Conversazioni di psicologia contemporanea
Si può essere bilingue senza appartenere a due culture distinte (ad esempio un italiano fluente in inglese) e si può essere bilingue perché si appartiene a due culture diverse (ad esempio un’emigrante italiano da decenni negli Stati Uniti).
Il bilingue bi-culturale non ha incorporato in sé soltanto un’altra lingua, ma ha fatto proprie tutte le istanze delle culture a cui appartiene, compresi alcuni aspetti della sua identità, e quando passa da una lingua all’altra, attiva una specie di interruttore che lo sintonizza sul “mode” culturale della lingua che sta usando. Questo fenomeno è noto come Cultural Frame Switching.
Qualche tempo fa Nairan Ramirez-Esparza, valutò la personalità di dozzine di persone in America e in Messico fluenti in Inglese e Spagnolo.
I partecipanti completarono due volte un questionario, il famosissimo BIG FIVE, che misura 5 dimensioni di personalità: “l’ Energia, che è inerente ad un orientamento fiducioso ed entusiasta nei confronti delle varie circostanze della vita; l'Amicalità, che include, ad un polo, caratteristiche come l'altruismo, il prendersi cura, il dare supporto emotivo, e, al polo opposto, caratteristiche come l'ostilità, l'indifferenza verso gli altri, l'egoismo; la Coscienziosità, che fa riferimento a caratteristiche come la precisione e l'accuratezza, l'affidabilità, la responsabilità, la volontà di avere successo e la perseveranza; la Stabilità emotiva, che è una dimensione molto ampia comprendente una varietà di caratteristiche collegate all'ansietà e alla presenza di problemi di tipo emotivo, quali la depressione, l'instabilità di umore, l'irritabilità, ecc.; infine, l'Apertura mentale, che fa riferimento all'apertura verso nuove idee, verso i valori degli altri e verso i propri sentimenti”.
Il BIG FIVE, completato una volta in inglese e una volta in spagnolo, rivelò che quando i soggetti lo compilavano in inglese tendevano a totalizzare punteggi più alti nelle dimensioni dell'energia, dell’amicalità e della coscienziosità e più bassi nella dimensione della stabilità emotiva, di quanto facessero se completavano la versione spagnola.
Questi punteggi erano coerenti con i risultati ottenuti da partecipanti monolingua inglese, anch’essi mostravano effettivamente un più alto punteggio nell’energia, nell’amicalità e nella coscienziosità.
I bilingue dunque, mentre “saltavano” da una lingua all'altra, abbracciavano nel salto anche le caratteristiche personologiche di coloro che parlano solo quella lingua specifica.
Recentemente è stato pubblicato un altro studio sul Cultural Frame Switching a firma di David Luna e colleghi che pone precisa attenzione al fatto che i soggetti siano semplicemente bilingue o bilingue bi-culturali.
Sono state fatte guardare a dei volontari delle pubblicità televisive in una lingua (inglese o spagnolo) e sei mesi dopo nell’altra lingua. I risultati hanno rivelato che le stesse donne raffigurate nella pubblicità, quando parlavano in spagnolo, erano giudicate come più assertive, più autosufficienti ed estroverse rispetto a quando parlavano in inglese, ma questo accadeva solo con i bilingue bi-culturali e non con i bilingue non bi-culturali.
Il proverbio ceco sarebbe dunque più corretto così: “se parli due lingue e appartieni a due culture, hai due anime”...
Paper | Do bilinguals have two personalities? A special case of cultural frame switchin (pdf)
Abstract | One Individual, Two Identities: Frame Switching among Biculturals
Hai centrato il problema Giulietta ;) La distinzione è a priori, e la dimostrazione a posteriori, ma di qualcosa già definito a priori, quindi un po' stona. La differenziazione tra bilingue culturali e non sembra avvenire esattamente per cultural frame switch, e non può essere (altrimenti si ricadrebbe in una tautologia). Se si parte dal concetto che i bilingue possono essere distinti in culturali e non, si dovrebbe essere in grado di distinguerli senza fare riferimento al cultural frame switch, visto che è proprio quest'ultimo che si vuole porre in esame. Quello che intendevo nell'intervento precedente è l'aggiungere un grado di sfumatura all'interno del bilinguismo e della traduzione in generale. Se un bilingue padroneggia perfettamente due lingue, per cosa si distingue da un bilingue culturale? Non per il cultural frame switch (proprio per quello che ho detto poco fa), io penso si distinguano invece perché il padroneggiare una lingua deriva anche da fattori culturali. Ovvero, un bilingue "normale", pur avendo una perfetta comprensione delle due lingue, non ha le capacità di traduzione di un bilingue culturale, perché manca dell'associazione linguistico-culturale che permette una traduzione migliore. Il "problema" in definitiva mi sembra risidere nelle definizioni iniziali, che sono un po' vaghe, ma su cui si fondano le conclusioni finali dell'articolo.
Direi proprio di no Icy, perchè altrimenti non ci sarebbero differenze con i bilingue non bi-culturali.
Si può essere perfettamente fluenti in un' altra lingua e saperla tradurre molto bene (anche conoscendo il contesto culturale di cui una lingua si permea) senza per questo incorporare nella propria identità la cultura di cui quella lingua fa parte.
Sono due cose molto diverse.
La differenza con i bilingue non biculturali (nei quali lo switch sembra non verificarsi) è un altro dato contrario all'obiezione tua e di Riccardo.
Se la questione riguardasse l'interpretazione del big five (così come delle pubblicità utilizzate nel secondo studio), cioè se le differenze fossero al livello dell'imput, si dovrebbe osservare lo scostamento in tutti i soggetti, anche nei bilingue non bi-culturali.
Il fenomeno che si osserva invece è che, stimolati dagli elementi linguistici, solo i soggetti biculturali attivano il loro "mode" culturale, e danno risposte diverse a imput sostanzialmente identici.
Ma lo studio non andrebbe interpretato invece come proposizione a favore del fatto che non si impara una lingua ma una cultura? Ovvero che, al di la della mera traduzione grammatica e lessicale, una lingua ha "più" radici nella cultura che nella struttura formale della lingua stessa? (che è in fondo la medesima differenza che si ha tra il saper tradurre e il saper farlo "bene" ).
Comunque condivido un dubbio con Riccardo, ma se i due big five vengono compilati in modo identico, ma nelle due lingue, essendo interpretati in modo differente per via delle inferenze culturali (che altrimenti verrebbero negate se interpretati allo stesso modo), danno ovviamente risultati differenti.
A meno che non ci sia modo di stimare queste differenze, e che il fultural frame switch sia un effetto che le soverchia.
Mah, considerato che il Cultural Frame Switching è stato osservato ben al di là dello studio di Esparza e che il Big Five è il questionario di personalità più validato al mondo, anche nelle versioni tradotte, è più semplice che lo strumento stia misurando un fenomeno reale.
Invece di rileggere me più volte, che non ne hai bisogno, prova a vedere se nei paragrafi finali del paper, gli autori hanno già risposto alla tua obiezione. :D
ho riletto più volte ma mi lascia un dubbio :) ma Giulietta questa ricerca non dovrebbe essere un brutto colpo al big five che sballa quando viene somministrato in lingue differenti? Cioè mi sembra più plausibile questa ipotesi, e cioè che lo strumento sia mal tarato rispetto al fatto che una persona esprima una personalità differente in base alla lingua che usa.
strana come cosa :)
alle 18:39
Giulietta
No Icy, la differenziazione tra bilingue e biculturali non è affatto aprioristica nè vaga. I soggetti, oltre alla valutazione della fluenza linguistica, sono stati sottoposti a un test di identificazione culturale e sono stati suddivisi in sottogruppi sulla base del punteggio ottenuto a questo strumento.
Si può discutere dell'attendibilità di questa valutazione, ma la distinzione in bilingue e biculturali di sicuro è stata possibile ed ha preceduto l'osservazione del cultural frame switching.
Facciamo un esempio: Icy nasce a Londra da genitori italiani e vi resta fino all'età di 14 anni. Dopo di che si trasferisce in Italia, fino ad oggi che ha 40 anni. Parla un inglese indistinguibile da quello di un madrelingua.
Secondo te è una bilingue o una biculturale?