Conversazioni di psicologia contemporanea
Gli psicologi si affannano molto a cercar di capire quanto la vita sociale on line incida su quella offline e uno dei nodi centrali su cui si accapigliano è se gli effetti di questa “ingerenza” siano nella direzione di un depauperamento o di un potenziamento.
La risposta non è e non può essere univoca e rappresenta uno di quei casi in cui non ha ragione nessuno.
L’altro giorno un amico mi racconta di essersi iscritto su Facebook al gruppo “Vorrei andare a vedere una mostra, ma non trovo nessuno con cui andarci” o qualcosa del genere.
Nella bacheca del gruppo ha lasciato un messaggio del tipo: “c’è questa mostra, in questo posto alle ore tot, qualcuno ci vuol venire?”.
A quel punto una ragazza ha detto “ci vengo io” ed ecco qui che due internauti sconosciuti sono usciti dal cyberspazio e sono diventati due persone in carne ed ossa che vanno a vedersi una mostra insieme.
Un’esperienza uguale e contraria è però altrettanto possibile con i propri amici con cui si comincia a vivere un intenso rapporto telematico. Si conoscono i dettagli della loro giornata, aggiornati ogni cinque minuti, si vedono le fotografie del viaggio che hanno fatto questo weekend, si vede il video della loro bambina che ha compiuto un anno, eccetera eccetera, eccetera.
Il pericolo che la frequentazione telematica, se si manifesta in questa forma così puntuale e saliente, induca una certa pigrizia alla frequentazione offline esiste ed è innegabile.
Esiste il pericolo che incontrarsi dal vero diventi tutto sommato superfluo, perché il bisogno di socializzazione e frequentazione è in qualche modo soddisfatto.
Soddisfatto dalla vicinanza telematica con l’amico in questione e soddisfatto perché “riempito” dalla moltitudine di altri legami telematici esistenti.
Naturalmente la qual cosa è interpretabile come “pericolo” se si dà per scontato che la frequentazione vis a vis sia in generale più opportuna, più sana, più completa, più.
Lo è? Io direi che possiamo concederlo questo, pur senza sminuire l’intensità e la rilevanza delle frequentazioni on line. Un abbraccio, un bacio o una stretta di mano non sono esattamente un dettaglio nei rapporti fra le persone, come non è un dettaglio poter condividere le esperienze, oltre che osservarsi reciprocamente mentre le si vive, in solitudine.
La vignetta che illustra questo post è ironica, ma, come tutte le rappresentazioni umoristiche, intercetta con l’estremizzazione una verità.
E’ indubbio che chi ha cerchie sociali molto ristrette per motivi personali o lavorativi o logistici, possa trovare su un social network il modo di circondarsi di persone che svolgano il famoso ruolo di supporti sociali. Funzione di vitale importanza per le persone da cui dipende in definitiva la loro capacità di affrontare le vicissitudini dell’esistenza, la loro “tenuta” psicologica in termini di benessere e qualità della vita e persino la loro salute.
E resta altrettanto indubbio che lo spazio psichico delle persone non è infinito e quanto più è saturato di update, chat, messaggi, gruppi, eventi, applicazioni e chincaglierie telematiche tanto meno ne rimane per un caffè al bar.
La variabilità delle possibilità in questo senso è però il vero motivo per cui non si può sancire una volta per tutte che la socialità su internet è depauperante o facilitante.
All’interno di un ipotetico continuum osserveremo la massima diversità delle circostanze e delle scelte, modulate incessantemente dalla personalità degli utenti, dai loro scopi e dai loro bisogni.
Nel prossimo post concluderemo queste riflessioni su Facebook, con un cenno ai benefici psicologici di auto-osservazione e auto-conoscenza insiti nella micro-scrittura.
Ho iniziato a chattare circa 12 anni fa, il mio primo impiego mi ha fatto conoscere IRC (Internet Relay Chat) schermi neri e solo testo (a volte) colorato.
La mia "carriera" da informatico è iniziata in un Intenet Point, dopo gli studi, lavoravo su turni non bene precisati...il mio compito era quello di assitere la clientela nella varie postazioni, aiutare le normali operazioni di stampa, salvataggio delle conversazioni, foto, insomma coadiuvare nel lontano 1996 quelle che oggi sono le operazioni normali e banali che si compiono con Internet.
Da allora la chat mi ha fatto "conoscere" davvero molte persone, alcune in seguito si sono legate indissolubilmente in quello che è un sentimento di amicizia davvero sincera, altre scomparse con la stessa facilità con la quale erano comparse.
Oggi Internet completa la mia esistenza, ci lavoro, compro cose, uso servizi essenziali come l'home banking, prenoto viaggi, e continuo a chattare.
Credo che si rischia di "ammalarsi di internet" ed i rapporti sociali veicolati dalle chat diventano un pericoloso alibi, per quelli che, come me, abitano in provincie dove il BAR rappresenta l'unico polo attrattivo.
Una cosa è certa, mi è capitato sempre meno di sedurre persone conosciute di persona e non prima sulla Chat, sarà un caso ?
Condivido le opinioni espresse in questo post, e sono contenta che in mezzo a tanti che si affannano c'è qualcuno che dica qualcosa di diverso e veritiero.
Questo grande affannarsi mi ricorda un poco i guidatori di Roma che corrono come matti, superano come matti, il piede a pigiare con forza il pedale dell'acceleratore e quello del freno subito dopo, per poi trovarsi davanti la macchinetta che andava tranquilla tranquilla e che avevano superato circa 10 Km prima!
Io, da persona socievole che si è trovata a fare un lavoro "asociale", sono convinta che senza la rete sarei piuttosto abbacchiata. ICQ per me sostituisce la stanza dove stai con i colleghi, magari non parli ma sai che sono lì per una battuta o uno scambio rapido di idee...E poi, le amicizie nate qui in rete si sono sempre poi concretizzate in amicizie personali e dirette: per me solo un arricchimento, da tutti i punti di vista.
alle 20:14
annalisa
Condivido i contenuti di questo post e della serie cui appartiene, perciò ti cito con simpatia nel blog collettivo su cui scrivo: http://www.magiadellascrittura.it/
Un saluto.