blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

L’effetto Mozart: storia di una leggenda scientifica

Giulietta Capacchione avatar Lunedì 17 Settembre 2007, 22:10 in Psicologia cognitiva di Giulietta Capacchione
02mozart.jpg

Tutto ebbe inizio nel 1993, quando un breve articolo  (pdf) della psicologa Frances Rauscher fu pubblicato su Nature
Trentasei studenti erano stati divisi in tre gruppi. Il primo gruppo aveva ascoltato per 10 minuti  l’Allegro con spirito dalla Sonata in Re maggiore per due pianoforti K448 di Mozart, il secondo una musica rilassante, il terzo semplicemente il silenzio, prima di svolgere tre test di ragionamento astratto presi dalla Stanford Binet.
In uno di questi test, quello di processamento visuo-spaziale, gli studenti che avevano ascoltato Mozart sembravano mostrare un significativo miglioramento delle loro performance (circa 8-9 punti di scarto).
I media si scatenarono e, complice in parte un’effettiva ambiguità del paper della Rauscher, con un triplo salto mortale carpiato non solo diedero per acclarato un fenomeno di cui nessun altro aveva ancora confermato l’esistenza, ma estesero  questo presunto  effetto della musica classica dal compito visuo-spaziale all’intelligenza generale, e dagli studenti del college ai bambini, fino ai feti nel ventre materno.
Da quel momento fu un fiorire inarrestabile  di CD, musicassette, dVD
e di libri.
Fu  registrato un marchio e in moltissimi confidarono (e ancora confidano) in Mozart per sviluppare le capacità intellettive di neonati e poppanti, ignari che la comunità scientifica nel frattempo recitava per il Mozart Effect un vero e proprio requiem.
Nessuno è mai riuscito infatti a replicare i risultati dello studio originale.
Nel 1999 lo psicologo  Christopher Chabris
della Harvard University, realizzò una meta-analisi di 16 studi  (pdf) relativi all’effetto Mozart, concludendo che l’effetto, se c’era, era minimo e non significativo e confinato al compito cognitivo specifico che era stato condotto nello studio della Rauscher. La Rauscher allora tentò una strenua difesa del suo paper, ma Chabris rispose con argomentazioni inoppugnabili e definitive: di questo fenomeno non c'era traccia.
Nel 2004 uno studio della Stanford University a firma del prof. Bangerter dal titolo The Mozart effect: Tracking the evolution of a scientific legend
cercò di spiegare, da un punto di vista psicologico-sociale, cosa era potuto succedere,  quali circostanze si erano verificate e quali bisogni emotivi e sociali soddisfaceva il Mozart Effect perché  se ne diffondesse la leggenda con tale pervasività planetaria.
Recentemente quest’anno, la Federal Ministry of Education and Research tedesca ha pubblicato una  review  a cura di un team interdisciplinare di scienziati che hanno dichiarato il fenomeno non esistente. (Macht Mozart schlau? (pdf)
.

Però la sonata è uno spettacolo lo stesso. Guarda il video.

3
3 commenti
3
21 Set 2007
alle 13:55

Giulietta

@Claudio, lo so. Mi sarei fatta volentieri una cura a base di Mozart anch'io. :D

@Grazie a te Andrea :)

2
21 Set 2007
alle 11:53

andrea

Gran bel post.Grazie!

1
21 Set 2007
alle 10:19

claudio

Sigh... ci contavo così tanto! ;-)

 

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento
Post in evidenza su Blogosfere