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La vividezza delle immagini mentali si può misurare?

Giulietta Capacchione avatar Martedì 22 Gennaio 2008, 18:57 in Psicologia cognitiva di Giulietta Capacchione
montagna-02.jpg

Chiudete gli occhi e provate a immaginare una montagna rocciosa in un cielo azzurro.

Quanto è vivida la vostra immagine mentale su una scala da 1 a 5 , dove 1 è “come una fotografia” e 5 è “come un concetto indistinto”?
Questo tipo di domande è largamente utilizzato in psicologia (e in psicoterapia) per testare la vividezza delle immagini mentali. Si tratta quindi di una valutazione soggettiva raccolta attraverso questionari standardizzati.
L’attendibilità e la validità di queste misure è naturalmente difficile da accertare anche in considerazione del fatto che, per i motivi più disparati, i soggetti potrebbero manipolare le risposte o semplicemente non essere in grado di rispondere in maniera realistica.
Come si può fare dunque per avere una misura oggettiva della vividezza delle immagini mentali?
Numerosi studi suggeriscono che i substrati neurali della visualizzazione delle immagini mentali sono simili a quelli della percezione visiva. In altre parole per “immaginare” usiamo gli stessi circuiti che usiamo per “percepire”. L’attività della corteccia visiva  è positivamente correlata con la vividezza stimata soggettivamente e può essere dunque un  candidato promettente per una misurazione oggettiva della vividezza,  ma non sempre si può infilare la gente in uno scanner di risonanza magnetica funzionale!
Alcuni scienziati dell’Università di Houston hanno quindi provato a sviluppare un compito cognitivo che fosse non manipolabile, attendibile e correlato con la vividezza abbastanza da poterne costituire una misura.
Immagini%20mentali.JPGSi chiede ai soggetti di identificare il nome di un colore che appare su uno sfondo colorato. In ogni trial lo sfondo diventa giallo, arancione o porpora e 32 ms dopo appare la parola “giallo” o “arancione” o “porpora” (oppure nessuna parola) in un rettangolo centrale. Le parole sono sempre scritte in nero.
I partecipanti devono indicare sulla tastiera quale delle tre parole hanno visto (o nessuna parola).
I risultati dell'applicazione di questo test rivelano che coloro che hanno maggiori abilità di visualizzazione mentale (stimata alla risonanza magnetica e con le valutazioni soggettive) sono più suscettibili degli altri all’interferenza stesso colore. Cioè rallentano nei tempi di reazione quando la parola che appare a schermo è proprio il nome del colore dello sfondo. Esempio: parola "giallo"-sfondo giallo.
La congruenza fra significato della parola e colore dello sfondo rende per questi soggetti più difficoltoso identificare la parola, come se possedessero un’interazione maggiore fra aree del cervello che codificano per la percezione del colore e aree che codificano per la denominazione del colore.
Se questa interazione maggiore sia il risultato delle maggiori abilità di visualizzazione o ne sia la causa rimane inspiegato.
Fatto sta che gli “high visualizer” vanno peggio in questo compito e quindi il compito stesso può essere utilizzato per  identificarli.
Ma a che cosa ci può mai servire avere una misura oggettiva  della vividezza delle immagini mentali di un individuo?
Mettiamo il caso ad esempio che uno psicoterapeuta cognitivo intenda fare un’esposizione immaginativa a un suo paziente che ha paura dei ragni.
In questa circostanza è essenziale sapere se il paziente riesce a visualizzare con vividezza lo stimolo fobico, perché, in caso contrario, l' intervento terapeutico non può essere efficace.
Un’altra applicazione potrebbe essere in campo forense. Si sa per esempio che gli  “high visualizer” riportano più frequentemente degli altri  falsi ricordi. Se abbiamo un testimone oculare di un crimine, valutato oggettivamente come “high visualizer”, fidarsi della sua ricostruzione degli eventi potrebbe non essere una buona idea!

Paper originale | Vividness of mental imagery: Individual variability can be measured objectively

7
7 commenti
7
19 Giu 2012
alle 13:40

raffaele

io credo che la vividezza ell'immagine sia molto importante nel campo della visualizzazione perche io credo che piu vivida sia l'immagine visualizzata meno tempo ha x ricrearsi negli eventi...ovvero se noi percepiamo e creiamo nello stesso modo allora piu vivida e l'immagine e piu vicino al tempo del pensiero stesso 

6
25 Gen 2008
alle 14:47

Giulietta

Come preferisci Demis. Naturalmente i credits saranno garantiti. :)

5
25 Gen 2008
alle 09:46

Demis

Ben felice di collaborare (quando mi è possibile, ovviamente), dato che me lo chiedi. ...Lo considero un onore, anzi! Piuttosto, preferisci che te li segnali in privato, così li includi nel post (in quanto curatrice del blog avresti così la giusta ultima parola), oppure che li aggiunga come commenti (in questo modo ti dovresti fidare, però eviteresti il lavoro aggiuntivo pre-post)?

4
24 Gen 2008
alle 20:21

Giulietta

Demis, ho capito quello che dici e sono d'accordo con te. Nei limiti delle mie conoscenze e delle mie possibilità, prometto solennemente di fornire qualche riferimento in più alla ricerca italiana. :D
Naturalmente tu non puoi cavartela così!! Il tuo contributo di segnalatore tricolore è fondamentale. Ti aspetto. :D

3
24 Gen 2008
alle 18:38

Demis

Uhm.. rileggendo la tua risposta, noto un paio di cose. Con "stato dell'arte" mi ero espresso in maniera non adeguata a quel che intendevo. E' chiaro l'intento del tuo blog, e non voglio certo cambiare le sue regole: quello che chiedevo era, quando possibile, di affiancare qualche riferimento a studiosi italiani in modo tale che chi legge, oltre a soddisfare la sua curiosità per il tema del giorno, possa anche trovare un modo per poter approfondire l'argomento facendo riferimento ad un "esperto", che in italiano possa risultare utile. Non c'è un intento pubblicitario dietro, ma solo di agevolazione della divulgazione: se uno cerca su google le parole chiave, può certamente trovare studiosi italiani, ma quale scegliere? Invece tu, siccome sei addentro al campo, hai anche l'esperienza per poter selezionare. Ovviamente è un'arma a doppio taglio.. sta a te valutare se il gioco vale la candela. L'altra cosa invece è di contenuto: anche se ritengo ottimi i requisiti che usi per valutare se parlare di una ricerca, non era mia intenzione metterli in discussione, ne tantomeno mettere in discussione il tuo operato. Stavo cercando di fare una proposta (ovviamente di parte :-D, come sono tutte le scelte, che è impossibile che siano esaustive), e il riferimento alla Dr. Vannucci era un esempio di quel che suggerivo. Spero ora di aver chiarito quel che ieri non ero riuscito a comunicare.. Buon lavoro!

2
24 Gen 2008
alle 13:52

Giulietta

Caro Demis, quando trovo una ricerca italiana interessante la pubblico subito. Ma questo blog è il frutto casuale delle mie letture scientifiche, non una review degli "stati dell'arte" di un argomento. Sulle immagini mentali ci saranno centinaia di studi, ma non potrei, neppure volendolo, coprirli tutti.
Ho trovato questo, mi è piaciuto e ne parlo.
In generale perchè reputi una ricerca adatta al blog deve essere prettamente psicologica (quindi scarto tutte quelle a forte componente "neuropsicologica" per intenderci, non voglio che i miei lettori impazziscano troppo con nuclei caudati e putamen vari) deve essere relativamente recente, e deve essere curiosa e/o intrigante o di qualche utilità per le persone qualunque.
I miei lettori non sono addetti ai lavori e io faccio, nel mio piccolo, un lavoro di mera divulgazione, senza nessuna pretesa di esaustività.
Se mi linki qualche paper originale della d.ssa Vannucci che ritieni possa incontrare i "criteri" di cui sopra ne parlo molto volentieri.
In generale qualunque lavoro italiano tu voglia segnalarmi, sono qui. :)

1
23 Gen 2008
alle 17:53

Demis

In italia all'Università di Firenze, c'è la dr.ssa Manila Vannucci che da anni si occupa dello studio di immagini mentali, vividezza e fattori correlatati all'imagery. Se posso ora fare un critica (costruttiva, spero), è di proporre più lavori italiani oppure, quando si parla di lavori stranieri, di affiancare lo "stato dell'arte italiano", fornendo dei riferimenti nostrani a studiosi o loro ricerche. Non sarebbe per "nazionalismo fazioso", ma servirebbe per far circolare e far progredire la scienza e la coscienza che anche noi stiamo facendo qualcosa di utile, non solo "producendo immondizia" ;) Saluti!


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