Conversazioni di psicologia contemporanea
Benita Jackson e colleghi hanno misurato l’ostilità e la capacità polmonare di 4629 individui sani dai 18 ai 30 anni, residenti in alcune grandi città americane.
L’attitudine all’ostilità è stata misurata con un questionario carta-matita, mentre la capacità polmonare è stata valutata facendo inspirare ed espirare in una macchina apposita.
I risultati hanno rivelato che una maggiore attitudine all’ostilità si associa a una minore capacità polmonare, anche in giovane età e in assenza di sintomi clinici.
La minore capacità polmonare predispone a disturbi ostruttivi e altri problemi respiratori in età adulta, indipendentemente dall’attuale abitudine al fumo.
Questo sembra valere però solo per uomini e donne di colore e per donne bianche, e non per uomini bianchi. Gli autori spiegano questo dato anomalo col fatto che l’ostilità degli uomini bianchi potrebbe essere più socialmente accettata come segno di autorità e quindi costituire una fonte di stress meno intensa.
Naturalmente come tutti gli studi correlazionali, la direzione causale dell’effetto non è chiara. E’ l’ostilità che riduce la capacità polmonare o il contrario? Una terza ipotesi potrebbe essere che il medesimo sconosciuto fattore le influenza entrambe.
alle 11:36
Ted74
Mi viene in mente che il plesso solare è uno dei punti "di stress".
D'altronde, non si è sempre detto "ho un peso sul petto" o "sputa il rospo"? La tensione "stringe" il petto ed il diaframma.
Mi vengono in mente i chakra, o la vegetoterapia reichiana...
Posso fare una domanda che non c'entra nulla? Ma la scrittura, in psicologia, è considerata un luogo di bugia oppure un luogo di verità? Una persona che scrive, si considera più libera di dire le proprie cose oppure inevitabilmente le trasforma e le rende irriconoscibili?