Conversazioni di psicologia contemporanea
Come annunciato nel post precedente cominciamo con i primi 2 studi condotti da Tim Wildschut e colleghi sui contenuti della nostalgia.
Il primo studio ha analizzato 42 storie pubblicate sul periodico Nostalgia, il secondo ha coinvolto 172 studenti a cui è stato chiesto di descrivere in maniera vivida e nei dettagli la cosa del loro passato a cui pensavano con maggior nostalgia.
Dall’analisi di queste composizioni narrative è emersa per prima cosa la salienza del sé. In altre parole le persone provano nostalgia soprattutto ricordando qualcosa che li ha coinvolti in prima persona, momenti nei quali hanno agito il ruolo di protagonisti della scena e solo più raramente ricordando momenti nei quali erano osservatori esterni o attori con ruoli marginali. In altre parole si ricorda più nostalgicamente per esempio un abbraccio ricevuto che uno osservato fra il proprio marito e il proprio figlio al di là dell’equivalenza emotiva e dell’eguale importanza attribuita al gesto.
Gli oggetti più frequenti di esperienze nostalgiche sono soprattutto eventi topici e persone, solo più raramente situazioni, periodi della vita e, sorprendentemente, anche animali. Ancora più raramente cose tangibili e il sé passato.
Esempi di eventi topici possono essere lo scambio degli anelli al proprio matrimonio o il primo bacio, le persone sono ovviamente quelle significative: genitori, fratelli, compagni, amici, un loro sguardo, un sorriso, un gesto, o un momento vissuto insieme a loro, le situazioni potrebbero essere una gita al mare o un tramonto in un paese straniero, fra le cose tangibili potremmo immaginare il ricordo di un particolare tessuto o di un oggetto caro e speciale, il sé passato è un antico vissuto interiore (psico-fisico) come: “il vestito che indossavo mi faceva sentire una principessa una notte di tanto tempo fa…”
Un altro elemento interessante emerso dall’analisi delle composizioni narrative nostalgiche è la loro caratteristica di essere redentive e non contaminative.
McAdams* e colleghi nel 2001 hanno identificato due strategie che le persone utilizzano per dare significato e coerenza alle loro storie di vita. In una sequenza di redenzione il racconto progredisce da una scena di vita negativa a una positiva o trionfante. Invece in una sequenza di contaminazione il racconto si sposta da una scena di vita emotivamente positiva ad una affettivamente negativa.
Vediamo un esempio di sequenza di redenzione:
“Mia nonna morì quel fine settimana e anche se fu terribile c’era una specie di sollievo in me per mia nonna e per noi. Quando ci ripenso sono molto orgogliosa di mia madre e del modo in cui affrontò la cosa, mostrando il suo immenso amore e la sua devozione per sua madre. “
Vediamo ora un esempio di sequenza di contaminazione:
“Giocare con mio nonno nel giardino sul retro, sull’erba. I fiori erano tutti sbocciati e c’era una grande brocca di succo di frutta sul tavolo del patio. Poco dopo quest’episodio mio nonno morì. Non mi fu concesso di andare al funerale (ero troppo piccolo) e ho sentito di non essere mai riuscito a salutarlo.”
Quello che emerge da entrambi gli studi condotti è che l’esperienza nostalgica risulta più tipicamente redentiva (67%) che contaminativa (29%).
[Continua]
*McAdams, D. P., & Bowman, P. J. (2001). Narrating life’s turning points: Redemption and contamination.