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Gli inganni degli specchi/2

Giulietta Capacchione avatar Venerdì 25 Luglio 2008, 18:21 in Psicologia cognitiva di Giulietta Capacchione

Oltre a vedere un noi dimezzato, quello che percepiamo della nostra immagine riflessa in uno specchio è un po’ edulcorato rispetto alla realtà, insomma ci vediamo un pochino meglio di quello che siamo davvero. Lo hanno dimostrato Nicholas Epley (che conosciamo  già) e Erin Whitchurch in uno studio pubblicato su The Personality and Social Psychology Bulletin.
In sostanza ai soggetti è stato chiesto di identificare delle immagini di sé stessi in mezzo a una serie di immagini di volti distrattori. L’immagine dei partecipanti poteva essere inserita così com’era, in una versione ritoccata al computer nella direzione di una maggiore attrattività (+20%) o in una versione ritoccata nella direzione di un imbruttimento.

Inganni%20specchi2.JPG

I risultati hanno dimostrato che i soggetti non solo si riconoscevano in mezzo agli altri più velocemente quando la foto presentata era quella il 20% più attraente, ma, messi di fronte a diverse versioni di sè stessi, giudicavano quella ritoccata in senso attrattivo come quella più autentica.
In qualche modo ci photoshoppiamo la faccia tutte le volte che ci guardiamo nello specchio. :)
Epley suggerisce che questo self-serving bias, questa distorsione percettiva automigliorativa, potrebbe essere la soluzione, in senso favorevole, che il cervello ha trovato per risolvere una ambiguità di fondo.
Guardandoci nello specchio ogni giorno e in vari momenti della giornata, percepiamo noi stessi in molti modi diversi: siamo per esempio curati e sobri per il lavoro, abbiamo occhi stanchi e capelli spettinati alla sera, siamo eleganti (e truccati) per una cena, o con la tuta da ginnastica per andare in palestra.
Chi siamo veramente? Quale immagine è la nostra? Il cervello risolve la questione facendo una sorta di media fra tutte le immagini che immagazzina e il noi medio che tira fuori è leggermente “ritoccato” in senso positivo.
Questo bias non è però soltanto self-serving, anche l’immagine dei nostri amici è da noi percepita come lievemente più attraente di quanto non sia in realtà. Al contrario, le immagini degli estranei vengono percepite con spietato realismo. Questo suggerisce dunque che il bias non rappresenta una generica preferenza per la bellezza applicabile alle immagini di tutti.
Il bias è correlato con misure implicite di autostima, ma non con misure esplicite, suggerendo che si tratti di un meccanismo relativamente automatico e non un processo deliberato.

Paper | Mirror, Mirror on the Wall: Enhancement in Self-Recognition 
Nell'immagine si apprezza il morphing utilizzato (clicca per ingrandire)
 

5
5 commenti
5
29 Lug 2008
alle 16:31

icy

Qui di seguito

http://www.dirfile.com/freeware/image-morphing.htm

trovi un elenco di software di morphing freeware (io ho provato il primo ed è del tutto intuitivo). Manca solo il campione di popolazione rappresentativo ;)

4
29 Lug 2008
alle 09:55

Giulietta

Effettivamente credo che eventuali differenze maschi femmine non siano state indagate. Adesso Icy ci serve solo un programma di morphing e abbiamo ben 2 ipotesi da testare. :D

3
28 Lug 2008
alle 19:15

icy

Una risposta in realtà é uscita qualche post fa (http://psicocafe.blogosfere.it/2008/07/gli-uomini-tradiscono-piu-facilmente-ma-dove-lo-hanno-letto.html), anche se più focalizzata in un ambito particolare. In questo caso è razionale indurre che si preservi la differenziazione già notata (sebbene sarebbe molto più interessante, in caso negativo, capire il come mai ), ovvero le donne abbiano un grado maggiore di bias rispetto all'uomo, ponendole di fatto maggiormente prossime al dualismo usuale donne-famiglia. Io per conto mio propendo anche per delle considerazioni evoluzionistiche per cui la femmina, dovendo curare la prole e potendo spendere più tempo a contatto con altri individui, non possa giudicare in modo assoluto ogni difetto in quando sarebbe controproducente, ed ha una "finestra di osservazione" di comportamenti molto maggiore. Per contro il maschio, essendo più presente nelle attività di preservazione della gerarchia sociale (e dei pericoli che corre per via di concorrenti) e di procacciamento del cibo (con la classica attenzione ai pericoli circostanti), si trova a dover giudicare in modo più rapido e oggettivo. Di fatto ci si ricollegherebbe anche alla questione per cui il giudizio di base sugli altri individui avviene nel primo secondo.

2
27 Lug 2008
alle 19:21

Giulietta

Icy la tua ipotesi è interessante, praticamente suggerisci che all'aumentare del grado di familiarità con una persona aumenta il bias.
A questo punto bisognerebbe capire perchè. O degli amici abbiamo più "versioni" e siamo portati a fare una media favorevole dei loro volti, oppure l'abitudine alla loro frequentazione, condita dall'affetto, ci fa essere più indulgenti (percettivamente) con i loro difetti?

1
25 Lug 2008
alle 20:44

icy

La spinta all'autoconservazione, evolutivamente parlando, prima agisce su se stessi e poi via via verso i gradi minori di conoscenza. Di fatto si potrebbe dire che tale effetto sia anche un misuratore di prossimità amicale, ben più valido poi che non la parola stessa.

Buon weekend

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