blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Perché un attimo di vera paura dura un’eternità?

Giulietta Capacchione avatar Lunedì 21 Gennaio 2008, 22:23 in Psicologia cognitiva di Giulietta Capacchione
Dali%2520Time.jpg

Molti fra coloro che hanno sperimentato una minaccia alla propria incolumità, come nel caso di un improvviso testa-coda in auto, riferiscono che il tempo, in quelle circostanze, sembra rallentare e le percezioni diluirsi in una sorta di moviola. Nei fatti non trascorre che qualche secondo, ma alle persone quel secondo appare un’eternità.
Non è chiaro se questo fenomeno psichico dipenda da un' accresciuta risoluzione temporale oppure sia un’illusione successiva, dovuta al falsato ricordo di un evento emotivamente saliente.
In altre parole non è chiaro se si modifichi la percezione del tempo durante l’evento oppure venga prodotta a posteriori una stima errata della sua durata quando l’evento viene ricordato.
David Eagleman del Baylor College of Medicine di Houston ha provato a dirimere la questione ideando un esperimento molto ingegnoso. Ha coinvolto alcuni volontari e li ha fatti saltare da un’altezza di cinquanta metri per farli poi atterrare in sicurezza su una rete.
Durante il salto i soggetti hanno indossato sul polso un cronometro sul quale si avvicendavano, a frequenza velocissima, dei numeri. La frequenza di scorrimento dei numeri era tale che, se si fosse verificata effettivamente una modificazione della percezione del tempo, i soggetti sarebbero stati in grado di percepirli distintamente. In caso contrario non avrebbero potuto percepire che forme fuse e indistinte.
I risultati hanno dimostrato che i soggetti effettivamente non riuscivano a identificare i numeri.
Naturalmente questa difficoltà non è un limite intrinseco del nostro sistema visivo. Le cellule della retina hanno una risoluzione temporale estremamente alta, 95Hz per le cellule X e 120 Hz per le cellule Y. Quindi, per capirci, la retina ce l’avrebbe fatta a identificare i numeri, se a livello centrale del sistema nervoso si fosse verificata un’ accresciuta risoluzione temporale ossia la “moviola”.
Il fenomeno soggettivo dell’attimo-eternità però si verificava eccome.
Chiedendo ai soggetti di stimare quanto era durato il salto, essi gli attribuivano una durata superiore del 36% rispetto a quella stimata per il volo di un'altra persona osservata da terra.
Eagleman ipotizza che il problema a questo punto deve essere al livello della memoria.
Quando si ha paura l’amigdala registrerebbe dati mnestici ulteriori rispetto a quelli che registra un cervello in condizione di serenità emotiva. Il ricordo di un evento terrifico sarebbe quindi più complesso e accresciuto di informazione aggiuntiva. Questo fornirebbe, da un punto di vista soggettivo, l’impressione di una sua maggior durata.

Date un’occhiata al sito di Eagleman e apprezzate com’è il sito di uno scienziato, in particolare la disponibilità di tutti i paper in full text.
Paper originale | Does Time Really Slow Down during a Frightening Event?
Via | Focus.it

10
10 commenti
10
18 Mag 2008
alle 11:15

Giulietta

Grazie Lilli della testimonianza diretta. :)

9
18 Mag 2008
alle 09:07

lilli

purtroppo ho sperimentato di persona questa esperienza cadendo per alcuni metri durante un'arrampicata in montagna. cronaca: ho percepito coscentemente che stavo per perdere il contatto con l'appoggio, che sarei precipitata e probabilmente morta. sentiv di non avere il controllo sugli eventi, ho passato in rassegna gli eventi importanti della mia vita. in effetti la percezione del tempo di caduta deve essere stata di molto più lunga del reale ma, ovviamente non ho guardato l'orologio. Mi sono ritrovata in un rilievo più sotto con un forte dolore alla caviglia, è stato come un risveglio. prima e dopo c'è stata paura, durante la caduta no.

8
25 Gen 2008
alle 10:38

rosalux

Appunto, meno tempo "effettivo" passa. Il tempo percepito e  il tempo effettivo però non sono la stessa cosa, e l'automatismo di cui parli ti preclude una scelta razionale (tipo appunto sceglere se frenare o se aggirare l'ostacolo).

Comunque ti ho passato il testimone per la creazione di una biblioteca virtuale sulla shoah. Se per caso hai qualche libro interessante, ti va di prendere la palla che ti lancio e farci un post? 

7
24 Gen 2008
alle 20:39

Giulietta

Rosa, io non credo che sarebbe stato molto funzionale veder dilatato (nella percezione) un tempo che scorre normalmente. Con uno ostacolo improvviso davanti, meno tempo passa tra percezione dello stimolo e reazione, meglio è. Infatti il cervello risponde istantaneamente con degli automatismi che escludono il controllo consapevole, troppo lento da richiamare in quei frangenti.
E' per questo che non credo che il fenomeno di cui parliamo possa avere un significato adattivo.

6
24 Gen 2008
alle 19:04

rosalux

Giulietta, no, io non pensavo all'arousal, ma proprio a quella sensazione di dilatazione del tempo. Ad esempio, se mentre guidi ti trovi di fronte ad un ostacolo, devi decidere se sterzare o frenare. Con una percezione normale, il tempo di decisione è praticamente inesistente, con la percezione dilatata invece si ha agio di valutare - se pur rapidamente - e decidere. Almeno, questa era la sensazione che avevo prima di leggere il tuo articolo, in base alla mia esperienza.

5
21 Gen 2008
alle 21:51

Giulietta

Ciao Rosa. Quello a cui ti riferisci non è la percezione dilatata del tempo, ma l'aumento dell'arousal (attivazione fisiologica generale) dell'organismo. In circostanze minacciose l'arousal aumenta e l'organismo si prepara a due stati principali: l'attacco o la fuga. I muscoli si tendono, la respirazione aumenta , il cuore batte più veloce, aumenta la conduttanza cutanea e anche il cervello si predispone alla massima lucidità per prendere la decisione appropriata.
Naturalmente è tutta una questione di misura, se l'ansia supera una certa soglia non è più funzionale, ma diventa "paralizzante".
La percezione dilatata del tempo di per sè non è necessariamente utile allo scopo e dai dati di questa ricerca appare più che altro un fenomeno di risulta, un "effetto collaterale", come dice Riccardo, di un altro processo.

@Vaal, la tua ipotesi è interessante secondo me.

@Riccardo, le intuizioni sono talvolta più importanti delle conoscenze. :D

4
21 Gen 2008
alle 21:47

Ivo Silvestro

Articolo, come sempre, molto interessante.

Sarà perché non sono mai caduto da 50 metri, ma io fenomeni di "distorsione temporale" li ho provati solo in situazioni molto più domestiche: quando faccio (molto) tardi al computer ascoltando musica e bevendo (molto) tè. Appena spengo il computer e nella casa piomba il silenzio, ho l'impressione che il tempo scorra diversamente, quasi oscillando: ora veloce ora lento. Mi sembra anche di muovermi in maniera innaturale e sgraziata (non ho idea se sia vero).

È come se fosse la musica facesse da metronomo e mi segnasse il tempo: poi, senza più metronomo, arrancassi cercando di tenere il ritmo.

Mi chiedo se vi sia un legame tra la "moviola" di chi sperimenta un testa-coda in auto e questa mio tempo irregolare dovuto, immagino, alla stanchezza.

3
21 Gen 2008
alle 15:20

Riccardo

Io trovo naturale invece la spiegazione basata sulla memoria, anche senza alcun significato evolutivo, ma legato alla componente emotiva che rende la percezione del tempo diversa.

Ad esempio molte droghe, dilatano o accellerano la velocità del tempo molto spesso agendo sui sistemi modulatori diffusi del sistema centrale. Quindi penso che la dilatazione del tempo, in momenti di stress sia un effetto collaterale  più che qualcosa con valore adattativo.

Ovviamente questa è meno di una ipotesi viste le mie conoscenze di neuroscienze veramente limitate :P 

2
21 Gen 2008
alle 14:13

Vaaal

Probabilmente ha un significato evolutivo perché, passato il pericolo, possiamo valutarne maggiormente le caratteristiche in modo da poterci comportare meglio la volta successiva. Praticamente facciamo una esperienza maggiore.

Ovviamente è appena un'ipotesi. 

1
21 Gen 2008
alle 11:37

rosalux

Sono sopresa.

Pensavo la percezione di tempo dilatato fosse un meccanismo "evolutivo" atto a consentire una maggiore capacità decisionale, in quei frangenti difficili. Sarebbe sensato, dopotutto. A che serve invece evolutivamente una "memoria" dilatata? Eppure se la sperimentiamo tutti, deve avere un significato evolutivo.

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento

Seguici

Iscriviti ai nostri feed rss. Leggi in tempo reale tutti i post pubblicati dal blogger!

Post in evidenza su Blogosfere