La strana “conoscenza” dell’altro ai tempi di Facebook.
Pubblicato da Giulietta Capacchione alle 18:30 in Cyber-psicologia
Conoscere qualcuno può voler dire molte cose e non solo in termini di profondità e quantità della conoscenza. Si possono conoscere molte cose di una persona, ma a un grado superficiale di intimità o al contrario poche cose, pochi dettagli, ma molto personali e intimi (mai provato a vedere cosa accade fra perfetti estranei in una chat?)
Ma c’è un altro aspetto della conoscenza che può essere preso in considerazione in questo ragionamento ed è la reciprocità o, potremmo dire, la bidirezionalità: io so di te tanto quanto tu sai di me, in termini di quantità e intimità dell’informazione?
Sui social network si può sperimentare il caso di una totale asimmetria della conoscenza: una persona può sapere moltissimo di me senza che io sappia altrettanto di lei, fino all’estremo di non conoscerla affatto.
Questo dipende da quello che io rendo disponibile sulla mia vita, dall’intensità con cui l’altro si occupa del mio profilo e dalla opposta mancanza di attenzione che io pongo alla sua persona, digitale e non.
Questo tipo di “relazioni” si definiscono parasociali e non sono esclusive dei social network. Anche un blogger può essere l’oggetto privilegiato dell’attenzione di tanti che rimangono ai suoi occhi totalmente ignoti. Ed è sempre sorprendente scoprire che qualcuno “ti conosce” in questo modo, che la tua “persona digitale” ti precede (e ti sostituisce) nello spazio psichico di altri individui di cui non sai neppure, talvolta, il nome.
Si può affermare che questi sconosciuti ti “conoscono”?
Senz’altro sanno chi sei, ma cosa sanno di te?
Quello che vuoi che sappiano certo, ma la privacy è un concetto da rivedere completamente ai tempi di Facebook perché va trovato un nuovo e inedito compromesso fra quello che vuoi e puoi rendere noto e le necessità intrinseche della partecipazione al network.
Un profilo completamente privato equivale alla non partecipazione, il disinteresse all’aggiornamento della propria pagina si traduce in un oblio all’interno del sistema e a un progressivo allontanamento alla periferia del nodo, con la perdita dei vantaggi insiti nell’appartenenza.
Una partecipazione sciatta e svogliata non solo esclude, ma restituisce un’immagine non desiderabile di sé, elemento sgradito in un mondo dove la tua persona digitale sei tu e tu sei la tua persona digitale.
Anche un profilo senza foto dà noia, perché viola le regole dell’iper-presenza, così come dà una cattiva impressione un profilo povero di contenuti.
Se non ci sei, o non ci sei al meglio, non esisti per un social network.
E’ una cosa simile alla delusione che proviamo quando non troviamo qualcuno su google. Se non c’è, è come se non avesse fatto niente di buono o veramente degno nella sua vita!
Mai sperimentato questo? :)
Certe volte mi sono imposta di pensare che Tizio o Caio possano essere persone di valore anche se non sono individuabili su internet, ma che fatica scacciare il pensiero che "se non sono su internet non hanno capito niente del mondo che stiamo vivendo!"...:)
Difendere la propria privacy si può, anche senza uscire dal network, permettendo la visione del proprio profilo solo agli amici e scegliendosi questi amici con criterio.
Ma anche qui, che significa “amico” su Facebook? Tutto e il contrario di tutto.
Non accettare una richiesta di amicizia viola la regola implicita del villaggio e si carica di significati di rifiuto quasi incomprensibili: “perché non vuole essere mio “amico”? Se “amico” sul network significa che ci siamo incontrati tre anni fa al mare, perché non posso essere suo “amico”? Se leggo il suo blog e lo stimo posso ben essere suo “amico”!
E a nulla vale l’obiezione del “io non ti conosco”.
Ai tempi delle relazioni parasociali è sufficiente che mi conosci tu.
[continua]
Articoli precedenti | Twitter, Facebook: irresistibilità della microinformazione in tempo reale
Facebook: il rovescio oscuro della medaglia







1. Marcello, Giovedì 11 Settembre 2008 ore 16:57
Mi sto appassionando a questi articoli su Facebook e dintorni, complimenti e buon lavoro!
2. nurela, Lunedì 15 Settembre 2008 ore 20:24
siete semplicemente geniali,
vi seguo sempre !
congratulations !!!
ed anch'io ho un blog ma non vi lascio il link ;)
3. Giulietta, Lunedì 15 Settembre 2008 ore 21:55
"Siete"? Guarda caro Nurela che qui la baracca la manda avanti una persona sola, che sarei io. :)
Grazie, comunque! Troppo gentile.
4. Nurela, Lunedì 29 Settembre 2008 ore 22:41
Guarda cara Giulietta che io sono una Lei !!! ^^
eheh...
cmq...
perdono....
sei una grandeeee !
così va meglio??
in bocca al lupo x tutto !
5. Giulietta, Lunedì 29 Settembre 2008 ore 23:50
Ops che casotto. Tu mi prendi per un gruppo e io ti scambio per un maschio! :D
6. ViolaVic, Mercoledì 8 Ottobre 2008 ore 13:38
Cara Giulietta diffonderò il tuo articolo a tutti i miei amici drogati di social network. La questione in effetti è spinosa e controversa.
Perchè c'è quats asmania di aggiungere anche persone che quando si incontrano per strada nemmeno si salutano? Non staremo progressivamente sostituendo la nostra esistenza reale con quella virtuale senza rendercene nemmeno conto?
7. francesco, Giovedì 30 Ottobre 2008 ore 23:25
complimenti un'ottima analisi... erano belli i tempi in cui il palcoscenico delle amicizie era la piazza e la commedia si svolgeva mettendo in gioco tutto il nostro essere... magari con qualche maschera, ma poi andati via dalla piazza, chiuso il sipario restava sempre qualcosa... io per fortuna mi ricordo le cabine telefoniche, il vinile e la lettere che ci si scriveva coi gli amici dell'estate... le cabine, il vinile e le lettere sono sparite... ma quegli amici ancora sono presenti nella mia vita... Vabbè sì lo confesso, ora ci sente anche via mail... :-)