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La donna che scambiava le sue figlie per le sue sorelle

Giulietta Capacchione avatar Lunedì 26 Novembre 2007, 23:06 in Psicologia clinica di Giulietta Capacchione
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Ricercatori della Tohoku University Graduate School of Medicine hanno pubblicato recentemente su Neuropsychologia un caso clinico molto interessante: una donna di 74 anni, affetta da Alzheimer, che confonde le sue figlie per le sue sorelle e suo marito per il suo defunto padre.
L’interesse di questo caso sta nel fatto che il deficit cognitivo di questa paziente è estremamente selettivo.
La donna è infatti perfettamente in grado di associare il nome corretto delle sue figlie e delle sue sorelle se le vengono mostrate le loro fotografie; se le viene indicato un nome è in grado di associare correttamente la foto che corrisponde a quel nome e, di fronte a nomi e foto, è in grado di ricordare con esattezza informazioni personali di ciascun parente, come, ad esempio, il lavoro che svolge.
Il problema si presenta se le si chiede di identificare il rapporto di parentela tra lei e le persone raffigurate in foto o fra lei e i nomi che le vengono indicati. Afferma che le figlie sono le sorelle e se le si chiede di indicare quali sono le sue sorelle, fa l’elenco di tutte le sorelle e ci aggiunge pure le figlie.
L’ipotesi che la donna abbia perso il concetto di “sorella” e “figlia” è  smentita dal fatto che è in grado di definire verbalmente cosa rende qualcuno una sorella o una figlia, ed è capace di riconoscere correttamente i rapporti di parentela che legano fra di loro alcuni personaggi famosi.
Secondo i neuroscienziati che l’hanno in cura questa inedita sintomatologia suggerisce che, nella nostra mente, il riconoscimento di come siamo reciprocamente legati gli uni agli altri richiede un processo cognitivo distinto, non completamente sovrapponibile al processamento dei volti, dei nomi e di altre informazioni generali sulle persone. Se si tratta di un processo cognitivo distinto è plausibile che un suo danneggiamento selettivo  lasci pressocché inalterati gli altri processi.
Come diceva Georg Büchner "Ogni uomo è un abisso, e a guardarci dentro, gira la testa".
Per chi trovasse interessanti le sindromi rare, che colpiscono pochi, ma aiutano a capire come  funzioniamo tutti, ecco una selezione di alcune di quelle di cui abbiamo parlato in questo blog:
La sindrome di Cotard  
La sindrome di Zelig
La donna che non riconosceva la paura
La sindrome della mano anarchica
La sindrome di Capgras
L’uomo che fermò il tempo
Sinestesia: vedere il mondo in technicolor
La sindrome di Munchausen

Abstract | Selective impairment in the retrieval of family relationships in person identification: A case study of delusional misidentification
Via BPS Research

 

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