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Giu 0819

I Pirahã: il popolo senza nomi per i numeri

Pubblicato da Giulietta Capacchione alle 20:50 in Psicologia cognitiva


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I Mura-Pirahã sono un gruppo etnico composto da circa 8.000 individui che vive nello stato brasiliano di Amazonas, lungo i fiumi Maici e Autaces, nella foresta tropicale.
La loro maggiore particolarità sta nella loro lingua che comprende solo dieci fonemi e soltanto tre parole per indicare i numeri dal significato approssimativo di “uno”, “due” e “molti”.
O almeno questo era quanto emerso  da una ricerca del 2004 dello psicolinguista Peter Gordon della Columbia University.
Un recente studio condotto dallo  scienziato cognitivo Edward Gibson del Massachusetts Institute of Technology afferma invece che la lingua Piraha non conterrebbe alcuna parola che definisca quantità esatte, nemmeno per la quantità “uno”.
I ricercatori  hanno posto su un tavolo, di fronte a sei adulti Pirahã, una bobina di legno, aggiungendone progressivamente altre fino ad arrivare a 10.
A ogni bobina aggiunta i ricercatori chiedevano ai soggetti: “quante sono?”.
Hanno poi effettuato l’operazione inversa, partendo da dieci bobine e levandone una alla volta fino a ridurle a una soltanto.
I volontari piraha hanno usato, per rispondere, le stesse tre parole, sia quando l’esercizio prevedeva l’incremento delle bobine, sia quando ne prevedeva il decremento. Nell’esercizio incrementale queste tre parole corrispondevano grosso modo a “uno”, “due” e “molti”. Nell’esercizio inverso le tre parole sono state usate per indicare da 1 a 6 bobine, da 4 a 10 bobine e da 7 a 10 bobine.
Secondo gli autori questi risultati indicano che le tre parole Pirahã non identificano quantità esatte, ma possono essere considerate “quantificatori vaghi”, ovverosia riferimenti quantitativi generici come i nostri  “pochi”, “alcuni”, “di più”.
Il primo studio del 2004 sarebbe stato dunque fuorviato dal fatto di aver utilizzato solo compiti relativi all’ incremento di quantità.
Il  secondo esperimento condotto è ancora più interessante. E' consistito nel porre di fronte a 14 Pirahã adulti una fila contenente da 1 a 10 bobine e nel chiedergli di inserire, in una fila corrispondente, un numero equivalente di palloncini sgonfi.
I piraha si sono rivelati in grado di svolgere correttamente questo compito, mostrando, secondo i ricercatori, la loro capacità di concepire e rappresentarsi esatte quantità di oggetti, nonostante l’assenza di parole che ne esprimano il numero. 
Quando invece si è trattato di monitorare e ricordare importi precisi, gli stessi soggetti hanno sbagliato clamorosamente. Ovvero,  dopo aver guardato uno sperimentatore lasciar cadere una bobina alla volta dentro un secchio, non sono stati in grado di identificare il numero di palloncini corrispondente alle bobine eliminate.
Secondo i ricercatori questi risultati suggeriscono che i nomi dei numeri non influenzano la capacità delle persone di  pensare e riconoscere l’esatta quantità di oggetti, ma sono essenziali per ricordare quelle quantità, per mantenerne traccia nel tempo e in contesti diversi.
Sarebbero dunque un’invenzione culturale, una tecnica cognitiva, utile solo quando è coinvolta la memoria delle quantità. 
Non tutti però concordano con queste conclusioni.
Elizabeth Spelke, psicologa dello sviluppo della Harvard University si chiede se nel secondo esperimento i pirahã non abbiano fatto il corretto appaiamento bobine/palloncini utilizzando una regola empirica non-numerica, come ad esempio "per ogni cosa davanti a lui, ci sia una cosa davanti a me”.
Questa possibilità, ritenuta plausibile anche dagli autori dello studio, lascerebbe indimostrata la capacità dei Piraha di rappresentarsi mentalmente quantitativi esatti in assenza di una parola che li identifichi.
La grande domanda posta da questo tipo di  studi è quella classica dell'Ipotesi della relatività linguistica:  le modalità linguistiche con cui denominiamo il mondo determinano le modalità cognitive con cui lo percepiamo?
Se vi interessa ne abbiamo parlato qui 
e qui .

Abstract Link | Number as a cognitive technology: Evidence from Pirahã language and cognition (2008)
Numerical Cognition Without Words: Evidence from Amazonia (2004)

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Commenti

1. Attilio, Venerdì 20 Giugno 2008 ore 09:07

@Giulietta.

Tentando un'estrema sintesi del pensiero della Spelke, che qui sembra l'unica a trarre una conclusione da questo studio generalizzandola in contesti più ampi: la struttura del linguaggio influenza il modo in cui sfruttiamo le nostre capacità matematiche?

Questo spiegherebbe perchè alcuni popoli (ad esempio gli indiani dell'Asia) sono più portati per la matematica?

Le conseguenze, anche nella didattica della matematica, ed in concreto nella formulazione delle esposizioni, potrebbero essere importanti.

Oppure non si può trascendere la struttura propria di un linguaggio per renderlo SIGNIFICATIVAMENTE più efficace ed alcuni concetti vengono comunque espressi meglio in altre lingue? (filosofia in greco e tedesco :-).

O ancora la madrelingua segna per sempre i nostri percorsi logici e, qualunque altra lingua adoperiamo, utilizziamo comunque le strutture che ci ha creato nella mente il primo linguaggio appreso? (inutile perciò ricorrere a trattazioni in altre lingue)

Non pretendo tutte le risposte da te. Se qualcuno vuole contribuire...

2. Blackcloud, Venerdì 20 Giugno 2008 ore 15:51

@attilio: interessante la logica della teoria sulla predisposizione della struttura di pensiero degli indiani.. la cosa avrebbe senso!

saluti

3. Riccardo, Venerdì 20 Giugno 2008 ore 19:24

@attilo

Personalmente ritengo che il linguaggio possa modificare profondamente le attitudini riguardo a particolari ambiti di problem solving, fra cui la soluzione di problemi matematici, per il fatto che può strutturare l'informazione in modo tale che sia più facilmente manipolabile dal sistema cognitivo.

Ad esempio mentre noi contiamo  nove, dieci, undici, venti, ventuno etc. nelle lingue asiatiche gli stessi numeri suonerebbero, nove, dieci, dieci e uno, dieci e tre, due decine, due decine e uno. In questo modo all'apparato cognitivo risulta molto più facile manipolare l'informazione sintattica dei numeri, essendo esplicitato nella parola, il valore posizionale delle varie cifre (unità, decine, centinaia). Ed è per questo che i bambini asiatici apprendono prima e con maggior precisione a contare e fare i calcoli. Questi limiti/potenzialità penso siano intrinseci ad ogni sistema linguistico, e invalicabili oltre una certa età, qualche post prima Giulietta aveva riportato alcune ricerche che dimostravano come l'influenza dell'apprendimento di una lingua cambia radicalmente dopo l'età critica.

Per quanto riguarda invece le strategie per rendere più facilmente digeribile un concetto, sia questo matematico, scientifico, filosofico o politico, penso siano fortemente efficaci quelle di stampo psicoretorico. Questo permette di rendere maggiormente efficace il nostro linguaggio, descrivendo nel dettaglio l'obbiettivo verso il quale la nostra esposizione tende, e ricongiungendo ogni passo al suo ruolo nella dimostrazione. Un confronto fra una esposizione psicoretorica del teorema di euclide, e quella classica di euclide stesso, ha rilevato come le prestazioni in compito di memorizzazione, e di completamento siano nettamente migliori.

In sintesi penso che i vantaggi cognitivi possano essere rintracciati dal giusto utilizzo della nostra lingua, senza la necessità di acquisire lingue in più.

4. Riccardo, Sabato 21 Giugno 2008 ore 01:04

Sullo studio mi permetto una riflessione notturna :)

Stavo pensando alle difficoltà alle quali sono andati incontro gli sperimentatori nel sottoporre problemi a soggetti sperimentali della medesima lingua e cultura, in quanto si è notata una costante diversità fra come il problema veniva posto, e l'interpretazione del problema da parte del soggetto, risultato, molto spesso il solutore risolveva un problema differente da quello proposto, e le sue scelte venivano prese come errori :)

5. Giulietta, Sabato 21 Giugno 2008 ore 20:02

Sono d'accordo con Riccardo quando dice che il linguaggio può strutturare l'informazione in modi più o meno efficienti per il nostro sistema cognitivo (e comunque diversi) e quindi può influenzare certi tipi di manipolazione delle informazioni come quelle implicate nelle operazioni di conteggio.

Anche da un punto di vista semantico, non è illogico pensare che alcune lingue siano più precise di altre nell'esprimere concetti molto specifici. Pensiamo per esempio alle lingue polisintetiche come la lingua inuit, nella quale alle radici delle parole vengono aggiunti centinaia di suffissi diversi per indicare concetti che in italiano potremmo esprimere solo con delle perifrasi.
Vale la stessa cosa per le cosiddette parole intraducibili che ciascuna lingua possiede. Leggevo qualche tempo fa del termine "Ilunga" del dialetto congolese che significa "una persona pronta a perdonare i torti subiti la prima volta, a tollerarli la seconda, ma non perdonare mai la terza volta".
A noi servono tre righe per dire ciò che in questo dialetto si dice con un solo termine.
E' chiaro però che non è corretto porre la questione in termini di più efficace/meno efficace, in quanto in Occidente potremmo non aver alcun interesse a denominare con facilità questo particolare comportamento di "porgere l'altra guancia una volta sola".

Quanto al rapporto fra madrelingua e strutture cognitive, uno studio condotto dai cinesi Yijun Liu, Yiyuan Tang e colleghi della Dalian University of Technology, ha sottoposto a risonanza magnetica funzionale volontari sottoposti a test di aritmetica, riscontrando che per risolvere un problema di addizione, i soggetti di madrelingua inglese mostrano la presenza di attività nell’area che sovrintende al linguaggio, mentre i soggetti di madrelingua cinese utilizzano regioni cerebrali più legate all’elaborazione delle informazioni visive, in accordo con la tipologia ideografica della loro lingua!
Ma non sarei così sicura che l'apprendimento di una seconda lingua in età precoce non possa aggiungere una strutturazione cognitiva ulteriore che si affianca alla prima. Leggete questo post sulla "commutazione" nel bilinguismo.
Diverso probabilmente è il caso di una seconda lingua appresa in età più tarda.
Non sono un'esperta di psicolinguistica. Se qualche lettore lo è, pendiamo dalle sue dita. :D

6. Attilio, Domenica 22 Giugno 2008 ore 21:06

Posso solo ringraziare Riccardo e Giulietta per questi interessanti approfondimenti.

7. Attilio, Lunedì 23 Giugno 2008 ore 07:12

....Il link su Liu e Tang sembra non essere più attivo. Ho trovato questo, però: http://www.pnas.org/cgi/content/abstract/0604416103v1

8. Riccardo, Lunedì 23 Giugno 2008 ore 09:50

giulietta ti volevo chiedere una cosina, off topic, scusami :), sai per caso un link con un buon atlante anatomico del cervello, devo preparare l'esame di fisiologica che parla di zone su zone cerebrali senza neanche un immagine e sono un po' in difficoltà, ma in internet ho trovato pochino :(

9. Giulietta, Lunedì 23 Giugno 2008 ore 12:17

10. Giulietta, Lunedì 23 Giugno 2008 ore 12:30

Pure questi non mi sembrano male. In alcuni casi ti è richiesta un'iscrizione gratuita. Fammi sapere poi se e con quale ti sei trovato meglio, così lo consigliamo anche agli altri.
http://www.e-anatomy.org/
http://www.brainexplorer.org/

 

11. Riccardo, Sabato 28 Giugno 2008 ore 17:39

dunque: http://www.winkingskull.com/, non ha bisogno di registrazione, ha delle foto dettagliate, che si caricano abbastanza velocemente, ma è molto poco specifico nei dettagli, ad esempio per quanto riguarda i solchi cerebrali chiama in causa solo la scissura centrale e quella di silvio.

http://www.visiblebody.com/

necessita di registrazione, gratuita, ci voglioni 5 minuti, funziona solo con Internet Explorel, e per poter funzionare deve scaricare le immagini sul pc, procedura che con adsl impiega una eternità, quando finisce di scaricare ti farò sapere :) 

http://www.brainexplorer.org/

 

Ci sono moltissime informazioni sul corpo umano, tutte scritte in inglese, però non ha immagini particolarmente dettagliate.

Il migliore è sicuramente questo http://www.e-anatomy.org/
permette di osservare le varie strutture cerebrali nel dettaglio tramite visualizzazione MRI, peccato che da quanto ho capito permette solo di vederle in sezione orizzontale (che puoi comunque muovere a tutti i livelli di altezza desiderati) ma non coronale e saggitale.

12. Riccardo, Sabato 28 Giugno 2008 ore 22:32

Uff ma ti avevo mandato un commento ma non l'ha salvato :(

 Comunque riscrivo :) 

http://www.winkingskull.com/ 

Non mi è piaciuto, è veramnte poco dettagliato.

http://www.visiblebody.com/

Questo è carino, però ci vuole un po' per caricare il programma che ti permette di vedere il corpo in 3d, poi è un po' macchinoso da usare, lo considerei più da usare per divertirsi che per studiare :) 

http://www.brainexplorer.org/

questo è interessante perchè descrive molto bene il sistema nervoso, però è tutto in inglese e le immagini sono poco dettagliate.

http://www.e-anatomy.org/

Questo è decisamente il migliore, specialmente per quello che mi serviva, ti permette di vedere una scansione MRI su più livelli del piano orizzontale, poi ci sono altre opzioni che cambiano anche il modo di visualizzazione mettendo in evidenza differenti parti anatomiche del cervello, le etichette sono molto dettagliate, praticamente ogni parte del cervello è segnata. 

Peccato che permetta solo la visione orizzontale, e non quella coronale e saggittale. Però anche così è il meglio che potevo chiedere per studiare fisiologica :) 

13. Giulietta, Domenica 29 Giugno 2008 ore 17:44

Riki, i commenti vengono registrati ma se ci sono più di due link hanno bisogno della mia approvazione. Eccoli che compaiono entrambi. :)

14. Riccardo, Lunedì 30 Giugno 2008 ore 00:49

ops non immaginavo :)

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