Conversazioni di psicologia contemporanea
Avvertenza: Questo post e il test contengono riferimenti verbali e immagini di elementi in grado di suscitare un forte moto di disgusto. Coloro che ritengono di poterne essere turbati sono invitati a non procedere nella lettura, ma soprattutto a non effettuare il test.
Il disgusto è un’emozione negativa di base, soggettivamente vicina alla nausea, costituita da un generico timore di contaminazione, unito al desiderio di allontanarsi dall’oggetto che la scatena. Il vissuto è di forte repulsione e rifiuto.
L’espressione facciale che la contraddistingue è inequivocabile: naso arricciato e angoli della bocca abbassati, spesso con protrusione della lingua.
Questo dall’Alaska alla Nuova Zelanda.
L’universalità dell’emozione sembra essere sottolineata anche dall’espressione bleah! che è simile in molte lingue del mondo.
Il test che propongo alla fine di questo post è stato realizzato da Valerie Curtis della London school of hygiene and Tropical Medicine, che da alcuni anni dedica le sue ricerche a questa particolare emozione.
Cercando in giro per il mondo quali cose disgustassero di più le persone, la Curtis ha scoperto che esistono sì delle differenze interculturali, ma sono eccezioni.
Per esempio in India il cibo cucinato da una donna con le mestruazioni è una frequente causa di disgusto, mentre le persone grasse sono giudicate altamente disgustose nei Paesi Bassi.
Ma al di là di queste peculiarità, le persone di tutto il mondo trovano rivoltanti le seguenti cose:
--> Secrezioni corporee (feci, vomito, sudore, sputo, sangue, pus, liquidi sessuali, flatulenze)
--> Parti del corpo: cadaveri, unghie dei piedi, ferite
--> Cibo avariato soprattutto carne marcia e pesce, immondizia
--> Diverse creature vive: mosche, vermi, pidocchi, insetti, topi, cani e gatti
--> Persone che sono malate, contaminate.
L’universalità di queste fonti di disgusto e l’osservazione che in diversi casi si tratta di elementi potenzialmente in grado di far ammalare, fa propendere per l’ipotesi che il disgusto sia un meccanismo biologico, impresso nel nostro cervello da milioni di anni di selezione naturale, per evitare malattie infettive.
Feci, pus, cibi avariati e cadaveri sono effettivamente tutte fonti di virus e batteri, ma che dire di vermi per lo più innocui come per esempio i lombrichi?
Secondo la Curtis essi, assieme ad altre creature, pagano il fio di “assomigliare” a qualcosa di pericoloso.
Per milioni di anni gli esseri umani hanno covato e tramandato l’istintivo evitamento dei parassiti intestinali nella carne animale. Oggi che quest’antica esigenza non è più così vitale, resiste il disgusto di fronte a qualunque cosa che sia lungo, viscido e contorto, anche se del tutto innocuo.
Qualcuno potrebbe obiettare che, per esempio, i bambini piccoli che vengano esposti per la prima volta a vermi o topi, talvolta ne sono affascinati più che disgustati.
Ma se si tenta di condizionarli al disgusto sarà molto più facile riuscirci con un ratto peloso e puzzolente piuttosto che, per esempio, con un frutto.
In altre parole esistono caratteristiche dello stimolo verso le quali siamo predisposti a sviluppare disgusto, ma l'apprendimento gioca comunque il suo ruolo.
Un entomologo ha evidentemente meno problemi con gli insetti di chiunque altro, così come tutte le mamme del mondo non sono disgustate dalle feci dei propri bambini.
In generale il legame familiare riduce la risposta di disgusto. Lavarsi i denti con lo spazzolino del partner per esempio, è un’eventualità che qualcuno prende in considerazione in caso di emergenza. Esistono spiccate differenze individuali nel ritenere accettabile indossare abiti usati, o nell’ utilizzare bagni pubblici, e il semplice fare sesso di per sé è un compromesso fra il proprio istintivo evitamento della malattia e l’urgenza di riprodursi.
Molte persone infine sviluppano reazioni di disgusto per cose generalmente neutre a causa di traumatiche esperienze di apprendimento.
Per testare la propria sensibilità al disgusto è possibile partecipare al test sviluppato dalla Curtis per BBC.
Le risposte vengono utilizzate per la ricerca, per cui, se decidete di farlo,….andate fino in fondo.
Sono 20 domande che portano via una decina di minuti.
Nel prossimo post vi parlerò di una recente ricerca dai risvolti interessanti che sembra aver rintracciato un legame tra sensibilità al disgusto interpersonale e razzismo.
grazie per la risposta!
Non è un problema delle cozze in se, ma in quanto messe disorganizzate su uno scoglio... mi succede anche con cose inanimate:mi è capitato di avere ribrezzo di un ornamento per albero di natale che era ricoperto di perline messe in modo casuale (doveva essere fatto spalmando una colla e lasciando che le perline si attaccassero casualmente). Ma potrebbe essere un collegamento mentale: delle associazioni per categorizzazione un po' particolare? comunque,ancora grazie!
Chiara, cercherei di capire queste "piccole cose" che cosa sono. Le cozze sono esseri viventi, un po' viscidi e mollicci, quindi potrebbe essere un mero disgusto di base simile a quello che si prova per i vermi.
Grazie per le tue visite. :)
Salve, scoperto questo blog per caso torno spesso per gli aggiornamenti (sempre interessantissimi, grazie!).
Passando in particolare al tema di questo post: qualcuno sa se esiste un nome particolare per un disgusto terribile per tante cose piccole tutte messe una vicino all'altra (tipo le cozze sullo scoglio, ad esempio)? Sono le cose che sopporto meno, ma non è molto condiviso come disgusto e ciò che scritto post non mi ha dato indizi particolari...
grazie comunque!
Grazie Riccardo sei molto gentile. Se hai qualche argomento che ti sta a cuore e ne vuoi parlare direttamente ai lettori di Psicocafè non hai che da scrivermi.
Ti ospito volentieri :D
per quanto sapevo anche semplicemente simulando l'espressione di disgusto si attivino le stesse risposte fisiologiche di una reazione di disgusto normale, tra cui l'attivazione cerebrale.
trovo questo blog troppo interessante... da studente di psicologia ritrovo nomi e teorie che affronto quotidianamente sotto un ottica diversa, mi piace molto l'impostazione che dai alle tue pagine...
interessante... ma il povero albert non se lo ricorda nessuno? :D
Hai ragione Vincenzo! Ma ti assicuro che nella scelta della foto per illustrare questo post ho scartato qualcosa di molto peggio... :S
Vale la pena di ricordare alcuni esperimenti che ho letto nel libro "SO QUEL CHE FAI" "il cervello che agisce e i neuroni specchio". In tali esperimenti si osservava come nel cervello di soggetti a cui vengono presentate immagini di persone disgustate si attivino aree analoghe a quelle dei soggetti disgustati.
Quindi occhio alle foto che pubblicate nei post! A qualcuno potrebbe provocare senso di nausea e vomito! :D
alle 13:42
Giulietta
Chiara è molto interessante quello che mi racconti. Non credo che esista una denominazione precisa per una cosa del genere.
Ma la spiegazione che dai è plausibile: un'associazione che la tua mente fa con qualcos'altro.
Anche qualche particolare esperienza del passato potrebbe aver innestato questa reazione così particolare.
Sono io che ti ringrazio per questa riflessione! :)