blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Usiamo solo il 10% del nostro cervello? Parla per te bellezza!

Giulietta Capacchione avatar Martedì 26 Febbraio 2008, 23:16 in Psicologia cognitiva di Giulietta Capacchione
brainfhgfh.jpg

A proposito di luoghi comuni e leggende metropolitane, si sprecano quelli che affermano che usiamo soltanto il 10% del nostro cervello. Questa affermazione è definibile tecnicamente come un fattoide, fra amici lo chiameremo senza mezze misure una gran panzana.
Da dove provenga il fattoide non è chiaro. Una storia probabilmente apocrifa racconta che una volta Einstein spiegò la sua intelligenza, comparata a quella di tutti noi, dicendo che usava “più del 10% del suo cervello”. Probabilmente Einstein fu mal interpretato o mal citato, ma il mito del 10% ricevette una bel volano autorevole.
Lo psicologo William James, morto nel 1910,  nel suo libro "The Energies of Men" scrisse: "noi usiamo solo una piccola parte delle nostre potenzialita mentali e fisiche".
Altri studiosi fecero affermazioni simili, ma furono o fraintesi o semplicemente espressero le conoscenze scientifiche della loro epoca.
Ad ogni modo ci sono alcune buone ragioni che smentiscono questa credenza.
Se usassimo solo il 10% del nostro cervello, l’eventuale danno di qualche regione non avrebbe effetti su di noi. E questo, capite bene anche se non siete neurologi, non corrisponde al vero. Da un punto di vista evolutivo è molto improbabile che gli esseri umani abbiano sviluppato un organo complicatissimo come il cervello per usarne solo un decimo. La natura difficilmente spreca.
Le tecniche di neuroimaging mostrano che anche quando dormiamo non ci sono aree del cervello completamente “spente”.
E infine qualsiasi parte del corpo non venga usata, molto presto avvizzisce e muore. Lo stesso accade ai neuroni, se non li usassimo si avvizzirebbero e morirebbero.
L’unica obiezione che si può fare è quella che il cervello non è attivo tutto nello stesso istante, ma l’ipotesi di un 90% di materia cerebrale che se ne sta  lì quieta e inutilizzata francamente, e fortunatamente, è inverosimile.
Quella che potrebbe essere una innocua leggenda metropolitana talvolta è strumentalizzata per promuovere credenze di superamento dei limiti umani, così come paranormalità varie come telecinesi, telepatia ecc..
Se hai un 90% di mente nascosta e inesplorata, dentro ci infili quello che vuoi…

"Una bugia può fare il giro del mondo nel tempo che la verità impiega a infilare un paio di scarpe" (Mark Twain)

Fonte | Neuroscienze per tutti

21
21 commenti
21
10 Giu 2012
alle 21:51

Giacomo

la maggior parte del DNA nostro viene scartato e non serve per essere trascritta in RNA.
Non sono d'accordo sul fatto che se una nostra parte del corpo non venga utilizzata allora viene levata: l'appendice pure è una parte inutile del nostro corpo.

20
26 Feb 2009
alle 11:35

Alex Rhan Tegoth

A parte fare i complimenti a Giulietta per questo suo interessantissimo blog (che ho messo subito nei "preferiti") volevo chiedere di quest'altra obiezione che ho sentito riguardo al famoso 10% ovvero che per poter quantificare questa percentuale bisognerebbe prima conoscere le capacità massime di un cervello, cosa non fattibile. Cioè, se per esempio uno scooter come velocità massima va a 100Km/h so che se vado a 10Km/h sono al 10% ma di un cervello come si fa a dire qual'è il massimo? A me da estremo profano sembra una obiezione plausibile, voi che ne dite?

Ciao
19
26 Feb 2009
alle 02:10

Yash

sono estraneo e 100% straniero per puro caso(?!) ho letto le vostre oservazioni... mi piaciono perchè riche di tanti punti di vista, il mio è: i due serpenti del nostro dna una volta forse 400.00o anni fa erano 12, il nostro "compiuter" è un pentium 8 che lavora come pentium 2, cosa ne pensate..?

saluti

Yash

Udine

18
20 Feb 2009
alle 17:10

Giulietta

Hyper sicuramente l'autrice ti ha letto. :)
La consapevolezza del proprio pensiero si chiama matacognizione ed è ovviamente essa stessa pensiero, quindi non si può dire che ci sia inattività da qualche parte...
La questione del pensiero positivo non l'ho tanto capita. :D

17
20 Feb 2009
alle 16:54

Hyper

A distanza di quasi un anno dall'ultimo commento spunto io! Quante probabilità ci sono che qualcuno lo legga? Poche o tante? Ma che importanza ha? Molta ma allo stesso tempo insignificante. Comunque ritengo che il cervello venga sfruttato tutto, spesso in modo confuso e, nei casi peggiori, irrazionale. Però quel 10% (forse meno) potrebbe essere la capacità di consapevolezza che si ha del proprio pensiero. Esempio: se un uomo si ferisce ad un braccio, la sua concentrazione ricade totalmente sul dolore che prova, si limita a tal punto da non creare un pensiero alternativo che gli permetta di stare meglio. E qui subentra la legge dell'attrazione; la scienza ha dimostrato che un pensiero positivo è più potente di uno negativo, ma se non lo usiamo... Ecco spiegato il limite del 10%, per come la vedo io. Se si avesse più o piena consapevolezza del pensiero positivo, sicuramente potremmo usufruire maggiormente delle nostre innate capacità.

16
10 Mar 2008
alle 12:29

Demis

"Se non lo usi, muore", è diverso da "se muore, non lo uso". La differenza sta qui: "usare" si riferisce ad un livello funzionale come pure le sinapsi, mentre il neurone sta ad un livello strutturale. Ovvero, le sinapsi hanno ragione di esistere in funzione della comunicazione tra neuroni: se serve, si creano oppure avvizziscono e vengono assorbite. Un neurone in teoria potrebbe vivere indipendentemente dalla sua funzione, quindi anche se non gli arrivassero/partissero potenziali d'azione, perchè il suo nutrimento gli arriva da altri canali che non la trasmissione sinaptica. Quindi possono esistere neuroni silenti (ma non so, in termini di probabilità, quanto ciò possa verificarsi). La morte di un neurone tuttavia avviene per motivi di degenerazione (tipo demenza di Alzheimer), di mancata alimentazione (a seguito di ictus), ma non per mancato uso.
Chiedo però conferme/smentite da Adriano che sull'argomento mi pare ferratissimo :)

15
07 Mar 2008
alle 23:04

Giulietta

Grazie Adriano della tua precisazione, ma ancora non riesco a capire perchè ai fini del discorso sia più utile parlare di sinapsi e non di neuroni, per quanto sia d'accordo che non è di vitale importanza.
Tu dici che se una sinapsi degrada non è detto che il neurone "avvizzisca", perchè può avere altre sinapsi attive. Benissimo. Ma il contrario non è possibile, se il neurone muore non possono esistere sinapsi in vita senza di lui :)
Ragion per cui, per il discorso che si fa qui del "se non lo uso, muore", il riferimento al neurone mi appare corretto: non può esistere un neurone vivo, ma silente. Il neurone o è vivo e attivo o è morto. E' la presunta quiescenza che i "teorici" del 10% millantano.  Scusate la terminologia spicciola, ma neppure io sono un neurobiologo. :D

14
07 Mar 2008
alle 22:04

AdrianoSciFi

Vorrei precisare che la degradazione di una sinapsi non è data dalla macanza di onde di depolarizzazione lungo l'assone, ma bensì dal mancato riassorbimento delle vescicole sinaptiche, e concomitante riduzione di neurotrasmettitore, quindi 2 sinapsi di uno stesso neurone possono tranquillamente essere una funzionante e una no.

 La teoria secondo cui oligodendroglia e cellule di Shwan possano essere fonte di ipotetici potenziali d'azione mi sembra un po' azzardata, perchè queste cellule hanno una loro funzione specifica al'interno del sistema nervoso, ed è quella di mielinizzare le fibre neuronali, per velocizzare lo scorrere dei potenziali d'azione da un neurone pre a uno post sinaptico. E poi non presentano assoni e dendriti, quindi non vedo come potebbero mai trasportare informazioni all'interno del SN

13
07 Mar 2008
alle 17:12

Demis

La differenza sta nel fatto che non c'è corrispondenza uno a uno tra neurone (assone) e sinapsi: per ogni neurone c'è un solo assone, ma ci sono diverse sinapsi.. Con la morte di alcune sinapsi non vuol dire automaticamente che muoiono neuroni o assoni :p :D Al di là di questa differenza, che è veramente marginale nella mia discussione originale (tanto da essere messa tra parentesi), io ho parlato di modelli vincenti e tramandati dal senso comune, che sono più pregnanti rispetto a quelli maggiormente adeguati prodotti dalla ricerca ma di minor impatto. Che a mia opinione era maggiormente aderente al post..

12
07 Mar 2008
alle 12:15

Giulietta

Demis, diciamo la stessa cosa.
Questo scambio nasce da una tua affermazione: "non sono i neuroni non usati che si avvizziscono, ma le sinapsi".

Io ti scrivo "non capisco la sottigliezza di distinguere fra neurone e sinapsi. Le membrane pre-sinaptiche e post-sinaptiche fanno parte del neurone e se le sinapsi "avvizziscono" vuol dire che il neurone non sta scaricando più lungo l'assone."
Tu dici " la sinapsi [...], essendo formata da una membrana, che forma un "bottone" terminale per ogni sinapsi dell'assone, direi che può "avvizzirsi" e poi "morire, nel senso di "ritrarsi" e non creare più le vescicole di neurotrasmettitori chimici che andranno ad attivare i recettori della membrana post-sinaptica a valle."

Quindi di nuovo ti dico: dire neurone, dire sinapsi equivale nella misura in cui la sinapsi è neurone nella sua componente di membrana pre e post sinaptica.

Perchè parliamo come se stessimo dicendo cose diverse?  :D 

11
05 Mar 2008
alle 17:14

Demis

Uhm.. spiegami un po' cosa intendi con "processo", perchè allora non mi è chiaro: io con processo intendo una

funzione cognitiva, o un evento, mentre la sinapsi è il luogo dove avviene l'evento della trasmissione del segnale

assonico tra un neurone (a monte) e l'altro (a valle). Quindi, essendo formata da una membrana, che forma un "bottone" terminale per ogni sinapsi dell'assone, direi che può "avvizzirsi" e poi "morire, nel senso di "ritrarsi" e non creare più le vescicole di neurotrasmettitori chimici che andranno ad attivare i recettori della membrana post-sinaptica a valle. Questo che ho descritto è il concetto di "processo di trasmissione sinaptica", che mi pare diverso dal concetto di "sinapsi".
Per quanto riguarda il PLT, faccio riferimento al capitolo 14 (figure 14.18 e 14.19) del libro "Fisiologia del

comportamento" di Carlsson: lo studio di Toni et al., (Nature, 1999, 402:421-425) dimostra che "il potenziamento a lungo termine aumenta il numero di sinapsi con spine dendritiche multiple". Certamente non riguarda la depressione a lungo termine (che riguarda il decremento della forza di una sinapsi), ma solo l'aumento. Avevo messo il riferimento alla fine della frase, ma avrei dovuto trovare un termine più ampio.. e non mi veniva, quindi ho usato il termine più famoso. In ogni caso nel PLT non c'è "sostituzione", tuttavia la forza aumenta non solo con la quantità di neurotrasmettitore che viene rilasciato ed il numero di recettori NMDA, ma anche con la creazione ex-novo di nuove sinapsi. Ed è in questo modo che Kandel spiega l'apprendimento.
Cmq, al di là di tutto, l'importante è capirsi :)

10
03 Mar 2008
alle 22:17

Giulietta

Il potenziamento a lungo termine è  "un aumento della forza della trasmissione sinaptica che si verifica con l'uso ripetitivo della stessa", non è, che io sappia, la dismissione di una sinapsi per formarne un'altra.  
E' chiaro però che le sinapsi si fanno e si disfano ogni istante, ma non direi che avvizziscono, perchè sono un processo. Un neurone invece poichè è una cellula può "avvizzirsi" nel senso di smettere di funzionare del tutto.
E' in questo senso che lo intendevo. Ed è proprio questo che non succede in un cervello sano, la totale mancanza di funzionamento. :)

9
03 Mar 2008
alle 21:36

Demis

Per quel che si racconta in giro (non sono un neurobiologo), la differenza starebbe nel fatto che un neurone è in grado di formare nuove sinapsi e di eliminare quelle vecchie (in termini tecnici sto parlando del "potenziamento a lungo termine"), in modo tale da poter aumentare la possibilità di comunicare tra neuroni (creando associazioni più forti e veloci, ovvero circuiti): il meccanismo sarebbe alla base della memoria. Quindi, se una si avvizisce, poco importa.. Ma se avvizisce un neurone.. poco importa lo stesso, tanto ne abbiamo così tanti!! :p Però a lungo andare, ripetuti avvizimenti sono alla base delle demenze, ma non sono causati dal "non uso", quanto da malattie degenerative. E il "non uso" del neurone può al massimo agevolare l'evolversi della malattia, non causarla :)

8
03 Mar 2008
alle 21:35

Demis

Per quel che si racconta in giro (non sono un neurobiologo), la differenza starebbe nel fatto che un neurone è in grado di formare nuove sinapsi e di eliminare quelle vecchie (in termini tecnici sto parlando del "potenziamento a lungo termine"), in modo tale da poter aumentare la possibilità di comunicare tra neuroni (creando associazioni più forti e veloci, ovvero circuiti): il meccanismo sarebbe alla base della memoria. Quindi, se una si avvizisce, poco importa.. Ma se avvizisce un neurone.. poco importa lo stesso, tanto ne abbiamo così tanti!! :p Però a lungo andare, ripetuti avvizimenti sono alla base delle demenze, ma non sono causati dal "non uso", quanto da malattie degenerative. E il "non uso" del neurone può al massimo agevolare l'evolversi della malattia, non causarla :)

7
02 Mar 2008
alle 01:56

Giulietta

Demis non capisco la sottigliezza di distinguere fra neurone e sinapsi. Le membrane pre-sinaptiche e post-sinaptiche fanno parte del neurone e se le sinapsi "avvizziscono" vuol dire che il neurone non sta scaricando più lungo l'assone. Mi sbaglio?
Piuttosto mi rendo conto che "avvizzire" è un termine un po' metaforico e sicuramente non tecnico per descrivere ciò che accade a livello cellulare. :)

6
02 Mar 2008
alle 01:08

Demis

Ehehehehe.. in questi commenti avete visto bene come conta la potenza di un modello vincente..! Ron L. Hubbard, famoso come autore di fantascienza, prima che come padre-fondatore sappiamo di cosa, avrà cavalcato l'onda che già c'era. Tuttavia anche i vari modelli di funzionamento neuronale non hanno ancora messo in luce la relazione tra attività neurale e comportamento (non sono i neuroni non usati che si avvizziscono, ma le sinapsi; i neuroni avvizziscono se non arriva nutrimento o dopo malattia degenerativa). L'unica informazione che pare assodata rimane quella riportata da Roberto, e la sua ipotesi (la "teoria" del 10% è figlia del rapporto tra neuroni e cellule gliali).
Il problema messo in luce da Giulietta è la confusione tra livelli (vedi Marr): in "usiamo solo il 10% del cervello" il verbo "usiamo" viene usato in una accezione funzionale, basata sull'azione volontaria. Cioè, viene tradotta come "facciamo funzionare solo il 10% di quello che abbiamo a disposizione", instillandovi un senso di colpa o un bisogno da soddisfare (come fanno gli "operatori" di Hubbard). Il salto logico è un errore che viene sfruttato a piacere: a questo proposito, fate attenzione ora che siamo sotto elezioni a quanti fraintendimenti voluti ci fanno passare i nostri sedicenti rappresentanti...!
Saluti a tutti!

5
01 Mar 2008
alle 18:15

GiuseppeLongo

"Lo stesso accade ai neuroni, se non li usassimo si avvizzirebbero e morirebbero." Si e' vero li usiamo tutti ma in modo confuso e non sempre diretto a quello che vogliamo fare veramente. io personalmente credo che se sapessi gia' il linguaggio di programmazione del mio pc non so ancora quante cose farei....=)

4
28 Feb 2008
alle 19:40

claudio

Brutte notizie per tutti quelli che "pensa quante cose potrei ancora fare se imparassi a sfruttare il restante 90%" ;-)

3
28 Feb 2008
alle 10:56

nuovo medioevo

ci sono MOLTI politici che scendono ampiamente sotto il 10%. Qualcuno opera addirittura come ministro.....

 

2
27 Feb 2008
alle 21:41

francesco

Mi ricordavo che era stato quel genio di Hubbard ad inventare questa fesseria:

 dal link http://xenu.com-it.net/libri/renudo/03.htm (il primo che ho trovato):

 

Nelle sue ricerche, L. Ron Hubbard ha non solo provato che queste parole corrispondono al vero ["Noi usiamo soltanto il 10% delle nostre facoltà mentali"],

1
27 Feb 2008
alle 11:25

Roberto

se non ricordo male le cellule del sistema nervoso centrale sono almeno di due tipi

quelle che trasmettono il segnale vero e proprio e quelle che agevolano la trasmissione

le prime sono dell'ordine di 10 miliardi

le seconde 10 volte tanto

forse il mito dell'utilizzo del solo 10% resiste anche per  l'attribuzione di capacita' inespresse alle cellule di supporto (tipo gli oligodendrociti)

 

 


Attendere la pubblicazione del commento

Seguici

Iscriviti ai nostri feed rss. Leggi in tempo reale tutti i post pubblicati dal blogger!

Post in evidenza su Blogosfere