 5 Maggio 2007 ore 19:28

Miles, forse non l'ho raccontato bene io l'esperimento e me ne scuso. :)

Che il quadrato di sinistra è diverso dagli altri due, si nota anche "senza" abilità linguistica, il punto è che i russi lo notano prima degli inglesi. Significativamente prima degli inglesi. E l'unico motivo per cui lo notano prima è che sono abituati a riconoscerne la differenza linguisticamente. Anche due quadrati "goluboy" sono diversi (vedere lo spettro in figura), ma la distinzione non è maggiormente saliente per un popolo rispetto all'altro, perchè non c'è distinzione linguistica in nessuna delle due lingue.

Grazie per i complimenti :D

10. Fabio, Domenica 6 Maggio 2007 ore 17:04

L'ipotesi della relatività linguistica è molto più di un'ipotesi in antropologia culturale. Ma l'esperimento riportato è interessante per le radicali implicazioni cognitive. E pedagogiche.

11. Paola, Mercoledì 9 Maggio 2007 ore 21:34

Ciao a tutti, ho letto con interesse la vostra discussione e vorrei fare due osservazioni. Primo, noi italiani siamo nella stessa situazione dei russi, perché anche noi abbiamo un nome per il "light blue": azzurro (che distinguiamo dal "dark blue": blu). Secondo, direi che questo esperimento non mostra che russi e inglesi "percepiscono" i colori in modo diverso, ma semplicemente che la forzata categorizzazione linguistica rende i russi (e gli italiani) più veloci nel compiere la discriminazione. Già si sapeva che i colori per cui abbiamo un nome sono più facili da ricordare, questo esperimento mostra che vengono anche distinti più rapidamente.

12. Giulietta, Mercoledì 9 Maggio 2007 ore 23:35

Cara Paola purtroppo un titolo deve essere anche accattivante.
Se avessi intitolato il post "l'effetto del linguaggio sulla discriminazione del blu", l'avrebbero letto in tre, me compresa. :)

Credo comunque che la lettura integrale del post consenta una comprensione corretta della ricerca.

13. Imbianchino italiano, Sabato 20 Ottobre 2007 ore 19:01

Un imbianchino inglese potrebbe discernere meglio di ogni altro russo, per la sua esperienza nella percezione dei colori, il linguaggio va inteso secondo me come forma di esperienza, educazione, come già è stato detto, che nel caso dei russi veicola differenze salienti che mancano nell'inglese, ma anche qui non è proprio la Lingua, sono i soggetti e la loro cultura che si riflettono, o si sono riflessi, in una lingua. 

Chi non dispone di parole discerne più difficilmente, ma pur sempre discerne e allora non è la Lingua, ma l'esperienza di un popolo e di una cultura che volente o nolente è veicolata, riflessa, tramandata, nella lingua. Forse non a caso il testo di Sapir è intitolato: cultura, linguaggio e personalità; forse sbaglio, ma sembra l'ordine d'arrivo di tutto ciò che può influire sulla percezione.

14. Imbianchino italiano, Sabato 20 Ottobre 2007 ore 19:30

E poi io mi interrogherei, su di un fatto che dal mio punto di vista sembra importante.

I risultati hanno dimostrato che i parlanti in lingua russa avevano un vantaggio discriminativo, erano cioè più veloci a indicare il quadrato del giusto colore, se i quadrati fra cui scegliere avevano tonalità tali da ricadere in due differenti categorie linguistiche (uno siniy e l’altro goluboy). Se invece i quadrati fra cui scegliere avevano tonalità diverse, ma non tali da ricadere in differenti categorie linguistiche (entrambi siniy o entrambi goluboy) il vantaggio discriminativo veniva perso e russi e inglesi mostravano performance del tutto sovrapponibili.

I russi hanno raccolto un tratto saliente della realtà, nominado colori differenti in categorie linguistiche differenti, le stesse di cui disponiamo più o meno anche noi, ora però se vi chiedessi di pensare all'azzuro e al blu voi avreste meno difficoltà che nella distinzione azzurro - celeste, poichè a parità di differenze sulla scala cromatica vi sono tratti più salienti, distintivi, di passaggio, ma altre sono meno significative, non in base alla lingua, ma poichè poste agli estremi della scala, il venir meno del vantaggio russo lo spiegherei così, non so, mi riesce molto difficile pensare ad altro. Una cultura, in un determinato contesto, prima che una lingua, potrebbero non accoglierle come significative differenze cromatiche e per questo il vocabolario di tali culture ne sarebbe sprovvisto, tutto ciò potrebbe agire sulla percezione in termini di tempo, ma il rischio è estremizzare tutto ciò e proprorre tesi in base alle quali la mancanza di classificazione linguistica, determinerebbe una mancanza della percezione del colore stesso.  

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