Conversazioni di psicologia contemporanea
Come annunciato parliamo di una recente ricerca condotta da Gordon Hodson and Kimberly Costello secondo la quale ci sarebbe un legame fra disgusto interpersonale (la difficoltà per esempio a sedersi sul sedile di un autobus appena lasciato libero da qualcuno o il non voler indossare abiti usati anche se lavati) e gli atteggiamenti negativi nei confronti di immigrati, stranieri, poveri e gruppi sociali devianti (omosessuali, drogati ecc.)
I due ricercatori hanno chiesto a 103 studenti anglocanadesi di esplicitare la loro sensibilità al disgusto, i loro orientamenti politici, la loro paura delle malattie e i loro atteggiamenti verso gli immigrati e altri gruppi sociali vittime di emarginazione o discriminazione.
I dati hanno evidenziato che l’alta sensibilità al disgusto interpersonale è associata a orientamenti di dominanza sociale, a credenze e opinioni vicine all’autoritarismo e al conservatorismo.
Per il tramite dell’orientamento ideologico l’alta sensibilità al disgusto interpersonale predice gli atteggiamenti di insofferenza razziale o di generica insofferenza per chi non appartiene al proprio gruppo etnico, sociale, culturale ecc.
L’effetto della sensibilità al disgusto interpersonale sulle attitudini di gruppo sembra essere mediato, oltre che dagli orientamenti ideologici, anche da percezioni de-umanizzanti dei membri esterni al gruppo di appartenenza.
Altri tipi di disgusto come il disgusto di base (per es. l’avversione a nutrirsi con carne di scimmia), il disgusto legato alla morte (avversione nel toccare corpi morti) e il disgusto correlato al sesso (avversione ad esempio nei confronti della pornografia che coinvolga animali) sono correlati con il disgusto interpersonale, ma da soli non predicono il razzismo o il pregiudizio sociale.
Per verificare se il vero fattore in gioco fosse la paura delle malattie, questa variabile è stata messa sotto controllo rivelando che il disgusto interpersonale continua a predire atteggiamenti di insofferenza out-group anche eliminando l’interferenza di timori ipocondriaci o paranoie di contaminazione.
Ma il disgusto interpersonale è causa o conseguenza dell’atteggiamento razzistico?
Non mi è chiaro se i dati chiariscano la direzione causale dell’associazione, anche se mi sembra che gli autori propendano per la seconda ipotesi: l’atteggiamento razzistico aumenta la sensibilità al disgusto interpersonale.
Come se le persone razziste simbolizzassero e reificassero la loro paura della diversità, l’ignoranza dell’alterità e la potenziale minaccia percepita potenziando le proprie barriere di repulsione e rifiuto interpersonale.
Eppure mi pare convincente anche l’ipotesi opposta: che il disgusto interpersonale contribuisca a determinare l’atteggiamento razzistico.
Mi viene in mente che gli insulti tipici hanno spesso a che vedere con la pulizia... “sporco negro” piuttosto che “schifoso ebreo”.
Indipendentemente da cosa causa che, gli autori sottolineano implicazioni interessanti di questo studio: se le persone sensibili al disgusto interpersonale sono più razziste è possibile ridurre questa loro sensibilità attraverso procedure di desensibilizzazione sistematica nel tentativo di ridurre anche il pregiudizio.
Mi pare che valga la pena continuare a studiare queste associazioni fra elementi all'apparenza slegati e distanti tra loro.
Abstract | Interpersonal disgust, ideological orientations, and dehumanisation as predictors of intergroup attitudes
Via BPS Research
Potreste trovare interessante anche questo post: Il razzismo e il pregiudizio sono una malattia?
personalmente io sarei di più per una ipotesi in cui in virtù della funzione sociale tristemente adattativa del razzismo siano state selezionate caratteristiche individuali come il disgusto per rinforzare tale comportamento nel momento in cui vi è interdipendenza negativa per le risorse (o quando questa viene percepita)
Quindi vedrei una maggiore sensibilità al disgusto come effetto causale di un maggiore razzismo.
interessantissimo questo tuo percorso ;)
alle 14:59
zauberei
Sono d'accordo con la seconsa ipotesi, che tu adombri e che mi ricorda la mia tesi di laurea sull'antisemitismo - in filosofia ok, ma riguardava Horkheimer e Adorno che all'epoca flirtavano molto con nomi come Freud o Fenichel e credo che i loro vecchi Studies on Prejudice siano ancora molto interessanti.
La relazione tra disgusto e razzismo potrebbe essere indagata psicodinamicamente chiamando in causa meccanismi difensivi che funzionano in entrambi i contesti alllo stesso modo: proiezione, identificazione proiettiva, scissione. Questo non esclude le altre motivazioni di ordine economico o sociale o politico che sono sempre valide - ma credo che arrivino sempre dopo, e si servano di qualcosa di già pronto.