Conversazioni di psicologia contemporanea
Dopo una tempesta di ricordi, scatenatami dall’incontro con i colleghi del mio liceo su Facebook, ho deciso di parlarvi del reminiscence bump, il picco di reminiscenza.
Fu scoperto dal prof. David Rubin della Duke University più di 30 anni fa e non è altro che una constatazione, dimostrata successivamente in mille altri studi e mai più smentita, che le persone sono in grado di ricordare di più e con maggiore vividezza le cose che sono accadute loro quando avevano dai 15 ai 25 anni.
Nessun altro periodo della vita viene ricordato meglio, a parte i cinque anni che ci sono immediatamente alle spalle per un effetto mnestico chiamato effetto di recenza.
Le ragioni che sono state date per spiegare il reminiscence bump sono sostanzialmente tre.
La prima suggerisce che la maggiore disponibilità di ricordi di quel preciso periodo dipenda dal fatto che il cervello è più attivo a quell’età, lavora di più e più efficientemente e quindi immagazzina meglio le informazioni. Una questione “fisiologica” quindi.
La seconda spiegazione parte dal presupposto che le nuove esperienze determinano memorie più resistenti e l’età che va dai 15 ai 25 anni è un interregno in cui le nuove esperienze abbondano. Il primo bacio, la prima auto, il primo esame, il primo lavoro, il primo trasloco, il primo tutto.
La terza spiegazione è che questo periodo di tempo sia critico nello sviluppo della nostra identità in quanto gli eventi che vi accadono non hanno meramente la caratteristica di essere inediti, ma sono anche psicologicamente importanti, perché ci definiscono come individui, sanciscono il chi siamo e quel che saremo poi.
Nel 1998 Rubin effettuò un esperimento su immigrati in un paese straniero scoprendo che essi avevano un altro reminiscence bump nel periodo immediatamente a ridosso del trasferimento, la qual cosa suggeriva che le due ultime spiegazioni, quella cognitiva e quella identitaria per intenderci, erano corrette.
L’emigrante infatti fa nel nuovo paese esperienze che sono parzialmente nuove, e sicuramente rilevanti per la sua identità.
Recentemente Steve Janssen e colleghi hanno pubblicato uno studio che ripesca invece l’ipotesi fisiologica del miglior funzionamento del cervello in quei famigerati anni.
Hanno chiesto a 1000 persone fra i 16 e i 75 anni di completare un test sui ricordi di eventi non autobiografici, ma storici, rispondendo a domande quali: “In quale città fu ucciso il presidente Kennedy nel 1963?” Oppure “Qual è il nome dell’uragano che ha devastato New Orleans nel 2005?”
Ogni partecipante ha risposto a 30 domande riferibili a tre periodi diversi della sua vita, quando aveva 10 anni, dai 10 ai 25 e dai 25 anni in poi.
Eliminati i dati che potevano essere inquinati dall’effetto di recenza, hanno scoperto che i soggetti di tutte le età ricordavano meglio gli eventi storici occorsi durante la loro adolescenza e la prima giovinezza. Poiché, in media, l’evento non autobiografico non possiede specifiche caratteristiche di novità o importanza individuale, gli autori concludono che tutti gli eventi sono immagazzinati meglio in quel periodo, probabilmente perchè il cervello lavora al suo massimo grado di efficienza.
Naturalmente l’ipotesi biologica è meno romantica, ma gli autori stessi sottolineano il fatto che lo studio effettuato ne sostiene la plausibilità senza poter escludere le altre ipotesi per quanto riguarda le memorie autobiografiche.
In altre parole è possibile certamente che il picco di reminiscenza autobiografico sia favorito e sostenuto da un cervello iper-performante, ma è comunque non smentibile la possibilità che la natura delle informazioni immagazzinate in quegli anni, la loro novità e la loro salienza psicologica contribuiscano a renderne il ricordo indelebile.
Sia quel che sia, ragazzi, è struggente.
Abstract | Reminiscence bump in memory for public events
alle 10:43
Roberto
Articolo interessantissimo,Che bello trovare ogni giorno un articolo così stimolante. ho solo 28 anni quindi dovrei aver passato da poco il mio picco di reminiscenza, tra qualche anno vi dirò se gli studiosi hanno ragione o meno. :)