Conversazioni di psicologia contemporanea
L’anno scorso ho scritto un articolo dal titolo “Amputarsi una gamba per sentirsi completi” in cui raccontavo dell’incredibile Body Integrity Identity Disorder (BIID), una condizione psicologica estremamente rara nella quale il soggetto sente di “abitare” un corpo che non corrisponde all’ immagine mentale che ha di se stesso. La cosa incredibile è che il “corpo immaginato” e desiderato da queste persone è un corpo amputato o paraplegico: chiedono dunque di poter essere amputati o di aver paralizzate gambe o braccia perfettamente sane per raggiungere “una completezza” che sentono di non possedere. Quando non ricevono ascolto o dopo aver tentato inutilmente una psicoterapia o una cura psicofarmacologica, possono provare a provvedere autonomamente con i mezzi più atroci pur di raggiungere il loro scopo, talvolta morendo nel tentativo.
Recentemente è apparso un lungo articolo su questo argomento su Newsweek che aggiunge qualche informazione interessante.
Intanto pare che esistano dozzine di siti web per persone BIID che richiedono a gran voce la possibilità di accedere a una chirurgia sicura e legale per le amputazioni o alla supervisione medica per diventare paraplegici. Fra i siti citati si menziona www.transabled.org che dichiara 1,500 visitatori al giorno, www.biid-info.org, e un Yahoo Group di supporto di circa 1700 membri.
I frequentatori di questi siti sembrano essere per lo più maschi, di mezza età, profondamente convinti che il BIID non sia una malattia mentale e non possa essere trattata come tale, ma rappresenti un tratto dell’identità, eventualmente di natura neuropsicologica, a cui solo la chirurgia può porre soluzione, un po’ come succede a coloro che hanno un disturbo dell’identità di genere (transessualismo) e possono ricorrere alla chirurgia di riattribuzione del sesso.
Il dott. Michael First, professore of psichiatria clinica alla Columbia University di New York, ha condotto nel 2005 uno studio* telefonico su 52 persone con BIID, rilevando come esse non risultino psicotiche, non abbiano difficoltà relazionali e siano completamente ancorate alla realtà, pur vivendo la dolorosa sensazione di qualcosa di profondamente sbagliato e intollerabile nel loro corpo integro.
Nel 2007 V. Ramachandran ha scritto un articolo in cui ipotizza un parallelismo fra BIID e somatoparafrenia. In questa ultima condizione, che può verificarsi dopo un ictus nel lobo parietale destro, il paziente nega la “proprietà” di un suo arto sul lato sinistro del corpo, tipicamente il braccio. Questi pazienti possono descrivere l’arto come estraneo e alieno, come appartenente a qualcun altro o come staccato dal corpo e giacente inerte nel loro letto. Ovviamente sviluppano per questo arto estraneo una forte repulsione emotiva.
Poiché questo fenomeno occorre dopo un danno al lobo parietale, Ramachandran suggerisce che questa zona del cervello giochi un ruolo molto importante nella costruzione dell’immagine corporea. Egli postula dunque che all’origine del BIID esista un disturbo funzionale della corteccia parietale destra probabilmente di origine genetica, come suggerisce il fatto che la maggior parte dei pazienti BIID datino l’insorgenza dei loro sintomi nella prima infanzia. A causa di questa disfunzione nel lobo parietale destro non si formerebbe mai, nel cervello di queste persone, un’immagine corporea completa e coesa, per cui essi sono in grado di sentire che, ad esempio, una gamba è lì in quel punto, attaccata al bacino, ma sono dolorosamente afflitti dalla sensazione che non “dovrebbe” essere lì, che si tratti di un surplus, qualcosa di profondamente sbagliato.
Altri ricercatori eccepiscono che, se l’identificazione come amputato originasse realmente da una disfunzione cerebrale, dovrebbero esserci altri sintomi oltre al desiderio di liberarsi dell’arto estraneo: dovrebbe essere difficile usare la gamba, per esempio, o dovrebbero esserci segni di inattenzione all’arto (neglect).
La stessa comunità di BIId.info si chiede se questa ipotesi di Ramachandran possa rendere conto delle diverse forme di BIID che comprendono anche il desiderio intenso di diventare paraplegici, ciechi, sordi o colpiti da altre disabilità non frutto di amputazione.
Come diceva Georg Büchner "Ogni uomo è un abisso, e a guardarci dentro, gira la testa"
UPDATE 17 giugno 2008: La storia di David Openshaw su The Sun
*Abstract | Desire for amputation of a limb: paraphilia, psychosis, or a new type of identity disorder.
**paper originale | Can vestibular caloric stimulation be used to treat
apotemnophilia? (pdf)
Beh la psicologia si insegnava nelle facoltà di filosofia non tanto tempo fa. :D
oddio ti piace la filosofia? :)
A questo link un nugolo di filosofi prosegue e amplia la nostra discussione. Fateci un salto. :)
"Queste persone vivono estremamente male la loro normalità" è qui il nodo e l'omologia con il transessualismo: stare in un corpo che non ti appartiene. Poi è chiaro e sono d'accordo con te che diventare uomo o donna non equivale ad acquisire una disabilità, e la scienza medica probabilmente non riconoscerà mai la legittimità di intervenire in questo senso.
Ma se potessi vedere in cosa consiste la chirurgia e la terapia per la riattribuzione del sesso vedresti che è un calvario vero, più devastante di un intervento di amputazione, anche se le conseguenze sono una disabilità definitiva.
In queste persone il disagio di una vita da disabile è paradossalmente non avvertito e bilanciato dal sollievo dal pensiero costante e invasivo di non essere nel corpo "giusto".
Dal loro punto di vista il loro tentativo è adattivo.
Si è vero, però penso che il confornto con il transessualismo sia incauto, perchè comunque il desiderio di cambiare genere non porta a "svantaggi" fisici, mentre il desiderio di avere un corpo amputato è altamente disadattativo. Io pensavo che si considerasse patologico un comportamento disadattativo, magari è qui che sbaglio, però anche se questo desiderio è chiuso in una psiche stabile non capisco come non si possa considerare la condizione patologica, perchè comunque o queste persone vivono estremamente male la loro normalità, oppure cercano di causarsi danni al proprio corpo, e pur ipotizzando la possibilità di interventi chirurgici per ottemperare al loro desiderio ed evitare rischi inutili, alla fine si ritroverebbero in una condizione di handicap, in tutti i casi l'idividuo soffre. Magari ascoltando chi è riuscito nel tantativo si potrebbe capire se così hanno raggiunto la senerità...
Attenzione Riccardo, qui non si capisce "la personalità", si esclude la psicosi, ovvero sostanzialmente la presenza di contenuti deliranti, di disturbi formali del pensiero e di allucinazioni percettive con compromissione dell'esame di realtà. Il nucleo ideativo apparentemente delirante di volersi far amputare una gamba o un braccio appare circoscritto e incapsulato all'interno di un equilibrio psichico normale e ti fa sorgere il dubbio che...non si tratti di delirio!
Professionisti affidabili ed estremamente intuitivi riescono ad identificare una patologia (psichiatrica) solamente da pochi indizi. E' vero che qui si parla di escludere l'esistenza di una patologia, però ad occhi (semi-)chiusi penso di potermi fidare della loro valutazione. C'è gente che si fida perfino del DSM-III... ;)
adesso mea culpa sto parlando senza aver letto il paper, però non pensavo si potesse capire la personalità di una persona da un semplice colloquio... sarà che sono al secondo anno :)
@Rosalux, visto, stupefacente. Mi chiedo se esista un sistema di confluenza e sincronizzazione neurale (magari a un qualche livello del midollo spinale) che permette ai segnali provenienti da due cervelli diversi di determinare il movimento unitario delle parti comuni o se ci sia una dominanza di una delle due gemelle su questo aspetto.
Proverò a cercare se ci sono delle info in merito, temo che saranno state oggetto di più di una ricerca vista la loro eccezionalità.
@Ivo il problema qui è che non ci sono abbastanza dati sul follow-up. Aneddoticamente pare che dopo l'amputazione questi soggetti si rasserenino definitivamente e non abbiano più problemi psicopatologici di chiunque altro.
Immagino che anche l'uso di una protesi o di un bastone determini per un BIID le stesse conseguenze che per un disabile non volontario, ma non credo esista qualche studio in grado di confermarci questa ipotesi. Lasciamo perdere gli annunci di google, sono un mio cruccio costante. :)
@Riccardo, non credo che sia poco. Nei disturbi estremamente rari è altrettanto raro raccogliere dati su un campione così ampio.
Di molte psicopatologie non abbiamo che casi clinici singoli che sono spesso di gran lunga più informativi e suggestivi di una ricerca con centinaia di soggetti.
ha condotto nel 2005 uno studio* telefonico su 52 persone con BIID, rilevando come esse non risultino psicotiche, non abbiano difficoltà relazionali e siano completamente ancorate alla realtà, pur vivendo la dolorosa sensazione di qualcosa di profondamente sbagliato e intollerabile nel loro corpo integro.
Ma non è poco per escludere fattori psicopatologici una ricerca di questo tipo?
Cattivo gusto involontario: in un articolo sulle amputazioni, Google inserisce la pubblicità per "Dimagrire 5 chili"... ;-)
Anche Oliver Sacks racconta una storia simile, in uno dei capitoli de l'uomo che scambiò sua moglie per un cappello, anche se non se la patologia sia la stessa.
Una curiosità: se non sbaglio, dopo un po' di utilizzo le estensioni del nostro corpo diventano, in un certo senso, parte del corpo (penso, ad esempio, a un bastone). Come se la cavano queste persone con le estensioni (immagino bene, ma ne vorrei una conferma).
Simmetricamente, mi viene da pensare alle gemelle siamesi con un solo corpo in comune e due teste, che riescono ad essere completamente funzionali: guidano la macchina, la bicicletta, giocano a pallavolo, in modo perfettamente coordinato.
(le trovi suo you tube, abigail e brittany hensel)
alle 21:59
Riccardo
in bicocca ce l'hanno proibita :) Non lo so al liceo è stata la mia materia preferita, adesso sinceramente ho ben pochi contatti con questa disciplina :)