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Le false memorie (autobiografiche).

Giulietta Capacchione avatar Sabato 1 Marzo 2008, 17:19 in Psicologia cognitiva di Giulietta Capacchione

Le false memorie sono ricordi di eventi che non sono mai accaduti.
Fino ad oggi la ricerca di laboratorio su queste false memorie è stata condotta basandosi spesso sul DRM Paradigm (leggi “dream”).
Questo paradigma sperimentale prende il nome dalle iniziali degli psicologi Deese (1959b), Roediger e McDermott (1995), i quali scoprirono che, fornendo ai soggetti una lista di parole semanticamente correlate, la possibilità che questi ultimi ricordassero di aver sentito una parola, anch’essa correlata, ma mai citata, era molto alta.
Ad esempio se una persona ascolta la sequenza acqua, lago, barca, flusso, pesce, ponte ecc…(sono quindici parole in tutto), la probabilità che, dietro domanda, ricordi di aver “già sentito” la parola FIUME (che non è presente nella lista) supera l’80% (false recognition).
Invece la probabilità che la parola FIUME gli venga in mente spontaneamente, senza essere citata, è superiore al 60% (false recall).
Una delle criticità degli studi basati sul DRM paradigm è la loro validità ecologica, ossia la trasferibilità e generalizzabilità dei risultati alle situazioni di vita reale.
Lo studio di cui parliamo oggi tenta un approccio più ecologico allo studio delle false memorie. Alan Brown ed Elizabeth Marsh della Northwestern University hanno chiesto ai loro soggetti di osservare ciascuno 216 foto di ambienti vari e di scovare una crocetta nascosta. 
Le foto raffiguravano ambienti di quattro tipologie : “ambienti comuni del proprio campus (sale lettura, biblioteche, corridoi)”, “ambienti comuni di un campus non  familiare”, “ambienti caratteristici del proprio campus”, “ambienti caratteristici di un campus non familiare”.
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Tre settimane dopo i partecipanti sono tornati, gli sono state mostrate innumerevoli  foto di campus ed è stato chiesto loro di indicare, per ciascuna foto, se fossero stati in qualcuno di quei posti prima di allora.
 Ogni foto è stata presentata per 500 millisecondi e fra le foto erano contenute tutte quelle mostrate nel primo esperimento  più altre foto inedite sia del  proprio campus che di campus non familiari.
I risultati hanno evidenziato che il 10% degli ambienti comuni (e il 5% degli ambienti caratteristici) del campus non familiare sono stati riconosciuti e integrati come falso ricordo.
In parole povere i soggetti hanno affermato di averli visitati, di essere stati lì, “oltre ogni ragionevole dubbio”.
E’ accaduto praticamente a tutti i partecipanti di indicare di aver visitato un ambiente comune del campus non familiare, e la stragrande maggioranza, ma non tutti  ha indicato di avere visitato uno degli ambienti caratteristici.
Con questo esperimento dunque non si sono ingenerate semplicemente false memorie, si sono indotte false memorie autobiografiche, relative alla propria storia personale, a ciò che si è fatto o non si è fatto, si è visto o non si è visto. Insomma qualcosa di più vicino a quello che accade con i falsi ricordi nella vita di ogni giorno.  

Abstract | Evoking false beliefs about autobiographical experience.
Fonte | Mixing Memory

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