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La criptomnesia: plagiare un’altra persona …in totale buona fede!

Giulietta Capacchione avatar Venerdì 16 Maggio 2008, 17:10 in Psicologia cognitiva di Giulietta Capacchione
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Il plagio inconsapevole o criptomnesia (o errore dell' Eureka!) si riferisce all’eventualità di generare una parola, un’idea, una canzone o una soluzione a un problema credendo che esse siano completamente originali (o quantomeno originali in un determinato contesto), quando in realtà non lo sono per nulla e sono, al contrario, un prodotto già espresso tempo prima o da qualcun altro o da sé stessi (Brown and Murphy, 1989).
Esistono a questo proposito un paio di casi aneddotici molto famosi.
Freud per esempio confessò che la sua teoria sulla bisessualità originaria era stata proposta per la prima volta da uno dei suoi amici, ma egli, in occasione della prima discussione sull’argomento, l’aveva respinta  ritenendola non plausibile.  Anni dopo,  quando l’idea gli tornò in mente, Freud la propose nei suoi scritti dimenticandosi, pare genuinamente, della paternità del suo amico sulla teoria e convincendosi di esserne l’unico e inedito autore.
Nietzsche in “Così parlò Zarathustra” plagia, sembra inavvertitamente, un passaggio di  "Fogli di Prevorst" (1833) scritto da Kerner cinquant’anni prima.
Più mestamente è possibile citare il recente caso del Codice da Vinci di Dan Brown
 o la querelle Albano Carrisi/Michael Jackson.
In generale è piuttosto frequente che scrittori e musicisti scrivano una melodia, un testo o una poesia che essi giudicano eccezionale e scoprano subito dopo di aver riproposto  inavvertitamente un lavoro proprio o di altri già uscito. 
La ricerca psicologica su questo fenomeno è piuttosto recente, non più di 15 anni.
Tipicamente le procedure sperimentali per elicitarla prevedono tre fasi.
Nella prima fase i partecipanti (valutati in coppia o in gruppo) vengono invitati a produrre una parola con l’istruzione di non ripetersi e di non ripeterne una già pronunciata da un altro partecipante (item-generation task).
Nella seconda fase ai partecipanti viene chiesto di ricordare le proprie risposte all’item generation task (recall-own task).
Nella terza fase i partecipanti ricevono l’istruzione di generare parole che non sono state generate durante il compito precedente né da loro stessi né da altri (generate new –task)
La criptomnesia è stata osservata in ciascuna di queste fasi, in altre parole i soggetti tendono a ripetere parole proprie o altrui come se fossero inedite.
Una forma divertente di criptomnesia potreste averla sperimentata anche voi nella forma dell’autoplagio quando si comunica una buona notizia a qualcuno. “Hei Carlo, ho preso 30!” “Me l’hai già detto stamattina!” “Uhm è vero!”
La criptomnesia può essere condiderata un errore mnestico di monitoraggio della fonte. Quando il meccanismo di monitoraggio della fonte è un po’ danneggiato (per difficoltà attentive, sovraccarico cognitivo, contesto confusivo, similarità delle fonti ecc..), un’informazione viene immagazzinata in memoria, ma viene perduto il ricordo di dove e come l’informazione è stata acquisita. Questo fa sì che l’idea, la canzone, la poesia siano presenti nella testa del soggetto, ma questi sia del tutto incapace di richiamare l’episodio specifico in cui è stata acquisita,  deducendone che debba trattarsi di un prodotto inedito della propria immaginazione.
Eppure non tutti gli studiosi convergono su questa ipotesi,  potete trovare un'ipotesi alternativa nel paper che segnalo per l’approfondimento.
Ad ogni modo, a  giudicare dal numero di articoli di questo blog che compaiono magicamente altrove, parola per parola e senza fonte, la criptomnesia deve essere un fenomeno particolarmente diffuso tra i blogger. Ma forse è più corretto parlare di clepto…mnesia (pdf) o più semplicemente di furto con destrezza
. :D

Fonte | Inadvertent plagiarism in everyday life (pdf)
Approfondimento | The Eureka Error: Inadvertent Plagiarism by Misattributions of Effort (pdf)
Articolo correlato | Reincarnazione e memoria 
 
Altrove | Storie di
Canzoni rubate

9
9 commenti
9
11 Gen 2009
alle 00:16

Fede

Discussione molto interessante!... Volevo chiedervi, la 'memoria implicita' può essere correlata con la criptoamnesia? Spero di non aver detto una castroneria. Grazie.

8
20 Mag 2008
alle 00:25

Giulietta

Ma no Gianlu, si ragiona insieme. :)

7
19 Mag 2008
alle 21:41

Prometheus

Ok, mi hai smontato :)

6
18 Mag 2008
alle 21:32

Giulietta

Gianlu, è vero che il dejavu è probabilmente un errore mnestico, ma non si tratta di un errore di monitoraggio della fonte, perchè può in effetti avvenire per un luogo che non abbiamo effettivamente mai visto prima. Invece nella criptomnesia l'informazione è effettivamente stata acquisita. Ne ho parlato qui http://psicocafe.blogosfere.it/2007/06/il-deja-vu-e-un-errore-di-memoria.html

Un jamais vu è una vera e propria amnesia, di natura neurologica, non lo riterrei assimilabile alla criptoamnesia in cui comunque l'informazione è ricordata seppure senza il suo contesto episodico di acquisizione.

5
18 Mag 2008
alle 19:48

Prometheus

Molto interessante.

Vorrei farti riflettere sulla somiglianza fra criptoamnesia, deja vu e jamais vu.

Come hai ricordato te la criptoamnesia può essere vista come un errore della memoria, che non memorizza il dato come già "esistito", percepito prima, e quindi né il come né il dove né il quando è stato memorizzato. Più semplicemente la mente ripesca un dato in memoria spacciandolo per proprio, attribuendolo al sé.

Se non ricordo male, anche il deja vu ha un interpretazione simile. Nel deja vu si crede di aver già visto qualcosa che si percepisce attualmente, ma non ci si ricorda né dove, né quando. Anche questo è un errore della memoria che attribuisce all'evento il senso di familiarità tipico delle cose che già conosciamo. Nel jamais vu accade l'incontrario, cioè il senso di familiarità per ciò che conosciamo è perso.

Si può quindi dire che la criptoamnesia è una specie di jamais vu potenziato? Un jamais vu in cui non solo è perso il senso di familiarità, ma in cui il dato è attribuito al sé, piuttosto che ad un ricordo. 

4
16 Mag 2008
alle 23:30

Giulietta

@Piergiorgio fossero tutte come la tua le violazioni della netiquette! Grazie. :)

@Silvia: che bell'esempio lampante! :)

@Marcoz, letto letto, ma sulla criptomnesia mi pareva di aver scritto qualcosa...tempo fa... :D

3
16 Mag 2008
alle 19:14

Marcoz

Giulietta,

mi sono casualmente riletto un mio vecchio post http://ilfinegiustificailme.ilcannocchiale.it/post/1691028.html.

Se hai cinque minuti, leggilo, e dimmi se sull'argomento delle "cose che crediamo di aver inventato" non sia interessante che tu ci faccia un post. Non ti sembra una buona idea?

Buon fine settimana 

2
16 Mag 2008
alle 18:30

Silvia

a me capita spessisimo!!! una volta ho fatto un figuraccia memorabile a lezione.... ho fatto un intervento dove usavo un esempio che il docente aveva appena detto! solo all'uscita i miei amici mi hanno chiesto se ero impazzita... io non mi sono resa conto di niente!! finalmente le mie "grezze" hanno trovato un nome...

1
16 Mag 2008
alle 18:23

PierG

So che non è esattamente il massimo della netiquette, ma voglio ugualmente solo farvi i complimenti: ogni post è sempre molto interessante ... e imparo sempre qualcosa.

Grazie,

PierG

http://pierg.wordpress.com 

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