Conversazioni di psicologia contemporanea
Cari avventori, benritrovati. Ripartiamo con una ricerca pubblicata su PNAS sulle espressioni non verbali associate con l’orgoglio e la vergogna. Non è una novità che le espressioni facciali o corporee delle emozioni possano essere innate e universali, ne abbiamo parlato molte volte. Recentemente abbiamo visto che le espressioni di paura e disgusto potrebbero essere un modo tutto biologico che l’organismo umano ha trovato per modificare in maniera funzionale la propria “interfaccia” con l’ambiente di fronte a stimoli specifici.
La ricerca di oggi è interessante perché si occupa di emozioni meno basiche e più raffinate e perché i soggetti dello studio sono atleti olimpici.
I ricercatori hanno infatti esaminato le sequenze fotografiche ad alta risoluzione delle reazioni comportamentali che decine di lottatori di judo (ciechi, congenitamente ciechi e normovedenti) hanno esibito di fronte a una vincita o a un insuccesso nelle Olimpiadi e nelle Paraolimpiadi del 2004.
Gli atleti erano naturalmente provenienti da ogni parte del mondo.
I risultati di questa minuziosa analisi hanno rivelato che individui normovedenti, ciechi acquisiti e ciechi congeniti, provenienti da più di 30 nazioni diverse, mostravano gli stessi comportamenti non verbali di fronte al successo e al fallimento. I ricercatori suggeriscono dunque che tali espressioni comportamentali siano universali e costituiscano una risposta biologica innata con un preciso scopo evoluzionistico.
Quale sia questo scopo non è facile dirlo e quelle degli autori restano speculazioni. Ad esempio la postura di espansione del torace e l’allargamento delle braccia nel caso dell’orgoglio dovrebbe servire allo scopo di apparire più “imponenti” e di validare la propria dominanza sociale. Il comportamento non verbale della vergogna, invece, con spalle curve e petto stretto dovrebbe rappresentare l’accettazione del potere di un aggressore, la rimozione del bisogno di conflitto e la carenza di risorse.
Ad ogni modo anche la cultura gioca un suo ruolo, benché marginale. Essa sembra infatti moderare la risposta di vergogna negli atleti normovedenti. L’espressione di vergogna risulta infatti meno pronunciata fra gli atleti che provengono da culture altamente individualistiche e che promuovono l’auto-espressione, soprattutto Nord America e Eurasia Occidentale. In definitiva, sebbene l’espressione della vergogna sia probabilmente innata e universale, la sua manifestazione concreta potrebbe essere intenzionalmente inibita da alcuni individui normovedenti in accordo con le norme culturali delle culture di appartenenza.
Paper originale | The spontaneous expression of pride and shame Evidence for biologically innate nonverbal displays