Conversazioni di psicologia contemporanea
Il 3 febbraio 2006 ho scritto un articolo, citato persino su wikipedia (!), intitolato Déjà vu, un mistero psicologico in cui riassumevo brevemente le varie teorie esplicative su questa singolare esperienza psicologica, senza poter dire l’ultima parola in merito.
Venerdì scorso, sull’ultimo numero di Science, è stata pubblicata una ricerca del professor Susumu Tonegawa, premio nobel per la medicina nel 1986 e in forze al Picower Institute for Learning and Memory del MIT di Boston, che svelerebbe il mistero: il dejavu sarebbe un errore della memoria episodica, in particolare una temporanea incapacità del giro dentato ippocampale di svolgere il suo compito di riconoscimento di luoghi simili, ma distinti.
Pensiamo per esempio a un aeroporto. Potrebbe capitare di trovare l’ aeroporto di una particolare città stranamente familiare. Questo accade per la somiglianza degli elementi fondamentali di qualsiasi aeroporto nel mondo: gates, poltrone, check-in, free-shop. Il cervello però non è tratto in inganno dalle invarianze, anzi distingue e identifica chiaramente quel particolare aeroporto perché il giro dentato amplifica gli elementi caratteristici, le piccole differenze che lo rendono unico. E' quindi in questa piccola area cerebrale che risiede il meccanismo di identificazione delle micro differenze fra luoghi noti e non.
Per provarlo i ricercatori del MIT hanno utilizzato dei topi geneticamente modificati, a cui è stato disattivato un gene nel giro dentato.
Topi modificati e topi normali sono stati posti in due gabbie simili, ma distinguibili, in una delle quali veniva data loro una leggera scossa alla zampa.
Dopo tre giorni i topi modificati mostravano di aver paura in entrambe le gabbie, benché in una di esse non avessero mai ricevuto scosse.
I topi normali invece imparavano ad associare lo stimolo dolorifero solo alla gabbia in cui ricevevano le scosse elettriche, mentre riconoscevano la seconda gabbia come sicura.
I topi geneticamente modificati avevano acquisito dunque un significativo deficit nella loro abilità di distinguere contesti simili.
Ma che succede a tutti noi quando sperimentiamo un déjà vu? Fino a prova contraria il nostro giro dentato dovrebbe funzionare benissimo.
Per capirlo bisogna "scendere" al livello più basso dei neuroni che compongono il giro dentato.
Secondo Tonegawa un set di neuroni, le cosiddette place cells, “scarica” per produrre una mappa neurale per ogni nuovo luogo in cui ci imbattiamo.
La volta successiva che vediamo quel luogo scaricano esattamente le stesse place cells: in questo modo il cervello sa che il luogo è noto, l’abbiamo già visto, e non dobbiamo rimemorizzarlo un’altra volta.
Ma se capitiamo in uno spazio molto simile ad uno già visto in precedenza, nel nostro cervello scaricherà un nuovo set di place cells, ma largamente sovrapposto al primo.
Quando c’è abbastanza sovrapposizione fra i due set, sperimentiamo il misterioso déjà vu.
Da quel mio vecchio articolo val quindi la pena di sottolineare la parte relativa alle teorie mestiche che, a quanto pare, erano quelle che... "ci avevano preso".
”Queste teorie propongono che il déjà vu sia scatenato da qualcosa che abbiamo davvero visto o immaginato prima, sia nella vita cosciente che nella letteratura, in un film o in un sogno. Sostengono che un singolo elemento familiare appartenente a un altro contesto sia sufficiente a scatenare una esperienza di déjà vu. Ad esempio, se mi succede a casa del mio nuovo vicino, è probabile che quel divano color ocra che ha in salotto sia identico nel colore e nell’aspetto a un divano della casa di campagna di mia nonna, ma io non posso riconoscerlo in questo nuovo contesto".
Fonte | Ufficio Stampa del MIT
Articolo correlato sulle place cells | Apprendimento: Play, Pause, Rewind
A me qualke volta mi è capitato di avere un dejavu....
Ho pensato "mi sembra di averlo già fatto!!!!, vuoi vedere che adesso giro l'angolo e vedo Alberto???" ed è andata così...
Ora sò che può sembrare una balla, dopotutto, in internet se ne sentono di cotte e di crude, ma son venuto a leggerlo apposta perchè ultimamente questi episodi cose sono aumentati...
Grazie Il GILA, lei ha dato un contributo fondamentale alla progressione delle conoscenze sull'argomento.
SIETE PAZZI
Uff... ed io che ero convinto che si verificassero quando venivano fatte delle modifiche a Matrix ;-)
articolo molto molto affascinante!
Scusami non avevo letto il post di febbraio. Ti ringrazio per aver riportato la spiegazione.
A leggerla così sembra convincermi..
Resta comunque il fatto che i deja vu "complessi" (non a caso li chiameremo così) sono una bella sfida!!
Sono convinta, comunque, della diversità di modi e cause dei due tipi di deja vu...
Ciao Joie, a me personalmente convinceva di più la spiegazione attenzionale, di cui ho parlato nel post di febbraio in questi termini:
"L'informazione in entrata sarebbe processata pre-attentivamente cioè in maniera non cosciente, subliminale se preferite. A questo punto si verificherebbe una sorta di piccolo black out e immediatamente dopo l’informazione verrebbe riprocessata in maniera attenzionale cioè consapevole.
La sensazione di familiarità sarebbe dovuta semplicemente al fatto che quella porzione di mondo, pur non accorgendomene minimamente, “l’ho già vista” un attimo prima".
Questa spiegazione secondo me dava più conto dei dejavu "complessi" fatti di sequenze motorie, ascolto di parole ecc.
Che non si tratti di dejavu diversi con cause diverse? :)
E quando il deja vu è legato non tanto alla sensazione di riconoscimento di un luogo, ma all'esperienza di "rivivere" la sequenza esatta di un momento (visi, parole, gesti..)?
Trovo estremamente affascinante - e a tratti inquietante - questo tipo di esperienza, per quanto comune sia (o forse proprio per questo).
alle 01:19
radiumact
E se non fosse altro che l'espletamento di un desiderio ,simile ad un sogno ad occhi aperti che sfonda la censura cognitiva?
In altre parole il desiderio di vedere e o agire sviluppa uno stato semi ipnottico (l'esperienza viene vissuta in uno stato di torpore ,quasi con distacco, per esser poi rivalutata).
Cmq un bug software no hardware