Conversazioni di psicologia contemporanea
Abbiamo cominciato a parlare ieri di questa ricerca pubblicata su Physiology & Behavior secondo la quale ricordare il cibo mangiato a pranzo ha un effetto inibitorio sul quantitativo di spuntino pomeridiano assunto. Nel secondo esperimento i ricercatori hanno provato a capire se questo effetto inibitorio dipendesse da attitudini alimentari individuali: in particolare la tendenza a ridurre consapevolmente l’introito di cibo (restrizione dietetica) e la tendenza a sovraalimentarsi in specifiche situazioni come quelle nelle quali è presente del cibo molto appetibile o ci sono altre persone che mangiano (disinibizione).
Anche nel secondo esperimento la procedura ha previsto le due condizioni sperimentali di lunch today e lunch yesterday, ma in più i soggetti sono stati suddivisi a seconda del loro punteggio a una restraint scale e a una disinhibition scale. I risultati hanno evidenziato che il tratto restrittivo non influisce sull’effetto inibitorio del ricordo del pasto, ma solo i partecipanti che mostrano una bassa tendenza alla disinibizione diminuiscono il loro introito allo spuntino dopo aver pensato al loro pasto recente. In altre parole chi ha una alta tendenza alla disinibizione non trae “vantaggio” dal pensare al suo pasto più recente.
Gli autori suggeriscono che le persone con tendenza alla disinibizione avrebbero una ridotta capacità di codifica e recupero del ricordo del loro pasto dovuta alla presenza di pensieri interferenti sul cibo e l’aspetto del corpo.
I ricercatori hanno infine condotto un terzo esperimento in cui al campione è stato dato un pasto standardizzato contenente 400 calorie. Essi hanno poi completato come al solito l’esperimento dello spuntino, questa volta con tre tipi di biscotti anziché con tre bidoncini di popcorn variamente salati.
L’esperimento è stato condotto in due giorni: nella prima occasione dopo un’ora dal pranzo e nella seconda tre ore dopo il pranzo. Alla metà dei partecipanti è stato poi chiesto di ricordare il loro ultimo pasto, mentre all’altra metà di ricordare il tragitto fatto per raggiungere il campus.
Anche in questo terzo esperimento i ricercatori hanno potuto confermare il dato che coloro che ricordano il loro ultimo pasto mangiano di meno di coloro che ricordano il tragitto fatto per raggiungere il campus e che l’effetto inibitorio del ricordo del pasto si verifica solo per i partecipanti che hanno una bassa tendenza alla disinibizione.
In aggiunta hanno scoperto che l’effetto inibitorio stesso è tempo-dipendente: è presente dopo 3 ore da quando è avvenuto il pasto e non dopo un’ora.
Limitazioni dello studio: tutti i partecipanti sono giovani e sani e con un indice di massa corporea nella media. Non è detto che il dato si replichi in persone anziane o bambini, in persone non sane o con un indice di massa corporea non in media.
Lo studio si limita inoltre a evidenziare un fenomeno nel breve periodo, nulla si sa di cosa accadrebbe se venisse usata questa tecnica regolarmente né se la riduzione dello spuntino possa avere un effetto osservabile e significativo sul peso reale delle persone.
Fonti | Recall of recent lunch and its effect on subsequent snack intake
Memory and its role in appetite regulation (2005)