Conversazioni di psicologia contemporanea
L’ira è per la tradizione cattolica uno dei vizi capitali, ma secondo uno studio condotto da Victoria Brescoll dell’ Università di Yale, le donne che se ne lasciano travolgere vengono giudicate più severamente di quanto accada agli uomini.
Questi ultimi possono arrivare persino a suscitare ammirazione quando si arrabbiano, in virtù di un meccanismo psicologico per cui se un uomo si permette di arrabbiarsi è evidentemente legittimato a farlo dalla sua posizione dominante.
Le donne invece vengono giudicate come in possesso di limitata capacità di autocontrollo e scarsa competenza.
L’esperimento è consistito nel far visionare a un gruppo misto di persone due video che rappresentavano un colloquio di lavoro in cui un candidato, uomo o donna, veniva ascoltato a fini di assunzione.
I due video differivano fra loro in questo: nel primo il candidato alla selezione confessava la sua rabbia per aver perso un cliente a causa di una defezione di un collega, nell’altro lo stesso candidato riferiva il medesimo episodio, ma confessando di essere triste e dispiaciuto per l’accaduto.
I partecipanti allo studio, dopo aver visto il video, dovevano esprimere una valutazione del candidato e attribuirgli un possibile stipendio.
Messe in ordine le valutazioni espresse è emerso che il candidato giudicato meglio e meglio “pagato” era il candidato di sesso maschile che aveva confessato la sua rabbia, seguito dal candidato di sesso femminile che aveva confessato la sua tristezza.
Ultimo e ben distanziato il candidato di sesso femminile che aveva espresso la sua rabbia.
La rabbia dunque non giova all’immagine delle donne sui luoghi di lavoro, perché conferma probabilmente alcuni stereotipi di "isterismo" abbastanza radicati nell’immaginario collettivo.
Un’altra battaglia per il gentil sesso sul piano del riconoscimento personale: dover assumere atteggiamenti di imperturbabile ascetismo per essere ben giudicato, nelle stesse circostanze in cui a un uomo si consente (e si premia) una legittima sfuriata.
C'est la vie.
Fonte| Reuters
Quando leggo articoli come questo mi rendo conto della profonda inutilità della ricerca psicologica...
Giulietta: una sfuriata e' forse legittima in paesi come l'Italia. Qui in Germania non mi pare che una sfuriata sia vista come legittima in nessuna situazione, ma come sintomo di mancanza o perdita di autocontrollo. Figuriamoci in campo lavorativo!
valentina: ma rabbia per cosa precisamente?
sarà che alla fine non sono solo stereotipi, ma qualche differenza c'è veramente! ;-) senza preferenze per una parte o l'altra, ovviamente!
detto questo credo di aver superato la soglia di tolleranza per scenate, urla e reazioni isteriche: uomini e donne che siano più sono arrabbiati/e più mi allontano (intendo fisicamente): è un ottimo sistema per incentivare il vostro interlocutore a darsi una controllata! :-D
PS
ovviamente funziona solo se ci tiene almeno un pochino a voi e vuole che rimaniate, altrimenti otterrete l'effetto contrario: più vi allontanate più sciumano.
Interessante il discorso degli stereotipi che fanno parte dell'immaginario collettivo. Io ho constatato di persona quanto siamo condizionati da questi stereotipi. A volte i concetti sono inconsci ed inaspettati, ma ci sono, sono dentro di noi. Oserei dire...NONOSTANTE noi. Quasi che tali pensieri fossero prodotti non dalla nostra testa ma da una terza persona (l'immaginario collettivo, appunto) in modo inconsapevole. Non so se sono riuscito a spiegarmi.
Il titolo però penso sia un po' fuorviante, nel senso qui è stato espresso un giudizio di gradevolezza a favore di uomini iracondi e donne mansuete, non è stata una ricerca descrittiva sul campo per vedere se donne iraconde facciano meno carriera di donne mansuete, anzi pertendo dalla mia esperienza lavorativa molto variegata, cambio lavoro ogni pochi mesi, mi sembra che solitamente le donne in posizione dominante siano più aggressive degli uomini, in virtù del passaggio da una maggioranza non privilegiata a una minoranza privilegiata.
Immagino che il campione fosse bilanciato per genere, e in questo caso però la conclusione che anche le donne preferiscono uomini iracondi e donne mansuete non è per forza riconducibile a stereotipi di genere. Potrebbe essere svolta una ricerca simile in contesti culturali, dove la donna è caratterizzatada maggiore aggressività, e vedere in questi casi come rispondono i soggetti.
come donna, provo una profonda rabbia. Giudicatemi come vi pare.
Secondo me la cosa divertente in questo studio è che gli esseri umani hanno dimostrato una volta di più la loro grande incoerenza: se da un lato ci si incavola quando qualcuno tenta di ingabbiarci in uno stereotipo dall'altro siamo sempre lì a confermarli.
D'altra parte quando leggo uno studio di psicologia, cerco sempre di mettermi nei panni delle "cavie" e allora mi sorge una domanda: Non è che le cavie si sentono un po' sotto esame e quindi vogliono evitare di fare gli originali proprio in quella sede? In altre parole non è che si chiedono "Ma cosa si aspettano da me? Quale risposta dovrei dare?". E ovviamente lo scopo dello studio non venendo mai rivelato prima, costringe le povere cavie ad andare veramente al buio. In questo caso che potrebbero fare? Secondo me nel dubbio scelgono la strada più sicura per ottenere l'approvazione. Quella che sanno essere condivisa. In questo caso: la donna che fa la sfuriata è isterica e l'uomo che fa la sfuriata ha fatto bene. Personalmente uno che si presenta a un colloquio di lavoro parlando male di colleghi o datori di lavoro precedenti o assenti non mi fa in generale una buona impressione uomo o donna che sia, però se partecipassi a uno studio so che cercherei di capire cosa ci si aspetta da me utilizzando anche il dove mi hanno reclutato, come mi hanno fatto la domanda quali altri soggetti-cavie ho intorno, ecc.
alle 16:20
Giulietta
Beata lei Maria, convinta che la "ricerca psicologica" sia questa qui.