blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Perché è meglio prendere decisioni a stomaco pieno

Giulietta Capacchione avatar Mercoledì 9 Aprile 2008, 18:55 in Psicologia sociale di Giulietta Capacchione
788237266_2e5a181a27.jpg

Quando prendiamo una decisione e facciamo una scelta non ci comportiamo come un calcolatore. Se abbiamo davanti a noi l’auto A e l’auto B, diverse per prestazioni e caratteristiche, ma entrambe attraenti e appetibili, nello scegliere subiremo l’influenza di numerose variabili, sia intraindividuali che di contesto, che renderanno quasi mai “perfettamente” razionale la scelta che faremo.
Fra le variabili di contesto è stata molto studiata la presenza di una terza alternativa ed è stato scoperto che se, ad esempio, oltre alle auto A e B,  c'è una terza auto C,  il paragone delle sue caratteristiche con quelle delle altre due può orientare alla scelta dell’auto A o dell’auto B. Vediamo in che modo.
Se C è molto simile ad A, la probabilità che venga scelto A si riduce rispetto alla probabilità di scegliere B. Questo si chiama effetto di similarità.
Se invece C è simile ad A, ma A appare migliore o superiore a C, aumenta la probabilità  di scegliere l’auto A piuttosto che l’auto B. Questo si chiama effetto attrazione e fu scoperto da Huber e altri nel 1982.
Si tratta, come vedete, di processi decisionali non frutto di sistematici e puntuali ragionamenti, ma frutto di influenzamenti intuitivi, basati su euristiche.

Ora, su Psychological Science è stato pubblicato uno studio che mette in relazione il ricorso a un processo decisionale intuitivo con il livello di zuccheri nel sangue.
E.J. Masicampo e Roy Baumeister della Florida State University hanno chiesto a 121 studenti di psicologia (lo so, sono gli esseri umani più studiati del pianeta…) di guardare un video senza audio in cui una donna veniva intervistata e ai cui bordi apparivano, ogni 10 secondi, delle parole casuali in grassetto. A metà degli studenti è stato detto di focalizzarsi sul labiale della donna per tentare di capire cosa dicesse e di ignorare le parole lungo il perimetro dello schermo. All’altra metà non sono state date istruzioni particolari.
Il compito affidato ai partecipanti, soprattutto del primo gruppo, mirava a far consumare un po’ di zuccheri nel sangue in virtù dello sforzo di concentrazione e dell’esercizio di autocontrollo nel non guardare la periferia dello schermo nonostante la presenza di uno stimolo fortemente attrattivo come le parole.
Una volta terminato di vedere il video ciascuno dei due gruppi è stato diviso ancora in due sottogruppi, uno dei quali ha bevuto un bicchiere di limonata zuccherata e l’altro un bicchiere di limonata con dolcificante.
Abbiamo dunque i nostri 121 studenti nelle seguenti 4 condizioni:

Alto sforzo cognitivo - Limonata zuccherata 
Alto sforzo cognitivo - Limonata non zuccherata
Basso sforzo cognitivo - Limonata zuccherata 
Basso sforzo cognitivo  - Limonata non zuccherata

A questo punto è cominciata la seconda parte dell’esperimento, quella del processo decisionale.
E’ stato chiesto agli studenti di pensare a dove avrebbero voluto vivere il prossimo anno, dando loro tre opzioni di alloggio:
Opzione A (buona): lontano dal campus, ma molto ampia.
Opzione B (buona): vicina al campus, ma più piccola.
L’opzione C è stata fornita per elicitare l’effetto attrazione di cui abbiamo parlato prima, ovvero una terza alternativa simile ad una delle due opzioni buone, ma non “abbastanza buona”, ovvero:
lontana dal campus e ampia, ma meno ampia di A e leggermente più lontana (C1), oppure vicina al campus e piccola come B, ma non così vicina e leggermente più piccola (C2).
Per effetto attrazione una parte dei soggetti dovrebbe scegliere A se viene offerta l’opzione C1 e B se viene offerta l’opzione C2, perché la terza alternativa attrae la scelta sull’opzione ad essa più simile.
Ma c’è qualche differenza se uno ha svolto il compito cognitivo complesso oppure no o se ha bevuto limonata zuccherata oppure no?
Pare proprio di sì. I risultati hanno dimostrato che il 64% di chi si era sforzato molto (perdendo molto più zucchero) e aveva bevuto una limonata non zuccherata (non recuperando così lo zucchero perduto) faceva più degli altri scelte guidate dall’effetto attrazione, ragionava cioè maggiormente per intuizione e su base euristica degli altri partecipanti. Era, in altre parole, preso maggiormente all’amo dall’alternativa C. 
Coloro che non avevano sprecato energia mentale (e zucchero) durante la visione del video muto e quelli che avevano potuto avere una limonata zuccherata mostravano di fare un uso maggiore di ragionamento logico ed erano meno influenzati dall’alternativa C.

Questo studio è interessante per almeno due buone ragioni: la prima è che spiega e dimostra uno dei tanti modi con cui il corpo interagisce con la mente: se mi sforzo mentalmente scende il glucosio nel sangue e se scende il glucosio nel sangue sono più propenso a ragionare intuitivamente e per euristiche. Una bella e complessa interazione non trovate?
La seconda ragione è che dà a tutti un buon consiglio: mai prendere decisioni importanti … a stomaco vuoto!

Abstract | Toward a Physiology of Dual-Process Reasoning and Judgment: Lemonade, Willpower, and Expensive Rule-Based Analysis
Fonte |
The Economist

1
1
12 Lug 2008
alle 10:16

Fabrizio Monge

Effettivamente ho verificato l'esperimento e sembra funzionare.

Pare anche che l'effetto similarità sia più forte rispetto all'effetto attrazione ma è un esperimento che trtta un campione basso di individui quindi poco attendibile.

Buona Giornata

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento
Post in evidenza su Blogosfere