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“Guidi veloce? Ce l’hai piccolo”. Perchè una campagna così potrebbe funzionare

Giulietta Capacchione avatar Mercoledì 27 Giugno 2007, 16:32 in Psicologia sociale di Giulietta Capacchione

La "South Wales Roads and Traffic Authority" finanziata dal governo australiano ha ideato una campagna di promozione della prudenza stradale utilizzando una strategia comunicativa originale e ironica. Il claim recita più o meno così: "Guidi veloce? Ce l’hai piccolo" e il video è altrettanto esplicito.

 

Nelle campagne per la prevenzione degli incidenti stradali siamo soliti vedere immagini di auto accartocciate e corpi maciullati. Si tratta dei cosiddetti messaggi intimidatori (o fear appeals) che apparentemente dovrebbero ingenerare un livello di paura e ansia tale da spingere le persone a modificare il loro comportamento alla guida.
Da più parti purtroppo è stato dimostrato che questo tipo di messaggi non funziona come dovrebbe. Bisogna considerare che il target di queste campagne è costituito da guidatori sotto i 25 anni. Questa popolazione di automobilisti è innanzitutto estremamente difensiva riguardo alle proprie capacità di guida, ha una naturale propensione al rischio rispetto a individui di età maggiore (potrebbe essere addirittura “attratta” da scene ad alto impatto emotivo) ed è probabilmente più abituata, se non assuefatta, a contenuti mediatici molto realistici.
D’altra parte è risaputo che con i giovani funzionano poco le voci autoritarie, le statistiche, e persino i modelli positivi.
Numerosi studi mostrano invece che la rappresentazione di disapprovazione sociale, in particolare di coetanei, è la strategia più efficace e lo spostamento dalla paura ad altri temi più rilevanti per i ragazzi, vissuti come più probabili e quindi più realistici, porta risultati migliori in termini persuasivi.
In questa campagna australiana c’è la disapprovazione da parte di un gruppo sociale rilevante per la popolazione target (le donne!), c’è lo spostamento su un aspetto non vitale, ma financo più importante della sopravvivenza stessa (il giudizio sulla propria virilità!) e la confezione del messaggio è semplice, efficace, convincente e divertente, spezzando la monotonia delle consuete campagne sul medesimo argomento.
Inoltre, secondo me, colpisce il comportamento al cuore della sua più intima motivazione: il pavoneggiamento maschile, l’assunto condiviso che si è tanto più “maschi” tanto più si assume un atteggiamento aggressivo al volante.
Riuscire a ridicolizzare, con garbo, questa motivazione potrebbe ottenere risultati persuasivi insperati. Staremo a vedere.

7
7 commenti
7
25 Lug 2009
alle 12:20

Andrew

il gesto del mignolo non ha il significato da voi attribuito, è 1 gesto di origine anglosassone che sta a dire "questo è scemo" et similia (fonte: prof. madrelingua inglese). A conferma di ciò che dice lo slogan finale "SPEEDING. NO ONE THINKS BIG OF YOU" non significa "nessuno pensa che ce l'hai grande" (e grazie della notizia) ma è un modo come un altro per dire "tutti pensano che sei uno scemo". Ciaooo e non correte, anche se ce l'avete piccolo!

6
18 Set 2008
alle 00:06

Giulietta

Guido suvvia, le persone con autentico micropene sono degnissime oppure stronzissime, correttissime oppure scorrettissime come chiunque altro e sono soprattutto estremamente rare.
Forse per una volta si può tentare di sacrificare il politically correct e pensare in termini di costi-benefici.
Se invece ti riferisci alla pletora di maschi ossessionati dalle dimensioni del proprio pene normalissimo, non sarebbe educativo preoccuparsi di una ipersensibilità frutto di pregiudizio e ignoranza. Che dici?

5
17 Set 2008
alle 22:08

guido

Chi ha inventato questa campagna e soprattutto chi la ha approvata per la televisione sono quasi peggio degli energumeni che cercano di colpire e stigmatizzare.

Saranno contentissime le persone che magari hanno un problema vero di micropene e che sono persone degnissime e correttissime.

Al peggio non c'è mai fine.

4
29 Giu 2007
alle 16:18

Ivo Silvestro

Bisogna aggiornare Desmond Morris... ;-)

3
28 Giu 2007
alle 02:20

Giulietta

Ciao Ivo e Paola. Da quanto ho letto, in Australia il gesto del mignolo è culturalmente condiviso con questo specifico significato.

2
27 Giu 2007
alle 20:30

PiBi

me lo sono chiesta anch'io... nella preziosissima "pocket guide to manwatching" di desmond morris non l'ho trovato; c'è un intero capitolo su "obscene signals" e le dita ci sono praticamente tutte, ma il mignolo manca. Il simbolismo del gesto diventa in ogni caso chiaro nel contesto; a fare questo tipo di associazioni siamo rapidissimi. Ho scoperto che anche le scimmie (i maschi verso altri maschi! sorpresa!) usano gesti simbolici di tipo sessuale per indicare superiorità, dominanza. L'idea è buona: chissà che questa campagna funzioni, incrociamo le dita ;-)

1
27 Giu 2007
alle 19:25

Ivo Silvestro

Un dubbio: il gesto del mignolo (secondo me un ingrediente del probabile successo della campagna) è inventato apposta per la campagna o riprende qualcosa di già esistente?

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