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Poche donne in scienza e tecnologia? Forse, semplicemente, preferiscono altro.

Giulietta Capacchione avatar Martedì 27 Maggio 2008, 23:09 in Psicologia sociale di Giulietta Capacchione
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Il fatto che le donne siano poco rappresentate nel campo delle scienze e della tecnologia è una constatazione evidente e nota per la quale  sono state proposte varie ipotesi più o meno plausibili: attitudini cognitive, minaccia dello stereotipo, sessismo sul posto di lavoro, mancanza di supporto sociale alla maternità e alla famiglia che spinge le donne a fare lavori meno “totalizzanti”.
Pur considerando valide tutte o quasi queste motivazioni potrebbe essercene un’altra molto semplice: le donne preferiscono altri mestieri e, in una società in cui sono libere di scegliere, scelgono in base alla propria intima preferenza.
Ne parla il Boston Globe intitolando l’articolo proprio “La libertà di dire di no” e riportando i risultati di diversi studi condotti sull’argomento.
Nel 2006 Joshua Rosenbloom, economista all’ Università del Kansas ha indagato le scelte professionali di più di 500 persone fra professionisti dell’ICT  (una carriera nella quale le donne sono significativamente sottorappresentate) e professionisti impegnati in carriere comparabili, ma il cui tasso  di prevalenza uomo/donna  è più bilanciato.
Quello che ha scoperto è che il basso numero di donne nelle carriere ICT non è spiegato né da  pressioni lavorative o familiari (dal momento che i gruppi si equivalevano come impegno necessario) né da possibili differenti abilità (dal momento che in entrambi i gruppi le donne possedevano un significativo ed equivalente background scientifico-matematico).
L’unico elemento che sembrava differenziare i due gruppi  era ciò che uomini e donne ritengono importante nel loro lavoro: le donne amano lavorare con le persone,  gli uomini con le cose.  Sarebbe questo il motivo che spiega il gender gap e fa scegliere agli uomini soprattutto carriere nell’ingegneria o nelle scienze fisiche, mentre alle donne quelle in medicina, biologia, scienze umanistiche e sociali.
Naturalmente la questione è simile a quella di di chi è nato prima fra l’uovo o la gallina.
Perché le donne preferiscono lavorare con le persone? Potrebbe esserci stata una causalità al contrario: visto che sono discriminate nei lavori “con le cose”, oppure visto che sono minacciate da uno stereotipo negativo nei lavori “con le cose”, si son fatte piacere il lavoro con le persone. Non si può stabilire in via definitiva fino a che punto si tratti di una scelta, magari psicobiologicamente orientata (donna=maternage=socialità=verbalità)  e quanto si tratti comunque di condizionamento sociale.
La faccenda resta dunque complessa. Nel suo controverso libro "The Sexual Paradox: Men, Women, and the Real Gender Gap”, la psicologa Susan Pinker ha sottolineato un altro aspetto interessante: in paesi dove le donne hanno più libertà di scegliere la propria carriera il gender gap è più pronunciato. Negli Stati Uniti, Norvegia, Svizzera, Canada e Regno Unito, che offrono alle donne la maggiore stabilità finanziaria e maggiori protezioni legali, esse scelgono maggiormente in linea con lo stereotipo donna/scienze umanistiche-medico-sociali. In paesi con minori opportunità economiche come Filippine, Tailandia e Russia, il numero delle donne impiegate nelle scienze fisiche si attesa sul 30-35% contro il 5% di Canada, Giappone e Germania.
Un paradosso vero e proprio: dove ci sono politiche di sostegno alla famiglia e economie più ricche, le donne, che potenzialmente potrebbero, non scelgono comunque le stesse carriere che scelgono gli uomini, come se con le opportunità economiche ci fosse anche la libertà di scegliere in base alla propria vocazione professionale.
Su quali basi si sostanzi questa “vocazione”, ripeto, non è facile dire.

Fonte | The freedom to say 'no'
Paper originale | Why Are There so Few Women in Information Technology? Assessing the Role of Personality in Career Choices (pdf)
Iniziative | Donne e fisica: un mestiere possibile.

25
25 commenti
25
22 Giu 2008
alle 15:59

Riccardo

e non potrebbe essere che le donne si abbattono più facilmente? All'esame di maturità quando ho detto che mi volevo iscrivere a psicologia il mio proff di matematica mi ha detto "tu non passi nemmeno il test vai a lavorare" ma ho fatto lo stesso il test, e sto andado più che bene :), sto aspettando di dare la laurea per regalargli la copia dell'attestato da appendersi in camera, per insegnargli che non si deve più azzardare a giudicare così uno studente :D

24
22 Giu 2008
alle 14:05

Giulietta

Ciao Fra, benvenuta. Come in tutte le cose si ragiona su medie e tendenze, i casi singoli per fortuna hanno una certa variabilità. Conosco diverse ingegnere e sono donne da tutti i punti di vista. :D
Quello che racconti, sulla necessità per le donne di dover dimostrare un'eccellenza in certi ambiti per essere "legittimate" è molto vero, a mio avviso.

23
22 Giu 2008
alle 12:02

Fra

A me non piace lavorare con le persone (faccio una fatica enorme) e detesto stare in "gruppo". Mi interessano, invece, la progettazione e temi su strutture complesse. Cosa sarei? Una specie di uomo mancato? Quando strinsi la mano al professore, dopo aver sostenuto l'orale per l'esame di Stato, ricordo che lui mi chiese: "Ora, cosa sceglierà?", e io: "Architettura!". Sicura, piena di entusiasmo e di una passione sfrenata per il disegno tecnico. Ma dopo mi fu sconsigliata quella facoltà perché non avevo dieci in matematica. In pratica, io non potevo studiare presso quel corso di studi semplicemente perché DOVEVO avere almeno dieci in matematica. Ecco il vero motivo (già citato nell'articolo, ma lo ribadisco) per cui le donne faticano a scegliere percorsi tecnologici e scientifici: devono essere le migliori in tutte le materie scientifiche. In pratica ti creano una sorta di insicurezza interiore per cui cominci a chiederti "Effettivamente sì, come potrei frequentare quel corso, se non sono la migliore?" Ma vi rendete conto?

22
13 Giu 2008
alle 22:54

Giulietta

Quello che dici adesso è molto più preciso e corretto rispetto alle malattie psichiatriche che citi, mentre di depressione, ansia, disturbi alimentari, soffrono maggiormente le donne.
Questo non fa che confermare ciò che dicevo al commento 18: anche nell'ammalarsi le donne sono diverse.
Rispetto agli stressor anche lì il discorso è lungo, l'uomo si abbatte di più sul licenziamento perchè nella nostra cultura l'uomo si indentifica maggiormente con il suo lavoro, così come soffre di più se resta vedovo o se divorzia perchè le donne sono tante cose per un uomo: mamme, amiche, amanti, badanti, domestiche....Scusa il piccolo cinismo. :)
Il lutto in generale, di un genitore, di un figlio, di un amico, credo che si equivalgano nel dolore e nella capacità di fronteggiamento in entrambi i generi.
Insomma il discorso è lungo, ma mi pare ci porti più a sottolineare le differenze che le somiglianze, ed è esattamente quello che credo, che siamo diversi. Non uno migliore dell'altro, diversi. Talvolta complementari, talvolta irriducibilmente distanti.

Per il resto, quando diventerai un ricercatore, potrai testare il tuo paradigma, hai visto mai che ci inventi un nuovo modo di studiare le differenze di genere! :D

21
13 Giu 2008
alle 22:11

Riccardo

Guarda un deprimente capitolo sulla maggiore suscettibilità a malattie somatiche e psichiche degli uomini lo studiai nel corso di psicologia dello sviluppo, forse era un po' tendenzioso, oppure l'ho frainteso, ma l'uomo risultava più fragile allo stress, fosse questo causato da un lutto, da un divorzio proprio o dei propri genitori, da un licenziamento. Per quanto riguarda le malattie psichiatriche, per quelle che ho studiato, disturbo bipolare, schizofrenia e psicosi l'uomo è esposto a maggiori rischi, come anche alle malattie dello sviluppo (Ddai, dislessia e i disturbi del comportamento in generale). Forse sto fall'endo sull'euristica della disponibilità però mi ricordo solo le mazzate al genere maschile :)

Sulla questione metodologica ho capito anche se è mi venuta qualche idea, sarebbe interessante a questo punto selezionare 100 uomini e 100 donne che ricevono il medesimo punteggio in un test sul linguaggio, e verificare le altre variabili che valori assumono, in questo caso si potrebbe verificare la differenza fra i generi, perchè avendo lo stesso punteggio in un test, i due individui potrebbero essere considerati identici per la variabile presa in esame, e le differenze restanti potrebbero essere considerate ciò che è il genere. Così una ipotesi buttata lì :) 

 

20
13 Giu 2008
alle 19:48

Giulietta

Riccardo ci sono diverse imprecisioni in quello che dici. Gli uomini risultano superiori nelle abilità spaziali e per esempio leggono meglio una mappa e parcheggiano con più scioltezza. :D
E non è vero che le donne sono più resistenti alle malattie psichiatriche, si ammalano per esempio di depressione con un rapporto di 2 a 1. La maggiore resistenza in contesti psicologici più sfavorevoli non l'ho mai sentita e detta così è un po' troppo generica.
Sui tuoi dubbi metodologici capisco cosa dici, ma 100 uomini di 30 anni, di Napoli e con la terza media confrontati con 100 donne di 30 anni, di Napoli con la terza media sono diversi solo in quanto gli uni sono uomini e le altre sono donne.
Sono d'accordo con te che è proprio l' essere donne e uomini che non è riducibile al fatto di avere diversi organi genitali!
Sia quel che sia quello che misuri è la differenza fra i generi, anche se non puoi definire in maniera assoluta CHE COSA sia il genere. O meglio il genere di un individuo è un suo aspetto così complesso che qualunque approccio, che sia biologico, cognitivo, educativo, sociale, culturale è sempre riduzionistico
Non so se mi sono spiegata. :S

19
13 Giu 2008
alle 19:22

Riccardo

Uff scusami avevo frainteso il senso di predisposizione :)

Però quello che ogni tanto sembra, correggimi se sbaglio, e che le ultime ricerche sulle differenze di genere diano risultati  "a favore delle donne". Ne avevamo gia parlato, sembra che l'uomo sia giusto più abile nei compiti di attenzione spaziale, ma ad esempio è stata negata l'influenza di questa maggiore capacità sulle abilità matematiche, che in genere sono influenzate da questo fattore. Mentre per quanto riguarda le donne risultano dalle ultime ricerche presentate sui libri di testo, molto più resistenti alla maggior parte delle malattie psichiatriche, più abili per quanto riguarda gli aspetti legati al linguaggio, e più resistenti a contesti ambientali psicologicamente sfavorevoli. Questo è a parer mio un dato paradossale, e cioè l'ipotesi di partenza che non ci siano differenze quantitative fra uomo e donna. Questo mi portava a una riflessione più generale, che sarebbe interessante discutere, se in ambito scientifico non si stia prendendo l'argomento dal punto di vista sbagliato, come ad esempio era gia capitato con i test dell'intelligenza. 

Ad esempio, mi chiedo come si faccia a confrontare due gruppi di uomini e donne riguardo a un compito, e mi chiedevo se le variabili che si usano normalmente (Età, stato sociale, città di provenienza e così via) anche se identiche in due individui di sesso maschile e femminile, abbiano influenza complessivamente differente per via del fatto che uno è maschio oppure donna. 

Cerco di spiegarmi meglio, in un compito di abilità linguistica i soggetti dovrebbero essere appaiati, quindi un maschio  e una donna con caratteristiche in comune: età, anni di istruzione, e così per tutte le altre variabili da tenere sotto controllo.  Ma magari un maschio di trent'anni, con la terza media, nato a napoli, non è un individuo confrontabile con una donna di trent'anni, con la terza media, nata a napoli. 

Uff scusami, tal volta di prendo come un professore :D

 

18
12 Giu 2008
alle 19:25

Giulietta

Riccardo, io non ho parlato di innatezza, ma di predisposizione. Si può essere predisposti geneticamente, ma anche culturalmente.
Le differenze di genere esistono e sono state documentate, sono biologiche, cognitive, emotive, comportamentali e cliniche (anche nell'ammalarsi le donne sono diverse, pensa all'anoressia nervosa).
Che un sesso sia "migliore" dell'altro è una sciocchezza in senso assoluto, ma che un sesso abbia performance migliori in certi ambiti non vedo cosa determini di scandaloso. Servono tante cose alla specie umana per sopravvivere, non è assurdo che i due sessi apportino contributi diversi per raggiungere lo stesso scopo.
Quanto all'ipotesi cruciale anche io la discuto nel post stesso in merito al dubbio innatezza/socializzazione con la frase "Naturalmente la questione è simile a quella di di chi è nato prima fra l’uovo o la gallina".
Direi dunque che su questo siamo d'accordo.
Mi sento invece di sottoscrivere quanto dice Attilio quando afferma: "Non metto in dubbio che nei generi vi sia equivalente capacità di riuscita. Affermo piuttosto che in molti campi si può riuscire sfruttando la predisposizione a (..o le abilità per..) risolvere diversi aspetti dello stesso problema...".
Mi pare sensato ecco. :D

17
12 Giu 2008
alle 13:14

Riccardo

Bhe che ad esempio la tendenza all'accudimento non è innata ed è dimostrata da un buon numero di ricerche antropologiche su popolazioni indigene, in cui la cura dei neonati è lasciata ai fratelli maggiori (maschi e grandi che siano) mentre le madri si occupano assieme ai padri del sostentamento della comunità.[tronik 1992]. Così non semvra che sparo c.... :)  Questo dovrebbe portare ad andare con i piedi di piombo con ricerche scientifiche a caccia di differenze fra i generi, o peggio, sessi, perchè sono sempre ricerche di correlazione, quindi i nessi causali sono indistinguibili. Sempre riferendomi alla psicologia sociale, Lewin dimostrò il fatto fin troppo banale, che si preferisce e si considera migliore ciò che si ha, e non si ricerca ciò che si considera migliore, lo fece per il cibo, ci sono notevoli differenze con l'argomento preso in esame da Giulietta, ma comunque è una cosa da evidenziare.

Personalmente rimango dell'idea che l'affermazione le donne preferiscono lavorare con l'oggetto uomo, e gli uomini con oggetti-oggetti, non spieghi moltissimo, queste differenze sono innate o frutto della socializzazione? E le persone che non rispettano gli stadard cosa hanno di differente? Le donne che amano gli sparatutto (e sono solitamente molto brave) cosa hanno di differente (in generale le donne che amano giocare al computer si domostrano molto più capaci della media maschile)?

Tal volta mi sembra che in queste ricerche si faccia lo stesso errore che si è fatto nella creazione dei primi test del QI, fatti da uomini, per uomini, dimostrarono che gli uomini erano più intelligenti, ipotesi paradossale, perchè che ci sia un genere o sesso migliore dell'altro è scientificamente ridicolo.

16
12 Giu 2008
alle 07:57

Attilio

Bene:

I commenti 14 (...escluderei che queste predisposizioni o attitudini siano innate...) e 15 (...tutto dipende dalle idee e dalle tradizioni che vivano e fanno parte della cultura dei popoli... ) sono netti e significativi; però sono apodittici e non richiamano alcuna evidenza scientifica, in particolare non si fa riferimento a numeri.

La ricerca richiamata nell'articolo invece ha pretese di scientificità ma, forse per evitare di urtare i sentimenti di chi la pensa diversamente, non arriva alle conclusioni ipotizzate da Giulietta.

Possibile che non esistano studi seri che arrivino ad enunciare definitivamente se le differenze fisiologiche tra i generi comportino abilità intellettuali che si articolano diversamente?

Io penso di sì, ma in materia mi ritengo ignorante.

Puntualizzo che non mi sento frustrato se la mia statura non mi consente di essere un buon giocatore di basket, e neppure per essere (e lo sono) negato per la fisica, per quanto io desideri comprendere la teoria quantistica.

La società civile esiste per sfruttare a vantaggio di tutti le abilità di ognuno.

P.S. lavoro in un ambiente che in cui ci sono molti computer. Nei momenti liberi le donne (una quindicina) vanno quasi tutte in chat, gli uomini (numeri paragonabili) si dedicano agli "sparatutto" in terza persona. Dunque osserva empiricamente una differenza nell'indole.

Osservo, ancora una volta empiricamente, che, nello sviluppo e nella nostra società, in genere ci si libera di condizionamenti ben più potenti di "tu gioca con le bambole, tu con il fuciletto".

Non metto in dubbio che nei generi vi sia equivalente capacità di riuscita. Affermo piuttosto che in molti campi si può riuscire sfruttando la predisposizione a (..o le abilità per..) risolvere diversi aspetti dello stesso problema... Posto che vi sia una sufficiente motivazione, naturalmente :-)

15
10 Giu 2008
alle 15:32

Loredana

Salve a tutti, io sono una ragazza e lavoro in una azienda di 16 persone. Sono l'unica donna. Ci occupiamo di servizi informatici per le aziende ed io in particolare sviluppo software. Vi posso assicurare che la mia azienda non ha fatto distinzione tra un uomo ed una donna nel momento della mia assunzione ed in questo campo ci sono molte "programmatrici" bravissime ed affermate. Anche l'ambiente di lavoro è tranquillo e non mi sono mai sentita fuori luogo. Vi assicuro che tutti giorni constatono che ci sono moltissimi uomini che con la tecnologia (intesa come pc, cavi di rete, di alimentazione e software) non vanno molto d'accordo. Secondo me tutto dipende dalle idee e dalle tradizioni che vivano e fanno parte della cultura dei popoli e soprattutto, dalle predisposizioni di ogni essere umano.

14
03 Giu 2008
alle 23:38

Riccardo

Secondo me non è il fatto che non si percepiscono le differenze fra genere o sesso, ma una affermazione allo donne piace studiare l'oggetto uomo, mi sembra tanto una del tipo alle bambine piace giocare con le bambole. Se per millenaria tradizione intendi poi i processi di socializzazione ti do sicuramente ragione, mentre escluderei che queste predisposizioni o attitudini siano innate, le vedo come una conseguenza della cultura in cui una persona vive. 

 

13
02 Giu 2008
alle 22:02

Giulietta

Geppy, facci capire meglio il tuo punto di vista. ;)
Attilio: spero che sia chiaro che la donna che gestisce il ritrovo qua non lo pensa per nulla. :D

12
02 Giu 2008
alle 13:56

Geppetto

Eppur si muove.

11
31 Mag 2008
alle 21:40

Attilio

Come volevasi dimostrare, e come ho scritto a commento di un post passato: alcuni (molti?) ritengono sia "politically correct" affermare che non esiste ALCUNA differenza, salvo quella "anatomica", tra uomo e donna :-).

10
30 Mag 2008
alle 15:08

Giulietta

Riccardo, le donne potrebbero preferire l'Uomo per diverse ragioni, per esempio perchè hanno una millenaria predisposizione all'accudimento (e diventano medici, psicologhe, infermiere, educatrici, insegnanti), oppure perchè hanno in media migliori capacità verbali (e diventano avvocati, letterate, filosofe).
Ma al di là dell'ipotesi, che si può discutere, temo che ti sfugga l'entità e la complessità della faccenda del gender gap. E' appena uscita, tanto per dire, una ricerca su Science che dimostra quanto conti la cultura nel gender gap per la matematica.
Fenomeni di outgroup mi sembrano davvero poco esplicativi, se fosse così avremmo segmentazioni maschio-femmina più random, invece ci sono delle regolarità precise scienza vs "umanismo".

 

9
29 Mag 2008
alle 10:11

Riccardo

Va bhe, a parte il significato implicito che ho letto nella frase incriminata ;), non mi sembra una affermazione molto esplicativa, perchè le donne dovrebbero preferire lavorare con l'oggetto uomo e gli uomini, con l'oggetto "oggetto"? Per quanto riguarda la discriminazione non mi piace l'impostanzione con la quale viene proposta la ricerca in merito, la discriminazione non avviene per motivi sessisti, ma per motivi palesemente di gruppo. In un gruppo di uomini, si preferiscono uomini alle donne, e viceversa, per semplice discriminazione dell'outgroup, chi deve assumere qualcuno e si trova a dover scegliere fra un uomo e una donna preferisce a parer mio un uomo perchè inserire una donna in un gruppo di uomini è molto più problematico, o almeno c'è la percezione di questa problematicità. Sarebbe da studiare la psicologia di chi deve effettuare queste scelte per verificare da dove nasce questa discriminazione, a parer mio risultante soltanto da fenomeni di gruppo e non sessisti. Volendolo dire in formula semplice, perchè un uomo dovrebbe assumere fra una donna e un uomo di uguale bravura una donna?

8
28 Mag 2008
alle 22:33

Giulietta

Allora ragazzi, intanto tento di spiegare meglio il contenuto del post, altrimenti si parla un po' a vanvera. La frase "le donne preferiscono lavorare con le persone, gli uomini con le cose", non significa che le donne amano lavorare "in compagnia" e gli uomini da soli a maneggiare alambicchi.
Siamo seri.
Quello che intendevo è che le donne potrebbero ( e ripeto potrebbero e non è detto che sia così) preferire materie di studio e carriere che hanno a che fare con l'essere umano come "oggetto" (medicina, bioscienze, psicologia, scienze umanistiche e così via) mentre gli uomini potrebbero preferire materie di studio e carriere che hanno il mondo delle cose come oggetto (geologia, fisica, matematica, ingegneria, informatica).
E' un'ipotesi, tutta da dimostrare, che ha una sua plausibilità in termini evolutivi e psicologici e non annulla le altre motivazioni (sessismo, stereotipo, educazione, ruolizzazione), se mai le completa.
Personalmente ho scelto di studiare psicologia perchè mi affascinava l'uomo e trovavo di nessun interesse la fisica delle particelle. Da bambina non ricordo che qualcuno mi abbia fatto intendere che la fisica "non era cosa per me" in quanto donna, e non so neanche se, dovendo scegliere, io abbia pensato "di fisica si occupano gli uomini, non avrei nessuna chance".
Semplicemente mi interessava studiare altro e lavorare con altro. Il fatto che sia stata una scelta veramente libera, una preferenza, mi sembra possibile e plausibile.

Detto questo, Riccardo, parlare di vittimismo è un po' ingenuo  perchè la discriminazione di genere non è certo una fantasia di femministe frustrate, ma una realtà che ogni donna può testimoniare. Come tutti i fenomeni complessi anche il gender gap nelle scienze e nella tecnologia ha evidentemente cause multiple, dall'impatto diverso anche a seconda dei contesti e delle epoche.
In certi casi può effettivamente prevalere l'una o l'altra o l'altra ancora. Quello che il post tenta di fare è di introdurre una motivazione trascurata e forse importante, quella per cui a molte donne forse di fare l'ingegnere edile non gliene frega un granchè.

7
28 Mag 2008
alle 18:13

Riccardo

E daglie col vittimismo, lo spazio che gli uomini si trovano in campo scientifico se lo sono ritagliato con fatica non con raccomandazioni e cameratismo da dormitorio. Io non so la cultura che c'è nei paesi che hai citato, tranne per la Tailandia dove le donne si caratterizzano per una particolare pragmaticità e polso particolarmente duro, ma nel caso in cui ci sia un maggiore maschilismo il tutto potrebbe essere spiegato semplicemente dal desiderio delle donne di voler assumeri inconsciamente la figura dell'uomo come modello e quindi cercano di assimilarne la figura e il comportamento, in società dove questa parità c'è o è in via di sviluppo possono dedicarsi alle facoltà dove c'è maggiore frequenza femminile, che sono appunto facoltà umanistiche per il solito effetto di socializzazione che spinge più a parlare che a fare calcoli. "le donne preferiscono lavorare con le persone, gli uomini con le cose" mi sembra una affermazione alquanto discutibile e molto poco scientifica. In generale anche gli altri interventi mi sanno di poco psicologico e molto di rivalsa, come l'affermazione sul computer, è la semplice e scontata tendenza del maschio a prendersi più risorse a spingere a un uso più prolungato del computer non il fatto che i genitori descriminano la figlia all'uso di questa macchina da maschi... Suvvia, non scherziamo :D

Scusami giulietta per i toni un po' alti, ma questi discorsi non mi vanno giu :)

6
28 Mag 2008
alle 16:32

gabriella

Purtroppo il mio primo commento non è andato a buon fine...visto che non lo vedo pubblicato scrivo brevemente quello che volevo dire

per fare scienza occorre un solido bagaglio in matematica o fisica o chimica ecc., non essere ostacolati negli studi e non subire pregiudizi o stereotipi

recentemente avevo compiuto una breve ricerca sulle astronome nel passato http://www.bellatrixobservatory.org/cvaaI/27/

quello che emergeva è che sostanzialmente si conoscevano pochi nomi, principalmente perchè l'istruzione non era un diritto per le donne e quelle poche che lavorarono in campo astronomico era perchè il marito o il fratello o il padre era stato disposto a condividere con loro il sapere di tali studi

in alcuni casi, morto il "mentore" continuarono le loro ricerche a volte in circostanze eroiche nonostante gli schernimenti dovuti agli stereotipi dell'epoca

oggi le facoltà sono aperte liberamente ed in una recente analisi condotta in Italia risulta che le ragazze si laureino prima dei colleghi e con votazioni più alte, purtroppo le ricercatrici o professori di prima o seconda fascia le donne sono sempre in minoranza per non parlare dei livelli dirigenziali

la tesi che le donne preferiscano lavorare con le persone piuttosco che con le cose non la capisco molto...

personalmente ho maturato esperienza in campo della ricerca e la visione dello scienziato isolato in laboratorio che pensa e armeggia con strani aggegi mi pare parecchio lontana dalla realtà attuale, composta prevalentemente da gruppi di ricerca, ovvero colleghi in carne ed ossa, con i quali si collabora costantemente per il reperimento e l'analisi dei dati

5
28 Mag 2008
alle 13:50

Icy

Quoto Giulietta, non c'è nessun obbligo naturale per cui in ogni lavoro ci debba essere il 50% di ogni controparte (ovviamente a parità di possibilità). Credo che la frase del post "e donne amano lavorare con le persone,  gli uomini con le cose" spieghi molto, senza tirare in ballo le ben note disparità e asimmetrie presenti nel mondo del lavoro e nei differenti stati.

4
28 Mag 2008
alle 12:25

Giulietta

@Alessandra, tutto giusto, però forse una quota di scelta "libera" c'è, in fondo non è implausibile che ci piaccia lavorare con materia organica e vivente.

@Demis, la psicologia è terra di donne, ed è scienza del vivente per eccellenza. Non è paragonabile alle scienze "dure" come la matematica, la fisica, o l'ingegneria. All'interno della stessa psicologia avrai notato come l'indirizzo "sperimentale", quello un po' meno "umanistico", lo seguono di più gli uomini, mentre quello "clinico" lo seguono di più le donne. Poi è chiaro si parla sempre in media, qualche donna fisico nucleare c'è senz'altro :)

@Attilio, grazie ho visto. Tutte le volte che qualcuno individua una causa unica e generale a un problema mentale ipercomplesso, mi viene un po' di orticaria. Speriamo che ora non si mettano in croce i padri, dopo aver messo in croce le madri....

3
28 Mag 2008
alle 11:57

Demis

La Psicologia universitaria italiana è una terra di confine o un mondo a sè stante, per quanto riguarda questo tema? Vi porto dati dalla mia esperienza. Concorsi per ricercatore in psicologia generale, in psicobiologia e in psicologia clinica, posti totali disponibili: 19; vincitori maschi=9, vincitrici femmine=10.

O le donne stanno già prendendo d'assalto il mondo scientifico, oppure non stiamo considerando altri fattori probabilmente determinanti (in positivo o in negativo). Come la propensione alla collaborazione, all'autonomia di ricerca, ad instaurare rapporti affettivi nel gruppo di lavoro. Boh. 

2
28 Mag 2008
alle 06:47

Attilio

@ Giulietta.

OT: ti segnalo un link

1
28 Mag 2008
alle 03:31

alessandra

a parte che il giappone è uno dei paesi più maschilisti al mondo,in svezia due neurobiologhe hanno denuciato chi doveva  disribuire fondi per la ricerca e si è scoperto che le donne per ottenre fondi dovevano essere più brave di due volte e mezzo i loro colleghi uomini. E soloun esmpio ma....

in italia uno studio fatto rivela che i genitori tendono a regalre il pc hai maschi, se c'è un solo pc in casa il fratello tende a non mollarlo, bisogna imporsi,i genitori tendono a pensare di conseguenza anche i piccoli che le materie scientifiche siano robe da maschi,le ragazza si autosegregano oltre alla segregazione reale. le esperienze del passato nobel negati ,grandi scienziate passate all'anonimato come figlie di ,mogli di. si rimproverava e forse ancor oggi, alle donne di esser troppo sicure di se ,troppo dure. sarebbe troppo lungo continuare .basta rompere il muro di diffidenza. un modo? le scuole sin da piccole/i con programmi mirati. ma anche qui  chi decide i programmi? uno che pensa che c'è gap per una libera scelta? 

sono sicura che nei prossimi anni le donne prenderanno d'assalto (ed è auspicabile) il mondo scientifico.Riuscendo così a rompere questa barriera. ma è anche indispensabile che chi ha la responsabilità ,e fondi si muova.  i laureati in materie scientifiche in italia sono veramente pochi/e 

grazie

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