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Giu 0823

Una parola sulla punta della lingua? Non pensarci troppo a lungo!

Pubblicato da Giulietta Capacchione alle 23:47 in Psicologia cognitiva


TOT.jpg

Qualche tempo fa abbiamo parlato del fenomeno delle parole sulla punta della lingua, ovvero della certezza soggettiva di conoscere il nome di una persona o di un oggetto o di un luogo, ma di non riuscire a ricordarlo.
In quel post
 davamo conto delle possibili cause di questo particolare impasse mnestico, oggi parliamo delle strategie per aggirarlo o meglio di cosa non fare per evitare di ricascarci con le stesse parole.
Secondo uno studio pubblicato su Quarterly Journal of Experimental Psychiatry da Amy Beth Warriner e Karin Humphreys, quanto più a lungo si cerca di venire a capo della parola che avvertiamo sulla punta della lingua, tanto più probabile sarà che quella parola ci sfugga nuovamente in futuro.
L’esperimento è consistito nel mostrare a video, a un gruppo di 30 studenti, una serie di domande, chiedendo loro di trovare la risposta corretta. Ad esempio: “Come viene definito il nome con cui uno scrittore cela la propria identità?” (Pseudonimo), “Qual è la branca della zoologia che studia gli uccelli?” (Ornitologia), “Come si chiama la particolare caraffa con cui si serve il vino?” (Decanter) e così via.
Per ciascuna delle domande poteva essere fornito anche un suggerimento fonologico, come ad esempio: “inizia con la P”.
I partecipanti dovevano premere uno di tre tasti su una tastiera (come si vede in figura): non conosco la risposta, conosco la risposta, ho la risposta sulla punta della lingua (TOT, dall’inglese tip of the tongue) .
Quando il soggetto premeva il tasto TOT potevano trascorrere 10 o 30 secondi prima che la risposta corretta venisse svelata sullo schermo.
Gli studenti in stato di TOT dovevano anche verbalizzare la propria “agonia” alla ricerca della parola, strategia utilizzata dai ricercatori per sincerarsi che i soggetti impiegassero effettivamente i secondi concessi per tentare di recuperare la parola.
Due giorni dopo gli studenti hanno svolto lo stesso compito con le medesime domande e quello che di interessante è emerso è che chi aveva dichiarato uno stato di TOT per una certa parola e aveva dovuto attendere 30 secondi prima di vedere la risposta corretta era più propenso a rientrare in TOT per la stessa parola due giorni dopo, rispetto a chi aveva dovuto attendere solo 10 secondi.
Questa metodologia di ricerca ha consentito di chiarire che l’eventuale ri-occorrenza dell’errore di memoria non è dovuto al fatto che una certa parola può essere semplicemente più difficile da recuperare per un certo soggetto, ma al fatto che, avendo 20 secondi in più per rimuginarci, il cervello dei soggetti “apprende a sbagliare”, impara cioè implicitamente a riprodurre, per quella precisa parola, un meccanismo erroneo di recupero in memoria.
Quindi quando una parola ci sfugge, la tecnica migliore è cercare di ottenere la risposta il prima possibile, magari chiedendo a qualcuno. Una volta individuata la parola, ripeterla ad alta voce più volte può darci qualche chance in più di non dimenticarla in futuro. Se non è possibile l’individuazione immediata conviene semplicemente smettere di pensarci piuttosto che agonizzare nel tentativo di recuperarla.
A questo link
potete trovare tutte le domande utilizzate per elicitare il fenomeno delle parole sulla punta della lingua, che è anche divertente come quiz di cultura generale. Scrollando la pagina trovate anche le risposte.
Io invece vorrei sapere se avete delle parole particolari per le quali entrate sempre in TOT,  parole cioè che proprio "non vi entrano in testa". 

Abstract | Learning to fail: Reoccurring tip-of-the-tongue states.

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Commenti

1. Riccardo, Martedì 24 Giugno 2008 ore 10:48

Questo argomento è interessantissimo :) specialmente perchè riguarda anche una metodologia di studio, non penso che capiti solo a me, ma certe volte, alcuni argomenti, nomi, date, che non hanno nessuna difficoltà particolare rispetto ad altri, sono molto più difficili da memorizzare, e ogni qual volta che il discorso arriva a quel determinato punto non si riesce mai a ricordare quel particolare dato. Se poi si va a controllare, la cosa non cambia, mentre invece ho notato, che sforzandosi il più possibile di ricordare, a partire dalla prima volta che ci si riesce, il nome, data o parte del talamo, viene rievocata in memoria senza problemi. E' interessante a parer mio questo meccanismo del tipo tutto o nulla che molto spesso riguarda il recupero delle informazioni, una volta che si è ricordato, è come se si fosse memorizzata più che la nozione il percorso per accedervi....

saluti Giulietta :)

2. fradefra, Lunedì 21 Luglio 2008 ore 11:15

Il fenomeno è importante, anche per i suoi effetti. Nel mio campo (il Web Marketing), la possibilità di avere visibilità sui termini corollari rispetto al nome del marchio è fondamentale, perché questo fenomeno a volte rende difficile la ricerca. Ovviamente soprattutto dove il marchio non sia famosissimo e visibile ovunque.

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